Castellammare, ancora ritardi per i gazebo: Pasqua a rischio per i commercianti

Sono stati smontati alla fine di gennaio e non sono stati più montati. Il nuovo regolamento non è stato ancora approvato dalla Soprintendenza di Pompei e si rischia seriamente di incrementare i ritardi

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Sono stati smontati alla fine di gennaio e non sono stati più ricollocati. Il nuovo regolamento non è stato ancora approvato dalla Soprintendenza di Pompei e si rischia seriamente di incrementare i ritardi. E’ gravosa la questione dei gazebo a Castellammare con i commercianti che sono sul piede di guerra per i danni economici che potranno subire con l’arrivo di Pasqua. Infatti, storicamente, nella città stabiese si registra l’arrivo di un numero considerevole di turisti soprattutto nel giorno del lunedì dell’angelo che non potranno essere accolti negli esercizi commerciali.

I bar, specialmente quelli del lungomare, hanno investito nell’installazione dei dehors soprattutto durante le festività natalizie. Avevano ricevuto la garanzia dall’ex amministrazione Pannullo che il nuovo regolamento sarebbe entrato in vigore entro la fine di gennaio. Così non è stato tanto che gli imprenditori hanno dovuto smontare nuovamente il tutto in attesa dell’ok definitivo. I ritardi sono stati accumulati a causa della mancata approvazione della Soprintendenza che non ha espresso ancora il parere positivo all’installazione dei gazebo.

Il nuovo regolamento, secondo quanto previsto dall’amministrazione Pannullo, darà permessi alle attività commerciali per una durata massima di dieci anni. In base al contratto che l’attività commerciale firmerà con il Comune di Castellammare, saranno istituite diverse convenzioni. Si tratta di un regolamento necessario anche perchè per anni i commercianti hanno dovuto lavorare nella totale illegalità. Ma i ritardi delle ultime settimane potrebbero provocare un danno economico senza precedenti con il licenziamento di alcuni dipendenti stagionali. E dopo la chiusura dell’Hotel Stabia, Castellammare potrebbe andare incontro ad una nuova crisi occupazionale.