Ballini, se ne va un altro “ragazzo” di don Lorenzo

Con grande emozione Maresco raccontava di aver accompagnato il 7 di dicembre del 1954, un pomeriggio piovoso e freddo, con un furgone carico di masserizie, don Lorenzo nel luogo che doveva essere del suo isolamento, Barbiana

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“È tornato alla Casa del Padre”, come si usa dire, proprio la notte del S. Natale un vecchio sindacalista della CISL. Uno dei “ragazzi” di don Lorenzo Milani, il prete scomodo di Barbiana. Si chiamava Maresco Ballini ed aveva 87 anni. Lo conobbi tanti anni fa ad un campo scuola della CISL a San Martino in Val Badia. Correvano gli anni settanta. Ricordo l’allora segretario generale della CISL, Bruno Storti, che chiamandolo ripetutamente per nome l’interrogava su certe problematiche formative. In lui m’impressiono’ la pacatezza con cui si confrontava con gli altri, sempre attento a tutti, dai capintesta all’ultimo arrivato, come io ero allora. Ma anche mi colpì quello che io ritenevo uno strano nome: Maresco. In seguito ho avuto il piacere di frequentare la sua famiglia dove la modestia e l’impegno nel sociale erano regole di vita.


Maresco Ballini aveva conosciuto don Lorenzo nel 1947 quando il prete era approdato sul territorio di Calenzano con il ruolo di cappellano del vecchio proposto don Daniele Pugi. Il futuro sindacalista allora aveva sedici anni. Per i successivi sette anni frequentò la scuola popolare di don Milani, vivendo anche le incomprensioni che venivano dal modo assolutamente fuori dalla norma con cui don Lorenzo faceva il prete e l’educatore. Morto don Pugi, che aveva sempre difeso don Milani, scattò nel 1954 l’immediato allontanamento del “prete scomodo”. Fu “esiliato” a Barbiana.

Con grande emozione Maresco raccontava di aver accompagnato il 7 di dicembre del 1954, un pomeriggio piovoso e freddo, con un furgone carico di masserizie, don Lorenzo nel luogo che doveva essere del suo isolamento. Quel posto, Barbiana appunto, diventò un punto di riferimento per tanti giovani, cattolici e non, di tutta l’Italia che vedevano in quel prete, proprio “rompi…” per la Chiesa di allora, ma anche per la politica, un punto di riferimento, un maestro da seguire. Fino a ventitré anni Ballini aveva fatto il meccanico eppoi, per trentasei anni, era stato sindacalista della CISL tra Milano e Firenze.

Non ricordo più l’anno, ma ho ben scolpito nella mente quel pranzo a cui fui invitato a casa Ballini a Firenze. Tutto era semplice, nessuna ostentazione. Spesso il discorso cadeva su don Lorenzo e sui suoi insegnamenti di vita. Non sapevo allora che la scrittrice Neera Fallaci, sorella di Oriana, aveva scritto un libro dal titolo significativo: “Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani”. Un librone di quasi settecento pagine che “per la prima volta l’intera vita di Lorenzo Milani viene percorsa ed esplorata nelle pieghe più sconosciute”. Il libro, pubblicato da qualche anno, era tenuto dalla famiglia Ballini come una reliquia. Mi fu prestato con l’impegno della restituzione, dopo averlo letto meglio studiato, nel più breve tempo possibile.

È stato pubblicato ultimamente, a cura di Francesco Lauria per Edizioni Lavoro, il libro “Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana – Don Milani e il mondo del lavoro”. Una raccolta di scritti di diversi autori che rievocano il percorso di vita di don Lorenzo a cinquant’anni dall’uscita di “Lettera a una professoressa” e dalla sua scomparsa. Oggi quel testo è una pietra miliare per la formazione dei giovani. Al tempo in cui venne scritto era qualcosa di atipico, anzi eretico per come s’intendeva e si praticava l’educazione dei giovani. Il libro provocò un complesso dibattito nella scuola e nel sindacato della scuola. Nessuno allora avrebbe mai ipotizzato che un Papa avrebbe plaudito alle azioni e agli insegnamenti di don Milani. E, invece, Papa Francesco ultimamente ha detto: “Pregate per me perché io sappia prendere esempio da questo bravo prete”. Si riferiva a don Lorenzo. E ancora: “La Chiesa che don Milani ha mostrato al mondo ha questo volto materno e premuroso, proteso a dare a tutti la possibilità d’incontrare Dio e quindi dare consistenza alla persona in tutta la sua dignità”. Ma anche Paolo VI ammirava don Milani e senza alcuna pubblicità mandava suoi messaggeri a raccomandare prudenza al “prete scomodo” ma anche soldi per le sue opere di carità.

Anche Michele Gesualdi, altro “ragazzo” di Barbiana, ci ha lasciati all’inizio del 2018, a sole due settimane dall’avvio delle attività programmate presso il Centro studi di Firenze sulla figura di don Milani.

Elia Fiorillo