Le notti insonni di Giggino Di Maio

La domanda che Luigino si pone ormai da tempo è come cambiare rotta. Come uscire da una situazione che premia sistematicamente la Lega e punisce i 5Stelle

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Giggino Di Maio se potesse i sondaggi elettorali li cancellerebbe dalla faccia della terra. Non può farlo però. E ogni santo giorno deve subirsi la puntata esasperante di quei “numerini” che gli stanno rovinando la vita. Per i Pentastellati l’attuale 27,3 per cento, a fronte del 26,5 rilevato il 26 novembre, dovrebbe andare bene. C’è l’aumento! Il tutto però va raffrontato alla Lega di Matteo Salvini ed è qui che cominciano i mal di pancia. L’uomo Padano per antonomasia, diventato Italiota per opportunismo, si assesta a quota 32 per cento e anche stavolta, sia pur dell’05% rispetto ai sondaggi precedenti, è in crescita.

La domanda che Luigino si pone ormai da tempo è come cambiare rotta. Come uscire da una situazione che premia sistematicamente la Lega e punisce i 5Stelle. Ogni tanto gli torna in mente il “no” avuto dal Pd all’ipotesi di contratto. Forse le cose sarebbero andate diversamente per entrambi i partiti se ci fosse stata l’intesa. Chissà. Comunque, al di là dei ricordi e rimpianti di un passato che fu, resta un brutto presente che vede Salvini sempre più vicino ad entrare da Capitano-Comandante a Palazzo Chigi e Giggino, senza stelle sul petto, buttato fuori dai palazzi dei bottoni, ma anche da quelli di proprietà M5S. La data delle Europee si avvicina e la risalita, o rincorsa che dir si voglia, sarebbe dovuta iniziare da tempo. Comunque, per Di Maio “o adesso, o mai più!”.

Ci sta pensando Giggino a mandare a gambe all’aria l’intesa con la Lega, ma bisogna andarci cauti, bisogna che lo strappo avvenga per ragioni fondate. O, meglio, per motivazioni che gli italiani leggano a favore del suo MoVimento. Perché potrebbe essere anche l’incontrario. E, cioè, che una spaccatura desse la sponda al partito di Salvini di crescere ancora di più.

Sì, proprio una roulette russa, che però va giocata fino in fondo, anche per non avere rimpianti un domani. E proprio in base, probabilmente, a queste considerazioni che è iniziata la guerra. A Di Maio e compagni è andata a fagiolo la vicenda delle indagini della magistratura relative ai presunti reati di finanziamento illecito ai partiti commessi, tra gli altri, dall’attuale tesoriere della Lega, il deputato Giulio Centemero. La storia è legata ai circa 49 milioni di rimborsi elettorali utilizzati da Umberto Bossi e dall’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito, per spese personali. Una brutta vicenda che la Lega avrebbe dimenticato con piacere, ma che è ritornata alla ribalta dando la possibilità a Luigino di levarsi un po’ di pietre dalle scarpe. “Chiederò chiarimenti a Salvini – dichiara Di Maio -, sono certo che non minimizzerà”. Anche il presidente della Camera Fico usa l’argomento contro gli alleati. Ci aggiunge il “no” alla Tav e la sua contrarietà al referendum proposto da Salvini. La guerra c’è e si vede, anche se il Capitano non ha nessuna intenzione di rispondere, o di rompere, agli attacchi degli alleati. Non gli conviene. Sta usando la stessa tattica già sperimentata con Silvio Berlusconi. Il Cavaliere si agita, minaccia, fa la voce grossa e il Matteo padano, sempre pronto alle guerre guerreggiate e all’insulto folgorante, fa finta di niente. Le orecchie le ha turate. Gli altri vorrebbero pretesti per attaccare, per farsi sentire, ma lui non ne dà, rimane “silente e sorridente”. E perché dovrebbe aiutare gli avversari nel momento a lui più favorevole?

All’incontrario Di Maio qualcosa si deve inventare subito per provare a ribaltare la situazione. Il tanto strombazzato reddito di cittadinanza potrebbe essere il grimaldello per “scassare il governo”. Dopo tanto blaterare sui benefici propulsivi del “reddito di cittadinanza”, Giggino sta correndo il rischio di vederselo quasi cancellato. Trecento euro sono quisquilie, pinzillacchere, come le avrebbe definite Totò.

Se Luigi si decide a “scassare” il presidente Mattarella è certo che non scioglierà le Camere. Ne è pensabile che il Capo dello Stato dia un incarico politico. Con molta probabilità metterà in campo un governo tecnico attento soprattutto allo spread ed ai problemi connessi. Non avendo più la responsabilità di governo il MoVimento potrà sparare all’impazzata sia sull’incapacità dei tecnici a Palazzo Chigi, sia sulle responsabilità dell’ex alleato Salvini. Ma tutto ciò porterà voti? Non è detto, anzi potrebbe essere l’inverso.

Elia Fiorillo