Brusciano: Omaggio alla Memoria di Giordano Bruno

Uno scritto di Antonio Castaldo che rintraccia la presenza del filosofo nolano in esempi di arte statuaria, teatrale e cinematografica

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Il domenicano Giordano Bruno, filosofo, arrestato a Venezia il 23 maggio 1592, ristretto poi a Roma dal 27 febbraio 1593, sotto l’Inquisizione, nel giorno in cui gli viene letta la sentenza di

 

morte, l’8 febbraio 1600, orgogliosamente così si esprime: “Tremate più voi o giudici nel profferir questa sentenza che non io nell’ascoltarla», come scolpito a perenne memoria nella lapide con il busto, opera realizzata da Antonio Bozzano nel 1909 e installata a Pietrasanta.

Ma il primato statuario bruniano tocca a Napoli, nell’ex Chiostro del Collegio del Gesù Vecchio inaugurato nel 1653, oggi Monumentale Cortile del Salvatore, più noto come Cortile delle Statue, in Via Giovanni Paladino, dove nel 1865 vengono installate le statue di alcuni illustri personaggi, fra cui quella di Giordano Bruno. Dal 1777 all’Università “Federico II” di Napoli ed è qui che generazioni di studenti ricevono il loro saluto nel recarsi alla biblioteca universitaria.

Nella natia Nola gli viene dedicata una statua in marmo bianco ad opera dello scultore Raffaele De Crescenzo il cui 150esimo anniversario è stato ricordato il 10 giugno del 2017.

A Roma, nel 1876, con la Sinistra storica al Governo, un gruppo di studenti universitari si costituisce in Comitato per l’edificazione di un monumento a Giordano Bruno, inaugurato con l’opera bronzea dello scultore Ettore Ferrari nel 1889.

E dunque è nell’anno del Giubileo che, nonostante l’invocazione di Papa Clemente VIII (Fano 1536-Roma 1605), a “condannare il peccato, non il peccatore”, il Nolano viene messo al rogo, per eresia, in Campo dei Fiori a Roma il 17 febbraio del 1600. Quel fuoco appiccato per distruggere “l’eroico furore” mai si è ridotto in cenere e continua ad ardere nell’eternità alimentando nell’Umanità il simbolo della conoscenza, della ricerca e del libero pensiero.

E dai monumenti in marmo e bronzo passiamo a quelli del cinema, del teatro, della televisione e dell’arte contemporanea. Sabato 16 febbraio 2019, abbiamo rivisto

con piacere in televisione, su Rai Storia, il “Giordano Bruno” con Gian Maria Volonté, Hans Christian Blech, Charlotte Rampling, Mathieu Carrière, Alberto Plebani, con la regia di Giuliano Montaldo e la superba fotografia di Vittorio Storaro, prodotto da Italia e Francia nel 1973. La bella serata televisiva con il conseguente flusso dei ricordi ci sarebbe sfuggita se avessimo mancato l’invito elargito via social dall’architetto Luigi Romano che, non solo per questo, merita il nostro ringraziamento. Qui un breve ed intenso passaggio cinematografico tratto dal web https://www.youtube.com/watch?v=4OVnWIYHa4w .

Giuliano Montaldo esordisce come regista con “Tiro al piccione”nel 1961 e si afferma con la trilogia sul potere; quello militare, con “Gott mit uns, del 1970; quello giudiziario, con Sacco e Vanzetti, del 1971; quello religioso, con Giordano Brunodel 1973. Con “L’Agnese va a morire” nel 1978 riprende il tema della Resistenza, mentre nell’anno 1982 ottiene un grande successo con il colossal televisivo “Marco Polo” per Rai Uno, trasmesso a puntate in 46 Paesi, prima storica esperienza produttiva di collaborazione fra una televisione occidentale e una cinese. Ma questo è solo un breve tratto della lunga carriera artistica di Giuliano Montaldo cherecentemente, alla veneranda età di 88 anni, si è arricchita del premio, quale “Miglior attore non protagonista” in “Tutto quello che vuoi” di Francesco Bruni, David di Donatello 2018.

Giuliano Montaldo con la sua monumentale opera cinematografica bruniana nel marzo 2001 partecipa al “Progetto Giordano Bruno” sostenuto dalla Rai, dalle istituzioni pubbliche, Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli, dal Teatro Nuovo e la collaborazione di Amnesty International e Camera Penale di Napoli.

Centrale in quel progetto è la messa in scena teatrale dell’opera “Il fuoco del sole” con Massimo Ghini e Gianni Musy, messo in onda il 17 marzo 2001 per “Palcoscenico” di Raidue, con la regia teatrale dell’autore Giancarlo Zagni, e quella televisiva di Giovanni Ribet. La storica messa in scena avviene in Piazza Mercato a Napoli ed oggi la si può ricercare nell’archivio delle Teche Rai, all’indirizzo http://www.teche.rai.it/teatro-2000-2002/ .

Il sociologo e attore Antonio Castaldo, scelto per quella occasione artistica per interpretare il ruolo di Avogador, rammemora “la condivisione di un alto momento culturale e professionale, con Giancarlo Zagni, il Teatro Nuovo e la Rai. La riconoscenza di Giuliano Montaldo venne pubblicamente mostrata nella gremita sala conferenza della Mostra d’Oltremare a Napoli per la presentazione del grande evento, nel chiedere agli attori del cast “Il fuoco del sole” di alzarsi in piedi e prendersi l’applauso di tutta la platea. E per tornare nell’Agro Nolano non posso dimenticarmi della partecipazione alla rassegna internazionale d’arte, ideata e diretta dall’artista Peppe Capasso, nel 1989 intitolata “Ritorno a Nola di Giordano Bruno. Andando a ritroso nel tempo -conclude Antonio Castaldo- ritrovo un omaggio, questa volta nell’agone del folklore locale, quando nel 1983, per la Festa dei Gigli di Brusciano venivo chiamato dagli indimenticabili Pierino Sessa e Fiore D’Amato, detto Sciurillo, per la sfilata del Comitato Giglio Ortolano, a rappresentare Marco Polo ispirato dall’omonimo successo televisivo mondiale di Giuliano Montaldo.

Intanto riecheggia il monito di Giordano Bruno come lanciato nel film di Montaldo: “Questa università non aperta a tutti non è giusta, le cattedre ai sapienti non ai dogmatici, i banchi a disposizione di chiunque abbia amore per la scienze, un insegnamento veramente libero, una società in cui il lavoro delle mani e quello dell’ingegno siano onorati in egual misura, soltanto in questo modo può nascere l’Homo Novus”.