Ottaviano, un capitello per la storia della città

Ritrovato negli anni Ottanta durante i lavori per la costruzione di una scuola, apparteneva a un importante edificio e è riccamente decorato

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Dopo sette anni che il cosiddetto “Capitello dell’Imperatore” si trova in bella mostra nel Museo Archeologico di Nola, non si sono ancora fatti i necessari saggi per portare alla luce la Villa, o il Tempio, sotto la cui cenere e nel cui perimetro si rinvenne il prezioso reperto.



Se a questo si aggiunge che non è stato ancora e nemmeno imposto il vincolo archeologico, peraltro chiesto a gran voce dai comitati, per un’area nella quale abitazioni e capannoni crescono come funghi, allora ben si comprende quanto poco valore si da a territori che ancora oggi nascondano pezzi di storia più unica che rara.

La spinta a effettuare indagini per saperne di più sull’importante reperto arriva tanto dai cittadini ottavianesi quanto dalle locali associazioni culturali. Il manufatto marmoreo venne ritrovato nel corso degli anni Ottanta, durante gli scavi effettuati per realizzare un edificio scolastico in cui sarebbe stata ospitata una scuola primaria. La struttura sarebbe sorta in località “Albertini”,  al confine tra Ottaviano e Piazzolla  di Nola.

Il Capitello nel suo registro inferiore è rivestito da foglie di acanto; nel registro superiore, invece, risalta una stupenda decorazione arricchita con rosette e fiori d’abaco, che racchiudono un bottone centrale. Insomma, secondo gli archeologi della Soprintendenza archeologica Campana quel capitello, che per diverse settimane è stato in bella mostra al museo archeologico di Nola, sarebbe apparterrebbe al colonnato di un maestoso edificio pubblico o religioso, forse un tempio, databile alla prima età imperiale, ovvero dopo l’anno 27 avanti Cristo, data in cui Ottaviano venne proclamato imperatore.

Quanto esatte siano le ipotesi avanzate dagli esperti si saprà solo allorché l’area di provenienza sarà indagata e verranno portati alla luce tutti gli elementi  necessari per  la  corretta datazione del manufatto.

Romilda Barbato