Si è lanciato con la sua auto lo scorso 26 marzo in piazza Bartolo Longo. La sua corsa è stata interrotta dalle protezioni in cemento che proteggono l’ingresso nel piazzale antistante il Santuario di Pompei. Un algerino di 22 anni, Othman Jridi, già espulso dalla Francia, dopo essere stato arrestato, è finito ora nel mirino dell’antiterrorismo.


Nella giornata di ieri, presso il Tribunale di Torre Annunziata, è andata in scena l’udienza per la convalida del fermo (il giovane aveva rubato l’auto con la quale si era lanciato in piazza). In aula, al momento del processo, avrebbe recitato alcune preghiere in arabo e soprattutto alcune rivolte ad Allah. Per sua sfortuna, il giudice che doveva decidere sul suo futuro, Fernanda Iannone, era un’esperta di terrorismo internazionale (ha scritto anche alcuni libri sui foreign fighters) ed ha riconosciuto alcune di quelle litanie come “estremiste”. E’ stato processato con rito direttissimo subendo la condanna di due anni e quattro mesi. I fascicoli sul giovane sono stati inviati alla Procura di Napoli.

I collegamenti con i jihadisti

Othman Jridi è rinchiuso nel carcere di Poggioreale in attesa di ulteriori novità sul suo futuro. Fin dal momento dell’arresto, il giovane algerino ha dichiarato di non ricordare nulla avendo assunto diverse medicine e anche dell’alcool prima di compiere il gesto che avrebbe potuto provocare decine di morti. E’ questo il primo collegamento con i diversi foreign fighters: spesso prima degli attacchi fanno uso di sostanze stupefacenti per non provare emozioni durante i massacri.

Allo stesso tempo, la tecnica usata ricorda quella degli attentati di Nizza o Parigi. Un’auto, o un camion, a tutta velocità sui turisti e sui semplici cittadini. A confermare questa tesi è anche l’importanza del luogo: il Santuario di Pompei è un’icona della cristianità mondiale e da tempo è tenuto sotto osservazione dalle forze dell’ordine per possibili attacchi terroristici.


Ultimo punto, e non meno importante, riguarda invece le preghiere in arabo e il chiaro riferimento ad Allah. Sono diverse le ipotesi che quindi portano dritte ad un possibile affiliato dell’Isis nel territorio vesuviano. L’uomo risiedeva a San Giuseppe Vesuviano anche se non ha ancora indicato ai carabinieri l’indirizzo esatto.

Il tentativo di sviare le indagini

A complicare la sua posizione è anche la bugia che ha raccontato ai militari. Quest’ultimi, infatti, lo hanno accompagnato nella piccola cittadina del napoletano per poter essere condotti a casa sua ma il 22enne ha tentato di sviare le indagini. Li ha accompagnati nei pressi dell’abitazione di un marocchino, totalmente ignaro alla vicenda, che conosceva a stento. Othman Jridi ha provato a convincerlo in arabo (sicuro del fatto che non sarebbe stato compreso) di dire ai carabinieri che erano conviventi da tempo ma il giovane, per paura e per difendersi, ha raccontato tutto ai militari. Nonostante ciò, è stata portata a termine una perquisizione senza successo.

Un mistero

E’ un vero e proprio mistero quindi il caso di Othman Jridi. A Pompei intanto sale l’allerta anche dopo gli ultimi arresti in tutta Italia di questa settimana. In attesa di conoscere l’esatta verità sul giovane algerino, saranno incrementati i controlli nel comprensorio napoletano così come anche in molte altre città italiane.

Gennaro Esposito