Torre Annunziata, ecco perché è crollato il palazzo di Rampa Nunziante

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La demolizione di tramezzi divisori nell’appartamento al secondo piano la causa del crollo della palazzina a Torre Annunziata. E’ quanto emerge dalla consulenza tecnica redatta dai professori Nicola Augenti e Andrea Prota. Gerardo Velotto, l’architetto Massimiliano Bonzani, responsabile di fatto dei lavori, e l’operaio Pasquale Cosenza avevano eliminato il tramezzo divisorio presente in adiacenza alla trave emergente in cemento armato.





L’intervento aveva comportato il sovraccarico e conseguente indebolimento del maschio murario al secondo piano, privato in più punti di pietre di tufo, cagionando lo schiacciamento dei maschi che costituivano il muro perimetrale rivolto verso la ferrovia.
Il crollo era stato preceduto da lesioni lungo i paramenti e nello spessore dei maschi murari, ma nonostante l’evidente stato di dissesto del fabbricato gli architetti Massimiliano Bonzani, Giacomo Cuccurullo (rimasto vittima) e Aniello Manzo avevano utilizzato rimedi chiaramente insufficienti, quali isolati puntelli metallici e “spallette” di mattoni pieni. I tre, sottovalutando i tempestivi segnali di cedimento, non avevano nemmeno fatto disporre lo sgombero del fabbricato segnalando la situazione ai vigili del fuoco.

Diversi condomini, nei giorni precedenti la tragedia, avevano segnalato all’amministratore Roberto Cuomo l’esecuzione di lavori con un martello pneumatico per diverse ore del giorno. Cuomo, a conoscenza dell’illegittimità delle operazioni, non aveva chiesto a Gerardo Velotto l’esibizione dei titoli abilitativi né aveva controllato la loro portata, adottando così i necessari provvedimenti a tutela dei condomini.

In seguito alla consulenza del professor Alberto Coppola, è stato accertato che anche l’illegittimità dei lavori al primo piano che, però, non hanno causato il cedimento dello stabile.

Roberta Miele