Hanno cominciato a radunarsi questa mattina presto sotto gli uffici comunali di Torre Annunziata gli aderenti al Comitato Lavoratori del CMO impegnati in una difficile vertenza per salvaguardare il loro posto di lavoro. Mano a mano che il tempo passava il presidio prendeva corpo e diventava numeroso, ma aumentava anche l’ansia e la preoccupazione sul volto dei presenti. L’appuntamento dato dal sindaco era fissato per le dodici, prima lo stesso doveva discutere della situazione con il Procuratore capo Pennasilico al Tribunale che, nei giorni scorsi, aveva incontrato anche i lavoratori garantendo di seguire da vicino l’evolversi della vicenda e di essere completamente persuaso del fatto che 70 o più licenziamenti rappresenterebbero un dramma dal punto di vista umano e sociale.

Solo alle tredici il primo cittadino prende la parola davanti alla platea in attesa e legge un documento asettico, stringato: “l’Amministrazione comunale vive con particolare apprensione l’emergenza occupazionale relativa al CMO. Gli sforzi dell’Ente sono orientati alla prospettazione di soluzioni che possano tutelare i lavoratori. Si precisa che in ordine al sequestro dell’immobile di via Roma il CMO è già stato destinatario di pronunzie negative da parte del Tribunale del Riesame e dalla Corte di Cassazione. Pertanto la complessità della questione così come si presenta oggi al Comune va affrontata con la massima attenzione e cautela possibile. In una logica di serena interazione tra enti, in questo caso Procura della Repubblica e Comune, l’Ente predisporrà una ‘memoria’ contenente approfondimenti sulla complessa situazione comprensiva degli aspetti edilizi e paesaggistici relativa all’immobile sottoposto a sequestro il cui esame richiederà i tempi necessari”.

Con tale comunicato l’amministrazione decreta ufficialmente la propria impossibilità ad intervenire con atti che possano ‘risanare’ la vicenda e che tutto è nei poteri della Procura e del magistrato incaricato. Nella sostanza il dato è che lo stabile del CMO che ospita il reparto di medicina nucleare non può essere dissequestrato. Una vera doccia fredda per i lavoratori che speravano in un esito positivo. Qualcuno comincia a fare domande, ad accusare gli amministratori di incapacità, la rabbia affiora, qualche momento di tensione ma tutto viene poi ricondotto nell’alveo del dibattito civile. Qualcuno abbandona mestamente la sala. Un gruppo soltanto dei rappresentanti del Comitato resta negli uffici fino a sera aspettando che il comune invii una mail certificata all’azienda per ufficializzare il ‘niet’ alla richiesta di sanatoria. Una mail che per i lavoratori significa ossigeno: infatti, dopo, l’azienda potrebbe ricorrere al TAR, il quale attraverso una sospensiva riaprirebbe le porte del luogo di lavoro. Ma non solo la speranza anima i lavoratori: il fermento cresce e con questo anche si moltiplicano le idee per poter proseguire la vertenza con sano protagonismo, provando ad immaginare modalità di lotta efficaci, per rivendicare a voce alta il diritto dovere da parte delle istituzioni e della cittadinanza di difendere i posti di lavoro a rischio insieme, compatti, solidali, in un territorio dove povertà e disoccupazione sono il segno del presente.

VIAN