Torre Annunziata, Cmo: 70 licenziamenti. «Chi ha vinto in questa vicenda?»

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CMO CONFERENZA TORRE ANNUNZIATASettanta licenziamenti al Cmo a Torre Annunziata. È la decisione presa dai vertici del centro in seguito al rigetto della richiesta di dissequestro della struttura che ospita la medicina nucleare. La rinuncia alla branca comporta conseguenze per tutta l’attività aziendale.

«Negli ultimi giorni, dopo aver abbandonato ogni speranza di poter riaprire il reparto, ci siamo interrogati sulla possibilità di salvare il resto dell’azienda, o in alternativa far decadere tutto. Dopo aver eliminato tutti i costi possibili, è emersa una necessità irreversibile. Oggi l’azienda è in esubero di circa 70 unità lavorative su 140. Pertanto saranno avviate nei prossimi giorni tutte le procedure previste dalla legge per poter addivenire ad una soluzione che tuteli tutti i dipendenti allo stesso modo», spiega Luigi Marulo alla conferenza stampa tenutasi stamattina. «Oltre 200 posti di lavoro (tra dipendenti e collaboratori), oltre 150.000 pazienti l’anno, di cui il 15-20% proveniente da altre regioni di Italia, per 800.000 prestazioni sanitarie, in totale controtendenza rispetto al trend di migrazione sanitaria. Il CMO è infatti una delle poche realtà campane che contribuisce alla migrazione sanitaria attiva, in una Regione dove il saldo di migrazione sanitaria raggiunge un passivo di quasi 300 milioni di Euro l’anno.
Non abbiamo potuto eludere alcune amare domande: è il caso di proseguire nell’impegno in questo territorio? Sarebbe opportuno trasferire tutto? Non ci conviene vendere quanto finora realizzato? Sapremo risponderci nei prossimi mesi. Andiamo avanti con determinazione con ciò che resta delle nostre aziende, ma faremo il possibile per trovare risposte a questi quesiti, che ci assillano quotidianamente. Purtroppo ci siamo resi conto che non tutte le categorie sociali non sono pronte al nostro concetto di “impresa sociale”, ossia di impresa a disposizione della società, o forse siamo noi a non essere adeguati per questo territorio. Resta una domanda: chi ha vinto in questa vicenda?», conclude Marulo.

Quattro le contestazioni, definite «banali» dall’architetto Alberto Coppola, che hanno determinato il sequestro dell’edificio. Una pensilina in vetro, una fioriera su un solaio, un vano di 30 mq – di cui è stato chiesto più volte il dissequestro per ripristinare lo stato dei luoghi – e il parcheggio di 400 posti auto che, per la procura, costituisce un aggravio urbanistico. «Nel frattempo, ha chiuso un servizio importante». Gli fa eco l’avvocato Alfredo Sorge che, con i colleghi Orazio Abbamonte e Giuseppe De Luca, ha puntato strategia difensiva sulla tutela del diritto al lavoro e del diritto alla salute, appellandosi ai criteri di ragionevolezza e proporzionalità. «Ci sono tutte le prove per evidenziare l’irragionevolezza di questa situazione. Nei prossimi mesi esperiremo le impugnazioni possibili, mentre il 29 marzo 2019 discuteremo nell’aula giudiziaria, ma la massima pena è già stata applicata con l’intera chiusura dello stabile». «L’edificio – sottolinea l’architetto –, ha due regolari permessi rilasciati dall’Amministrazione. Intanto,  – conclude – intanto si invoca l’apertura della medicina nucleare in favore dei lavoratori e di 60 pazienti al giorno».

mielrob