L’ex Cavaliere e Matteo Salvini alla resa dei conti?

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Di esperienza politica ne ha da vendere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Deputato dal 1983 al 2008, più volte ministro eppoi giudice costituzionale. Tipo calmo, spesso imperscrutabile l’attuale inquilino del Colle ma dalle radicate passioni politiche. Gli ex democristiani ricordano le battaglie che intraprese contro Rocco Buttiglione quando questi si candidò alla segreteria del Partito popolare, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli. Eppoi, una volta che Buttiglione fu eletto segretario del partito,  il fermo “no” all’ipotesi –  un “vero incubo irrazionale” – che Forza Italia potesse entrare a far parte del Partito Popolare Europeo, appellando il segretario “el general golpista Roquito Butillone…”. Mattarella si dimise dalla direzione del giornale del Ppi, “Il popolo”, quando il segretario del partito cominciò a perseguire un’alleanza con il Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi. Va ricordata la scelta dell’attuale presidente della Repubblica d’impegnarsi in politica dopo la barbara uccisione, ad opera della mafia, nel 1980, del fratello Piersanti, presidente della Regione Siciliana.


Un personaggio dalla storia appena sommariamente descritta si può immaginare come stia vivendo l’attuale momento politico. No, non ha nessuna intenzione d’imitare il suo predecessore Giorgio Napolitano con l’individuazione di presidenti del Consiglio alla Monti. Sono i partiti che devono fare le loro scelte, senza che il capo dello Stato interferisca minimamente.

Di giorni ne sono passati dal 4 marzo data in cui si votò. L’Italia, con tutti i problemi che ha, non può più restare senza un governo che governi. Tra i 28 Paesi dell’Ue il nostro ha la crescita più bassa. Si prevede per il 2019 solo il +1,2%, dopo il +1,5% previsto per quest’anno. Siamo a pari merito con il Regno Unito che però è alle prese con le trattative per la Brexit. Fino all’ultimo il capo  dello Stato spererà in un governo, al di là delle formule, che possa sedersi a Palazzo Chigi in pianta stabile. Farà tutto quanto è nelle sue possibilità perché ciò accada. Solo in extremis manderà tutti a casa per il ritorno alle urne.

I leader che hanno vinto le elezioni continuano a fare campagna elettorale. A sentirli a volte viene un sospetto: ma hanno intenzione di governare? C’è chi pensa che il ritorno alle urne possa far gioco ai propri interessi di parte. Non è detto però. Gli elettori difronte alla paralisi del Paese, che si avverte anche nelle piccole cose della vita quotidiana, possono cambiare gli orientamenti espressi solo qualche mese addietro. Eppoi ci sarà l’irrobustimento dell’esercito dei non votanti, un vero pericolo per la democrazia.

Sulla linea del “fuori gioco” Luigi Di Maio manda a Matteo Salvini un’altra ipotesi d’intesa: presidente del Consiglio individuato di comune accordo, ma l’ex Cav. comunque non può entrare in partita. Proposta simile già avanzata all’inizio della trattativa? Forse, ma le idee di percorso vanno valutate in base ai tempi in cui vengono fatte. Una cosa era ieri, un’altra oggi con Mattarella pronto a scendere in campo, come abbiamo visto, suo malgrado. L’inquilino del Colle potrebbe varare un “governo del presidente” per la preparazione della legge di stabilità ed evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva dal 22 al 25%, come vuole l’Europa, in assenza di manovre correttive. In tal modo si tornerebbe al voto nella primavera del 2019. Percorso questo che non viene preso assolutamente in considerazione da Salvini e Di Maio: “o esecutivo politico o si torna al voto”.

Le notizie che trapelano dagli incontri tra Berlusconi, Meloni e Salvini parlano di dissidi seri tra il presidente di Forza Italia e la Lega. Salvini l’ipotesi all’ultimo secondo di Di Maio di un governo 5Stelle- Lega non la scarta a priori in nome della lealtà alla coalizione di centro-destra. Il pragmatismo lo porta a ritenere che gli italiani, nella situazione altamente a rischio in cui si trova il Paese, non capirebbero un ritorno immediato alle urne. Ovviamente Berlusconi non può accettare un’esclusione del genere. C’è chi però tra i suoi non si scandalizza per la nascita di un governo Grillini-Carroccio senza Forza Italia. Più pericoloso andare subito alle urne con la possibilità che l’alleato destrosso assorba un mare di voti da Fi.

Non c’è più tempo per giri di valzer. O si concretizza immediatamente un governo dei vincitori delle elezioni o Mattarella suo malgrado dovrà decidere il da farsi.

Elia Fiorillo