Zingaretti e il rap di Matteo e Gigino: «il Governo non cadrà, non cadrà…»

In questa fase ottimistica che sta pervadendo il Pd, e che comincia a far ben sperare in un’opposizione non improvvisata al governo “Lega5Stelle”, ritorna un punto interrogativo. Il solito: “E Matteo Renzi cosa farà?

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Il fratello del commissario Montalbano ce la sta mettendo tutta per tentare d’entrare seriamente in partita. Fino a poco tempo fa sembrava che il Pd fosse impegnato a non dare troppo fastidio al duo Matteo – Giggino, che pur non trovandosi d’accordo su niente, resta arroccatissimo a Palazzo Chigi. Anzi, il mantra che ripetono i due, pare sia diventata una canzonetta rap: “Il governo non cadrà, il governo non cadrà, non cadrà, non cadrà…”. Con il seguito: “Tav, Tav, Tav…”, suonata però con note completamente diverse dai due musicanti, Giggino e Matteo; nome d’arte di quest’ultimo “il Capitano”. E l’avvocato del Popolo, il presidente Conte, non perde occasione per intonarla, da tutte le parti del mondo dove si trova. E mica è un caso che l’Italia è anche famosa nel mondo per le sue canzonette! Per fortuna non per quelle cantate ultimamente dal trio Saldico.


Per il momento Nicola Zingaretti non può che esultare. E’ riuscito a portare a casa 1,26 milioni di voti, pari al 70% dei votanti; più di 1,8 milioni ai gazebo. C’è chi per depotenziare l’ottimo risultato ricorda la vittoria di Walter Veltroni nel 2007: 2,7 milioni di voti, pari al 75% dei votanti, con un’affluenza ai gazebo di 3,5 milioni. Cifre da capogiro, ma erano altri tempi. Per ben comprendere la buona discesa in campo di Zingaretti vale la pena ricordare che alle primarie del 2017 vinse Matteo Renzi con 1,257 milioni di voti, pari al 69% dei votanti, con una presenza ai gazebo di 1,8 milioni di partecipanti.

In questa fase ottimistica che sta pervadendo il Pd, e che comincia a far ben sperare in un’opposizione non improvvisata al governo “Lega5Stelle”, ritorna un punto interrogativo. Il solito: “E Matteo Renzi cosa farà?” La risposta la si può trovare nel suo libro “Un’altra strada – Idee per l’Italia di domani”. Ma non c’è bisogno di leggere tutte le 235 pagine del testo. Basta soffermarsi alla citazione che l’ex presidente del Consiglio inserisce nelle primissime pagine del suo libro per capire tutto, per comprendere come andrà a finire. Il pensiero è di Michael ‘Air’ Jordan, leggenda del basket americano, che afferma: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Al di là che la politica è proprio un’altra cosa rispetto al basket, da questa citazione si capisce come l’ego renziano è proprio smisurato.

Per Nicola Zingaretti: “L’agenda del nuovo PD sarà un’agenda nuova, fatta di parole semplici: scuola, scienza, giustizia, infrastrutture, lavoro, conoscenza, che poi vuol dire libertà per il genere umano”. Ma anche, per forza di cose, suo malgrado, “combattere il renzismo”. C’è chi pensa che alla fine l’ex consigliere comunale di Rignano sull’Arno si deciderà a lasciare il partito e a mettere le tende altrove.  Ma chi conosce a fondo il personaggio pensa che questo non avverrà. Fu lui a far uscire Bersani e D’Alema, e buona parte della sinistra dem, dal Pd  per fondare Liberi e Uguali. Quell’uscita non rafforzò per niente l’immagine e i consensi  dei due. Renzi lo sa bene e, quindi, tra minacce, silenzi, e via proseguendo non abbandonerà il Pd, specialmente nel momento della sua nuova vita ad opera di Zingaretti. Starà a guardare, certo che verrà per lui il momento in cui potrà ritornare a cavalcare il “suo” partito.

Con queste premesse il fratello di Montalbano dovrà continuare la  difficile opera di rilancio del Pd, puntando a sfruttare il momento di crisi grave tra Salvini e Di Maio. E sperando che i due continuino nei loro litigi “su tutto”, fino alle elezioni europee. In questo modo avrà tempo di rafforzare l’immagine di un Pd ecumenico, pronto a rilanciare il Paese oltre gli steccati economici e politici costruiti dai suoi avversari. Oggi una spaccatura, con conseguente crisi di governo dei giallo-verdi, non gli conviene. Sarebbe costretto a scendere in campo elettorale impreparato, con un Renzi più agguerrito che mai a far sentire la sua voce. Per il momento meglio che resti tutto così com’è.

Elia Fiorillo