Ottaviano, 268 chiusa: ingorghi monstre nella viabilità cittadina

Solo promesse e basta. La penultima volta che l'Anas ha comunicato l'apertura della “268” data a nove dicembre 2017. L’ultima, è di ieri

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Ottaviano. Chiacchiere. Solo chiacchiere. Da quasi quattro a oggi le parole e le assicurazioni che la “268”, la Strada Statale del Vesuvio, quella che collega le cittadine a sud del vulcano con l’area nord, sarebbe stata riaperta alla viabilità, sono rimaste tali: assicurazioni e basta. I fatti, la riapertura, stanno ancora fermi al palo. E, se di riaprire al traffico tra Ottaviano e Somma Vesuviana, in direzione Napoli, non se ne parla, la beffa della entrata in funzione del tratto tra Somma Vesuviana e Ottaviano, in direzione Angri, è stata servita sul “vassoio delle zeppole”: il 19 marzo, era la data in cui si sarebbe dovuta ridare l’ok alla percorribilità della superstrada. Invece, niente.





E, i disagi tra chi usava la statale per recarsi ai luoghi di lavoro, aumentano giorno dopo giorno. Promesse. Solo promesse e basta. La penultima volta che l’Anas ha comunicato l’apertura della “268” data a nove dicembre 2017. L’ultima, è di ieri, appunto festività di San Giuseppe. Da allora non si hanno più notizie. E la protesta sale. I sindaci di Ottaviano e Somma Vesuviana hanno le strade cittadine invase da migliaia di mezzi pesanti, tutti i giorni. Lo stress accumulato dal manto stradale sotto l’azione dei pneumatici ha fatto diventare le strade come un colabrodo, con fossi, buche e cedimenti che coprono la viabilità dell’area a macchia di leopardo. Il problema vero, dicono gli esperti, nasce nei pressi del passaggio a livello della Circumvesuviana di via San Domenico.




Là, la corsia diventa unica anche per le auto, figurarsi quando si incrociano due autotreni. Allora, il traffico impazzisce e, letteralmente, si paralizza. La preoccupazione di un pesantissimo stop alla circolazione proprio in coincidenza con la festività patronale di San Michele, l’otto maggio, quando arrivano a Ottaviano in migliaia di persone anche da altre Regioni, è reale. Da qui l’appello di amministratori, associazioni e cittadini, che chiedono all’Anas l’impegno ad aprire questo tratto e evitare che si trasformi in una nuova “fabbrica di San Pietro” come gli ottavianesi ormai chiamano quei lavori che durano da troppo tempo e per i quali non si intravede la fine.

Romilda Barbato