Nell’ultimo rapporto dell’Iriss (Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo) sul turismo italiano, redatto con il contributo  del CNR, emerge la posizione della Campania che nel triennio 2016-2018 è la prima regione del Mezzogiorno per flussi turistici. Secondo il


 

rapporto, che sarà presentato sabato 23 marzo a Napoli nell’ambito della Borsa Mediterranea del turismo alla Mostra d’Oltremare, gli arrivi sono cresciuti ad un tasso medio annuo del 5,17%  rispetto al 3,1%  del dato nazionale. Seppure ancora parziale, il monitoraggio dei flussi sul territorio campano per il 2018 ci dice come gli arrivi sono aumentati del 7,7% (pari a circa 6 milioni di visitatori) mentre le presenze sono aumentate del 3,3% (21 milioni in valore assoluto).

Il rapporto, sul piano nazionale, sottolinea l’incidenza positiva del turismo sulla percentuale di contributo totale al PIL: “nell’ultimo anno ha raggiunto il 13%, con prospettive di crescita molto interessanti e sempre più solide e con impatti occupazionali che raggiungono il 14%”.  Negli ultimi anni l’offerta si è arricchita di nuove caratterizzazioni dell’ospitalità, di nuove destinazioni, di nuovi modi di fare turismo. Anche l’Italia ha beneficiato di tale dinamica evolutiva e nel 2017, per la prima volta, il numero dei turisti stranieri ha superato quello degli italiani. Le continue e veloci trasformazioni del turismo obbligano, però, imprese ed istituzioni del settore ad un nuovo impegno attento a cogliere tendenze e novità del mercato soprattutto internazionale.

Di fronte a flussi turistici in crescita esponenziale e che non tendono ad arrestarsi si dipanano anche problematiche che si vanno acutizzando. Lo stesso rapporto pone, infatti, l’accento sulla questione dell’ overtourism, fenomeno che riguarda un turismo urbano mal gestito i cui effetti negativi

impattano violentemente le risorse naturali e le infrastrutture, ma pure l’equilibrio socioculturale delle destinazioni. Questo fenomeno si è concentrato principalmente nei grandi centri urbani, grazie ai processi di riqualificazione e rivitalizzazione dei centri storici delle città. Caratteristica principale di tale offerta ricettiva è quella degli “affitti brevi”, che affonda le sue radici nel “platform capitalism”.

Per comprendere la portata di quest’ultimo fenomeno si segnala che negli anni compresi tra il 2008 e il 2017, Airbnb da solo, ha beneficiato di circa 260 milioni di prenotazioni, tra appartamenti e stanze singole, facendo registrare, nel 2017, utili per 93 milioni di dollari e un fatturato globale pari a circa 2,6 miliardi di dollari. Tra gli effetti di questo fenomeno si registra la cosiddetta gentrification, intesa come processo di espulsione dei residenti dalle aree urbane centrali a seguito di interventi spontanei o pianificati che determinano incrementi del valore immobiliare e variazioni di destinazioni d’uso degli immobili.

Solo a  Napoli i B&B nel 2017 hanno registrato un incremento del 335% rispetto all’anno precedente. E’ evidente che questa nuova ‘bolla’ economica ha bisogno di politiche che governino meglio il fenomeno per non rischiare alterazioni ulteriori delle

dinamiche insediative che stanno trasformando interi centri storici in grandi alberghi e parchi a tema intaccando irreversibilmente il tessuto sociale e culturale dei luoghi con una conseguente perdita di identità delle città.

Vian