Torre Annunziata: CMO, un vizio di forma potrebbe riaprire la partita

L’ordine di demolizione a suo tempo adottato non è mai stato emesso nei confronti della proprietaria dell’immobile oggetto di sanzione, la Gigante Immobiliare s.r.l.

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La vertenza CMO a Torre Annunziata sembra sempre di più catalizzarsi sul botta e risposta tra Comune ed azienda.


L’ente oplontino, in balia di un comportamento a dir poco contraddittorio, nei giorni scorsi ha prima avallato e poi negato la possibilità di poter revocare l’acquisizione al patrimonio dell’immobile sotto sequestro. Atto questo che avrebbe permesso  alla proprietà di potersi muovere diversamente chiedendo al giudice penale di poter ottemperare all’ordinanza di demolizione degli abusi rilevati una volta tornata in possesso del bene in questione.

Con una nota indirizzata ai vertici dell’amministrazione oplontina i legali della CMO s.r.l. fanno notare che ‘per almeno sei volte hanno richiesto il dissequestro all’A.G. per l’eliminazione di gran parte degli abusi realizzati senza però mai ottenerlo. Questo comporta il fatto che l’azienda non può essere imputata di alcuna inerzia o difetto di diligenza nel determinare le condizioni necessarie all’eliminazione degli abusi ed alla legittimazione di eventuali difformità sanabili’.

In più, ed è questa la novità che potrebbe riaprire uno spiraglio nella vertenza, nella nota emerge che ‘l’ordine di demolizione a suo tempo adottato non è mai stato emesso nei confronti della proprietaria dell’immobile oggetto di sanzione, la Gigante Immobiliare s.r.l., con la conseguenza che la successiva ordinanza di acquisizione è viziata per difetto di procedimento e di requisiti sostanziali. Ciò posto è evidentemente necessario procedere all’annullamento d’ufficio dell’acquisizione disposta ed al successivo trattamento individuo delle attività edilizie in contestazione’.

Anche i lavoratori del comitato art.32 credono che questa sia una novità che potrebbe riaprire la partita scongiurando l’ipotesi drammatica del possibile licenziamento in tronco di tutte le risorse umane occupate presso la medicina nucleare. E sono pronti a mobilitarsi, sulla scorta di tali informazioni, per chiedere all’Amministrazione Ascione del perché si è stati così veloci nell’atto di acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale (di solito ci vogliono anni nell’effettuare tali atti) ed invece si tergiversa e si prende tempo sulla possibilità di revocare per vizio di forma l’acquisizione in questione fatta salva la bontà delle contestazioni. Ed in virtù di tali novità sono pronti ad incontrare di nuovo il capo della Procura oplontina Pennasilico, che si era mostrato solidale e vicino alla dimensione sociale che potrebbe provocare il licenziamento di 70 lavoratori.

Intanto il Comune ha finalmente consegnato agli organi competenti l’iter giudiziario una ‘memoria’ di approfondimento sulla questione. Mentre l’azienda da par suo, sollecitata a trovare ulteriori soluzioni, ha chiesto ufficialmente di trasferire le attività della medicina nucleare in un altro immobile, vicino a quello sotto sequestro, impegnandosi anche economicamente affinchè ciò sia reso possibile.

Ora spetta alla politica locale fare dei passi decisivi e assumersi delle responsabilità che mettano fine alla querelle burocratica e mirino a trovare soluzioni indirizzate soprattutto alla salvaguardia dei posti di lavoro.

VIAN