Torre Annunziata, fiume Sarno. «No alla seconda foce. Sì ad una soluzione alternativa»

Il consiglio è terminato con l’approvazione dell’ordine del giorno che prevede l’impegno dell’amministrazione comunale «a richiedere l’istituzione di un tavolo tecnico-istituzionale» per approfondire «in maniera urgente ed indifferibile la riprogrammazione» del GPS

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Si è concluso con l’impegno di riprogrammare Grande Progetto Sarno il monotematico di stamane a Torre Annunziata. Alla seduta straordinaria in forma aperta hanno partecipato anche la senatrice Virginia La Mura, la consigliera regionale Marì Muscarà, cittadini, associazioni e movimenti.

Richiesta dal Comitato Gente del Sarno, l’assise è stata convocata su iniziativa delle opposizioni. Numerosi gli interventi, tutti tesi ad un sostanziale “no” alla seconda foce del Sarno e alla possibilità di proporre un piano alternativo.

Gli interventi

«Spero in una soluzione per il bene comune di Torre Annunziata e di tutto il bacino idrografico», ha auspicato il sindaco Vincenzo Ascione, il primo a prendere la parola. «Dopo le ultime esondazioni a Scafati, il presidente De Luca ha annunciato la partenza immediata dei lavori, in particolare del lotto 1, ossia la seconda foce e la riqualificazione. In seguito alle sue affermazioni, gli ho ricordato la sua promessa di una soluzione alternativa e con una delibera di giunta l’amministrazione oplontina ha approvato la proposta dell’associazione Il Golfo delle Meraviglie, che non prevede il secondo sbocco, ma una rinaturalizzazione dello Stagnone».

Gli ha fatto eco la consigliera Maria Longobardi che ritiene di «supportare il piano presentato». «Il GPS rappresenterebbe un addio al turismo, oltre che un disastro per il territorio», hanno ammonito i consiglieri Salvatore Solimeno e Giuseppe Raiola.
«Andate a vedere cosa c’è nella vasca di Pianillo a Poggiomarino e vi renderete conto di quanto sia inquinato il Sarno», è l’invito di Pierpaolo Telese e di Ciro Alfieri, che pochi giorni hanno effettuato un sopralluogo per verificare le reali condizioni del fiume.

«Il nostro non è un “no” a prescindere. – ha spiegato l’esponente di Sepofà – Ma la prima foce già sversa liquami di ogni genere, la seconda sarebbe solo una nuova bomba ecologica. La questione ambientale a Rovigliano dovrebbe diventare un caso nazionale come Taranto e Bagnoli per il livello di inquinamento causato da anni di insediamenti metallurgici. Sforziamoci per trovare una soluzione tutti insieme trasformando quella che allo stato attuale è una punizione per il territorio, in un’occasione di rilancio».

La rivalutazione delle scelte politiche passate. È quanto chiesto da Ciro Alfieri. «Noi siamo contro la seconda foce, ma prima ancora vogliamo ridare al Sarno la sua funzione storica di raccolta delle acque piovane, non di veleni. È il momento di alzare la voce, De Luca in campagna elettorale prometteva soluzioni condivise, ma nel frattempo mandava avanti il progetto così com’era».

Un fronte comune è stato auspicato da Muscarà e La Mura per mettere a sistema tutte le competenze regionali e parlamentari sul tema. Per la senatrice «i 39 comuni devono intraprendere un’azione condivisa per poter progettare opere sostenibili, partendo dal disinquinamento. Un’economia green, di piccoli e grandi lavori basati su nuove tecnologie a basso impatto ambientale ridarebbe al bacino il suo valore anche produttivo. Con il GPS, invece, si dovranno distruggere 90 ettari di terreno attualmente coltivato con prodotti tipici».

L’approvazione dell’odg

Il consiglio è terminato con l’approvazione dell’ordine del giorno che prevede l’impegno dell’amministrazione comunale «a richiedere l’istituzione di un tavolo tecnico-istituzionale» per approfondire «in maniera urgente ed indifferibile la riprogrammazione» del GPS e, in particolare, le possibili soluzioni alternative e migliorative rispetto a quanto previsto dal lotto 1; la convocazione di una riunione congiunta con tutti i sindaci del bacino idrografico; il rilancio del disinquinamento a tutela della salute pubblica e la promozione della partecipazione attiva i cittadini e comitati».

Roberta Miele