Pompei, dopo decenni si scava una nuova area della città antica – FOTO

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«Si torna a scavare su vasta scala a Pompei, ma soprattutto con l’impiego di strumenti di nuova tecnologia messi al servizio dell’archeologia (dal drone al georadar) e il supporto di un team interdisciplinare», dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei. Un intervento esteso per oltre 1000 m2, il cosiddetto “cuneo” posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nella più grande azione di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, circa 22 ettari.




Messi in sicurezza oltre 2,5 km di muri antichi, mentre l’area non scavata sarà oggetto di una mitigazione del rischio idrogeologico. Così verrà assicurato un adeguato drenaggio del suolo per ridurre la spinta del terreno sui muri, particolarmente insistente nel periodo delle piogge.

L’intervento globale durerà circa due anni per un valore di 8,5 milioni di euro. Costi che rientrano nel Grande Progetto Pompei. I lavori procederanno per sottocantieri per garantire la fruibilità del sito.
Emersa al momento, accanto alla Casa della Soffitta, un’area aperta, probabilmente destinata a giardino, ma saranno le indagini e analisi paleobotaniche a definire la sua funzione. Nell’angolo sud-orientale già sono affiorate alcune anfore, ma tipologia e contenuto sono ancora sconosciuti.

Poco oltre, invece, sta prendendo forma il vicolo che da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano.




Nel Vicolo delle Nozze d’Argento stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

Del tutto inatteso il gran numero di reperti rinvenuti finora; antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, pezzi di anfore e mattoni bollati. Oggetti ritrovati nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle vicinanze.
A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi.

Un aspetto inatteso delle indagini archeologiche finora condotte è stato il rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati.

«Oltre ai tecnici della conservazione, – continua Osanna – anche vulcanologi, paleobotanici, antropologi e archeozoologi. Questo confronto costante di professionalità consentirà di documentare in modo approfondito ogni fase di scavo e comprendere tutti gli aspetti che contribuiscono alla ricostruzione della vita e del paesaggio vesuviano al 79 d.C..

La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici. Oggi si sta procedendo in maniera radicale al consolidamento dei fronti e all’individuazione di una soluzione definitiva al problema dell’acqua che si accumula nei terreni. Entro il 2019 l’area archeologica di Pompei sarà interamente consolidata».

«L’ intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo e mitigazione del rischio idrogeologico delle regiones I III IX IV V del sito archeologico rimane uno degli ultimi cantieri avviati nell’ambito del Grande Progetto Pompei – spiega il neo Direttore Generale Mauro Cipolletta – con copertura comunitaria, bandito ad agosto 2015 e aggiudicato nel maggio 2016. Si tratta di uno degli interventi facenti parte del Piano delle Opere del GPP finanziariamente più rilevanti che si concluderà presumibilmente entro maggio 2019 e comunque nei termini di chiusura del PON 2017-2020. Nonostante la complessa articolazione del cantiere, la Direzione Generale di Progetto in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei assicurerà il pieno rispetto del Protocollo di Legalità, attraverso i controlli degli accessi e dei pagamenti ed il costante monitoraggio dei flussi finanziari tra tutti i soggetti interni alla filiera, supportando il lavoro del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il riversamento dei dati acquisiti nel sistema informatico Monitoraggio delle Grandi Opere.»