Terme di Stabia, ancora ritardi per il bando di privatizzazione: sarà pubblicato il 16 marzo?

Il Commissario Prefettizio, Gaetano Cupello, ha già spiegato ai sindacati che all'interno del bando non sarà inserita la tanto attesa clausola sociale per salvaguardare gli ex dipendenti

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Il 16 marzo dovrebbe essere pubblicato il bando di privatizzazione delle Terme di Stabia, la seconda fase della road map inaugurata dall’amministrazione sfiduciata di Toni Pannullo. Ci sono stati alcuni ritardi nei giorni scorsi considerato che la procedura doveva partire il 10 marzo. Secondo quanto emerge dagli uffici di Palazzo Farnese, ormai è tutto pronto dopo aver terminato anche le ultime modifiche. Saranno privatizzate le Vecchie e le Nuove Terme ma anche l’Hotel e Caserma Cristallina (quest’ultime vittime dei vandali negli anni scorsi).

Il Commissario Prefettizio, Gaetano Cupello, ha già spiegato ai sindacati che all’interno del bando non sarà inserita la tanto attesa clausola sociale per salvaguardare gli ex dipendenti. “E’ fuori legge” ha spiegato ad alcuni rappresentanti nei giorni scorsi in Comune. Una delegazione dei termali, pochi giorni dopo la sfiducia di Pannullo, hanno incontrato i commissari proprio per chiedere l’inserimento della clausola ma è stato tutto vano. Gli ex lavoratori, quindi, saranno esclusi dal processo di privatizzazione.

Le polemiche

Questa decisione ha provocato un duro scontro nella Cisl tra Carrillo e Vitagliano (con il primo che ha rassegnato le sue dimissioni) e anche il duro attacco di Antonio Pannullo. L’ex sindaco aveva promesso agli ex dipendenti termali l’introduzione della clausola sociale all’interno del bando ma la sfiducia nei suoi confronti ha complicato i piani. “E’ colpa dei consiglieri che hanno deciso di mandare a casa l’amministrazione” ha spiegato l’ex sindaco. Infatti, tramite alcune decisioni politiche, secondo i Dem era possibile salvare i termali.

Non sono dello stesso avviso i consiglieri comunali uscenti di centrodestra che hanno chiesto più volte di sospendere il bando almeno fino all’insediamento della prossima amministrazione. Cimmino, Ungaro, D’Apice, per salvaguardare gli ex dipendenti, avevano proposto uno stop momentaneo scatenando la controffensiva di Pannullo e di gran parte dei suoi fedelissimi.