L’Europa è in pericolo? Prodi a Napoli per rispondere al quesito

Stamane presso l’aula convegni della Università degli studi di Napoli Alessandro Barbano ha intervistato l'ex Presicente del Consiglio sul rapporto populismo-deriva autoritaria

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Nell’ambito della serie di eventi  “Il Sabato delle Idee”, volti alla promozione delle idee e della cultura in tutte le sue sfaccettature, stamane si è tenuta presso l’aula convegni della Università degli Studi di Napoli Federico II, presso via Partenope, un incontro col veterano della politica Romano Prodi.

Titolo “L’Europa è in Crisi?”, argomento quanto mai attuale negli ultimi anni ove si odono echi di antichi nazionalismi, di gente che ragiona di pancia e che potrebbero portare a pericolosissime derive autoritarie.

Il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, assieme al collega della Suor Orsola Benincasa, il rettore Lucio D’Alessandro, nonché al presidente dell’Ordine giornalisti Campania Ottavio Lucarelli hanno dato il via all’intervista del politico col giornalista Alessandro Barbano.

Il colloquio ha toccato diversi punti cruciali della situazione politica odierna, analizzati con lo scrupolo, la semplicità e la mitezza tipici del politico.

Il pericolo Europa, ha sottolineato l’esponente storico della sinistra, si colloca in una crisi economica globale che coinvolge non solo l’Europa ma il mondo intero, Russia, Cina, USA. Il binomio è per Prodi Populismo uguale Autorità, ove c’è il germe del populismo si insidia la bramosia d’autorità ed ha portato ad esempio i due movimenti che sono attualmente al governo, il Movimento Cinque Stelle e la Lega, due rami che si biforcano nel populismo in maniera differente, la Lega per definizione ed azione politica mentre i 5 stelle per la propria organizzazione peculiare. Non è un caso, infatti, che le derive populiste in Italia, continua il politico, non siano sfociate nella violenza come per i “Gilet Gialli” francesi soprattutto perché il movimento fondato da Grillo ha una organizzazione verticale e più stabile.

Tuttavia Romano Prodi si vede fiducioso ritenendo che la democrazia ha sempre saputo adattarsi alle esigenze, di più, l’Europa è avvantaggiata perché a differenza di molti altri Stati al mondo ha ancora un minimo di Welfare, ad esempio nella Sanità.

In merito all’euro Prodi sposa quanto detto da Draghi, ossia “prima dell’euro c’era la dittatura del marco” ed afferma fiducioso che i problemi vanno affrontati, che l’Europa è in evoluzione e che solo le dittature nascono repentinamente. In merito ricorda un episodio di un bilaterale con la Cina, in prossimità dell’entrata dell’Italia nell’eurozona ed afferma, ironicamente, che alla Cina non interessava nulla del dossier, solo che l’Italia entrasse nell’euro. Questo perché,  afferma il politico i vantaggi si ottengono lavorando assieme e non separandosi, come ha fatto l’Irlanda o come per il caso Brexit.

In merito alla questione degli investimenti nei Paesi dell’Est Prodi è categorico nel dire che aprirsi all’Est è stato un bene, che altrimenti la Polonia poteva far la fine di altri Paesi dell’Est più sfortunati.

L’Europa è a doppia velocità, alcuni Paesi sono più lenti altri più forti, ad esempio Germania con l’ausilio di Francia ed Italia ma per il politico la situazione, causa la mancanza di coesione e di azioni condivise sta smorzando: caso Brexit, uscita dell’Inghilterra dall’Europa, il presidente francese Macron che bombarda la Siria senza avvisare i tedeschi, o che non interpella l’Italia sulle operazioni in Libia, ove forte è la nostra presenza come missione. Di più ora che Francia e Germania vedono l’Italia su un fronte non proprio linearissimo preferiscono cambiare interlocutore, dialogando con la Spagna, ad esempio.

In merito sempre agli investimenti ed alla scelta di imprese estere Prodi afferma che il vantaggio indubbio che ha avuto la Cina ad esempio sul copyright necessiterebbe di fattivi organizzazioni internazionali specializzate onde evitare questa concorrenza poco chiara ed offrendo più garanzie.

Per quanto concerne, infine, la situazione interna del PD in vista delle elezioni, c’è una generale crisi ideologica nel mondo, il politico afferma che è difficile se non impossibile, ad esempio, mettere le origini cristiane in una Costituzione Europea perché vietato da altre Costituzioni, come la francese.  Inoltre il crollo ideologico è di dimensioni spaventose, in Italia meno del 20% della popolazione va a messa. Siamo innanzi ad un cambiamento epocale e profondo, sia culturale, che ideologico e religioso e ciò, ritiene Prodi, è un ottimo viatico per possibilità di apertura e di riforma. Dato il crollo ideologico, Prodi si mostra comunque fiducioso in un partito di sinistra, ma con la necessità di punti di consonanza, tre in particolare: uguaglianza, welfare, questioni internazionali e si mostra scettico ad una alleanza del PD con un 5 stelle in declino contro la lega ma ad un PD rinsaldato, con valori cardine e poi pluralismo interno e dialogo.

Giovanni Di Rubba

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