La multinazionale statunitense del commercio elettronico, la più grande internet company del mondo, ha annunciato l’apertura di un deposito di smistamento ad Arzano, in Campania.

 

L’impianto Amazon coprirà un’area di 13.000 metri quadri. A dire dell’azienda saranno creati circa 30 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato, mentre per l’indotto si stima che i fornitori di consegna assumeranno più di 150 autisti a tempo indeterminato che avranno il compito di prelevare i pacchi dallo smistamento e consegnarli poi ai clienti campani.

In una nota l’azienda specifica: “ la nuova struttura, sarà operativa nei prossimi mesi e lavorerà con diversi fornitori locali di servizi di consegna, continuando a investire nella sua rete di trasporti per espandere la propria capacità di consegna e velocizzare le spedizioni per i clienti. Amazon informa che sta aiutando i fornitori locali di servizi di consegna a far crescere il proprio giro di affari e aggiunge capacità e flessibilità alla sua rete di consegna per soddisfare la crescente domanda dei clienti”.

Questo è il primo investimento nel sud da parte del colosso dell’e-commerce americano. Dal 2010, anno del suo arrivo nel Paese, l’investimento è stato complessivamente di 1,6 miliardi di euro e 5.500 posti di lavoro creati.

Se la notizia dell’apertura di un nuovo ‘hub’ produttivo è positiva in termini di investimenti e occupazione, per una regione ed un mezzogiorno in piena crisi recessiva, le perplessità sono tutte

legate alla qualità del lavoro che sarà creato.

E’ di dominio pubblico che Amazon tende, nella sua interna organizzazione del lavoro, ad essere allergica alla contrattazione sindacale collettiva sulla questione dei ritmi di lavoro, sulle condizioni di lavoro sfavorevoli e le retribuzioni, troppo basse a dire dei lavoratori a fronte della mole di lavoro svolto.

In Inghilterra alcuni dipendenti di un centro di smistamento hanno raccontato di dormire nelle tende e sotto i ponti solo per arrivare al lavoro in orario. Tra i lavoratori italiani, invece, i reclami hanno riguardato tutto ciò che caratterizza la ‘logistica integrata’, oltre che la pesantezza del lavoro e l’uso disinvolto ed eccessivo del turn over.

Vian