Porre fine alla povertà, in tutte le sue manifestazioni, comprese le sue forme più estreme, attraverso strategie interconnesse. Assicurare alle persone in ogni parte del mondo il sostegno di cui hanno bisogno, anche attraverso la promozione di sistemi

 

di protezione sociale, è l’essenza stessa dello sviluppo sostenibile. E’ scritto in apertura al rapporto SDGs pubblicato dall’Istat il 17 aprile 2019, che fa il punto sui programmi di attuazione degli obiettivi stabiliti dall’Onu nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Ma l’analisi dell’Istat fotografa una realtà nera, almeno per il Mezzogiorno.

Il rapporto dice che in Italia la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%. L’indicatore di povertà o esclusione sociale è multidimensionale e corrisponde a queste condizioni: 1) sono a rischio di povertà di reddito, 2) sono gravemente deprivate materialmente, 3) vivono in famiglie con una molto bassa intensità lavorativa.

La povertà di reddito riguarda il 20,3% della popolazione; la grave deprivazione materiale il 10,1% e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa è del 11,8%. La situazione appare in miglioramento, ma le disparità regionali sono molto ampie. Nel 2017 si stima siano 5 milioni e 58mila gli individui in povertà assoluta.

La più alta concentrazione di indicatori nell’area di difficoltà si evidenzia in Sicilia, Calabria e Campania.

Quasi la metà degli individui nel Mezzogiorno sono a rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%); nel Nord un individuo ogni cinque (18,8%).

In Italia, la crisi economica tra il 2008 e il 2014 ha reso ancora più diffuso il lavoro “povero”, associato alla bassa retribuzione, a una minore quantità di ore lavorate (è a rischio di povertà il 18,6% di chi ha un lavoro part-time), a un basso

titolo di studio (è a rischio di povertà il 20,9% degli occupati con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado), alla precarietà del contratto di lavoro (è a rischio di povertà il 22,5% di chi ha una contratto di lavoro a tempo determinato), all’essere cittadini stranieri (è a rischio di povertà il 32,8% dei cittadini stranieri).

Tra gli occupati del Nord Italia, la percentuale di quelli a rischio di povertà è passata dal 4,5% del 2004 al 6,9% del 2017; nel Mezzogiorno, la quota di “lavoratori poveri”, già molto elevata, è cresciuta dal 19,2% al 22,8%; mentre gli occupati poveri residenti in Centro Italia sono quasi raddoppiati (dal 5,9% all’11,2%).

E.I.