Cresce l’uso di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti nel vesuviano

La dott.ssa Ester di Rosa, psicologa e psicoterapeuta: “Come ben sappiamo l’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da cambiamenti profondi che molto spesso possono essere difficili da superare pertanto possono indurre gli adolescenti all'uso delle droghe"

430

Recenti statistiche hanno evidenziato l’allarmante dato ponendo l’accento sulla facilità con la quale i ragazzi si procurerebbero lo stupefacente nelle comunità all’ombra del Vesuvio.

“Le droghe sono delle sostanze chimiche di origine vegetale o prodotte artificialmente – ha dichiarato la dott. Ester di Rosa, psicologa e psicoterapeuta – che causano gravi effetti fisici e psicologici e più prepotentemente, provocano disturbi ed espongono a seri rischi i consumatori.

Tutte le droghe agiscono sul sistema nervoso centrale, in particolar modo sul cervello, alterando il circuito dei nostri neurotrasmettitori, ovvero il sistema di comunicazione tra le varie cellule nervose, di cui è formato appunto il cervello umano. Tali droghe modificano a lungo termine la mediazione chimica a livello cerebrale, alterando la personalità, gli atteggiamenti e il comportamento di chi le assume, oltre che provocare dipendenza sul corpo e sulla mente, alterazione dello stato mentale, perdita del sonno e della fame (in alcuni casi) e narcosi al dolore.

Le droghe sono un serio e difficile problema che attanaglia la nostra società in particolare modo i giovani in età evolutiva”.

La nota professionista ha poi nello specifico affrontato il rapporto tra stupefacente e giovanissimi: “Come ben sappiamo  l’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da cambiamenti profondi, sia dal punto di vista fisico sia emozionale che comportamentale ed hanno alla loro base processi psicofisiologici. Le fasi di cambiamento molto spesso possono essere difficili da superare pertanto possono motivare e indurre gli adolescenti ad usare droghe. I motivi che spingono i nostri giovani possono essere: la mancanza di interessi personali, comitive di amici che influenzano negativamente, problematiche di carattere familiare e relazionali ma soprattutto un carattere debole o meglio un’incapacità di affrontare le difficoltà.

Le droghe avrebbero quindi la funzione anestetica di consentire una fuga dalla sofferenza, offuscando i processi mentali. Indispensabili sono le strategie di prevenzione attraverso l’azione in rete, il coinvolgimento di istituzioni, realtà del territorio, comunicando nel modo giusto, rafforzando la presenza di esse in strada. Solo così si possono ottenere risultati positivi a lungo termine. La prevenzione dovrebbe prevedere che ogni adulto entri in relazione con gli adolescenti e decida di misurarsi nella relazione educativa. Se ci fosse questo prerequisito fondamentale, ogni luogo diverrebbe luogo di prevenzione. Tali potrebbero essere: la casa, le scuole, le palestre, dove i genitori, gli insegnanti e i tutor dovrebbero creare rapporti relazionali profondi caratterizzati dalla conoscenza dei pensieri dei ragazzi e da un confronto adeguato, suscitando emozioni e sensazioni affettive positive, incoraggiando i giovani e motivandoli ad affrontare le inaspettate difficoltà eventuali che la vita riserva.

Quando purtroppo, però, si manifestano difficoltà educative affettive relazionali, L’adolescente ricorre all’apparente rimedio entrando in un tunnel senza uscita. In tal caso è fondamentale l’intervento di esperti in materia, quali  psicologi che predispongono un trattamento personalizzato delle dipendenze. Tale trattamento si concentra sulla modifica di pensieri negativi disfunzionali che poi portano all’assunzione di sostanze o all’uso problematico di un oggetto da cui si sviluppa dipendenza (droghe, alcool, slot machine, shopping, internet). L’intervento psicologico è quello, quindi, di rendere critica la persona su tali pensieri, modificarli e apprendere strategie comportamentali più funzionali per gestire le emozioni negative”.

Alfonso Maria Liguori

Share