“Overamente” sbagliato… povera Lingua napoletana

Nella terra del napoletano, patrimonio Unesco, un manifesto con una frase sbagliata, orrenda e senza senso

1328

Napoli è certamente la patria della pizza, del casatiello, della pastiera, di tantissimi piatti e dolci famosi in tutto il mondo, ed è sicuramente la patria del buon caffè.


E fin qui ci siamo. Ma Napoli, e come potrebbe essere diverso, è la patria anche della “lingua” napoletana. E voi mi direte: “Certo!”

E allora chi mi spiega il perché di una imbarazzante campagna pubblicitaria che ha aggredito Partenope da qualche settimana? Quale? Quella del caffè pubblicizzato dal buon Cannavacciulo! Lo chef, più di ogni altro simbolo della buona cucina, anche napoletana dato che in un altro noto spot televisivo addirittura ci porta il mare di Napoli nel piatto, è testimonial di una rampante marca di cialde del bruno nettare.

“E allora?” chiederete. Ma perchè nella patria del caffè e della lingua napoletana mi sono imbattuto in un intero palazzo tappezzato dal faccione del buon Antonino che sorbendo, con un sorriso sornione, una tazzina di caffè esclamerebbe: “… è buono ‘o vèr’”.

È buono ‘o vèr’? E che lingua è? “Vèr”, in napoletano, che vuol dire?

Sì, direte voi, abbiamo capito! Vorrebbe invitarci ad assaggiarlo il caffè e ci garantisce che è “buono davvero”. D’accordo! Lo abbiamo capito, ma a Napoli, parlando del caffè, non si poteva provare a scrivere lo slogan nella lingua di Di Giacomo, di Eduardo, di Totò e chi più ne ricorda, più ne metta? Di chi la colpa di questa mazzata a morte al nobile idioma partenopeo?

Mi direte “… magari scrivendolo giusto, i napoletani non lo capivano nemmeno”. Non sono d’accordo e soprattutto perché non voglio proprio pensare che i napoletani non capiscano ed amino la loro lingua. Forse a determinare l’obbrobrioso ’o vèr’ potrebbe essere stata la malattia del secolo, i messaggini da social, nei quali quasi tutti scriviamo come si pronuncia e non come andrebbe correttamente scritto.

Non lo so. So solo che per me è stato un colpo, ben assestato, allo stomaco. Volevo anche fotografarne uno ma poi ho lasciato andare l’idea. Ma il “tormento” interiore non si placava. E così non sapendo se arrabbiarmi o riderne mi sono posto il problema linguistico: ma come si scriverà correttamente quanto volevano comunicare i, poco avvezzi alla “lingua”, pubblicitari che hanno ideato la campagna?

Di primo istinto ho subito pensato: “… è buono overo”, poi ho deciso: contatto Carlo. Chi è Carlo? Giornalista, scrittore e linguista, esperto proprio della lingua di Partenope. A sostegno di quanto dico, Carlo Avvisati ha numerosi pubblicazioni in vernacolo e articoli anche sul nostro giornale.

All’amico Carlo, non dicendogli i particolari delle mie lucubrazioni linguistiche, gli ho chiesto: “Mi traduci in napoletano la frase: è buono davvero”? E lui: “E’ buono overamente” oppure “è overamente buono” e poi ha aggiunto: “Ci potrebbe stare anche ‘Uanema. Na cosa grande!’, ma anche ‘addavero’ che è più arcaico. Non pago, perché sfrocoliato su ciò che lo appassiona “overamente”, mi ha anche spiegato il perché delle sue traduzioni: “Overo significa ‘vero’ nel senso di ‘certo’, mentre ‘overamente’ significa proprio ‘davvero’.

Insomma, la frase che tappezza Napoli e provincia nonché il web è sbagliata, orrenda e senza senso. Del resto, “overamente” o anche “overo” sarebbero stati ampiamente comprensibili, mentre resta ancora oscuro il significato di ’o vèr’.

Il perché di tutto questo sproloquio per un manifesto, per una pubblicità? Uno sproloquio che rischia addirittura di dare più eco alla campagna pubblicitaria stessa? E che ne so’. A me è rimasto il fastidio e  l’inaccettabile riflessione che nella patria della lingua napoletana, patrimonio dell’umanità, celebrata da poeti scrittori e cantanti, conosciuta in tutto il mondo, non si può sfregiarla in maniera tanto infantile e maleducata. Magari, ed è solo un consiglio, per la prossima volta interpellare un esperto penso sia ‘o vèr’ un’ipotesi da non scartare.

Gennaro Cirillo