La Via Crucis di Papa Francesco al Palatino: le croci e le ferite dell’umanità

Francesco ha indicato “la croce delle persone affamate di pane e di amore”, quella “delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti”

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Migliaia e migliaia di persone si sono affollate dall’Altare della Patria ai Fori Imperiali, fino ad arrivare agli enormi spazi, raccolti in un unico grande abbraccio, vicino al Colosseo di Roma al Palatino. La Via Crucis è stata incentrata sulla “via della croce che incrocia le periferie del mondo, sulle ferite dell’umanità e della Chiesa”. Un Papa Francesco concentrato, forse stanco, tra migliaia di fiaccole, ha affidato le meditazioni a suor Eugenia Bonetti.




Francesco ha indicato “la croce delle persone affamate di pane e di amore”, quella “delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti”. Altre croci sono quelle “delle persone assetate di giustizia e di pace”, di quanti “non hanno il conforto della fede”, “degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine”. La croce, ha aggiunto il Pontefice, è anche figlia della cultura dello scarto, di un mondo che opprime i più vulnerabili e indifesi:

La croce dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici; la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza. Tra le croci del mondo ci sono quelle dell’umanità “che vaga nel buio dell’incertezza e nell’oscurità della cultura del momentaneo”, delle “famiglie spezzate dal tradimento, dalle seduzioni del maligno o dall’omicida leggerezza e dall’egoismo”. Francesco ha indicato anche la croce dei consacrati che “cercano instancabilmente di portare la luce” del Signore nel mondo e “si sentono rifiutati, derisi e umiliati”. E di quei religiosi che, strada facendo, “hanno dimenticato il loro primo amore”.




Un’altra croce è quella dei figli di Dio che, cercando di vivere secondo la Parola del Signore, si trovano “emarginati e scartati perfino dai loro famigliari e dai loro coetanei”. A questa si aggiunge “la croce delle nostre debolezze, delle nostre ipocrisie, dei nostri tradimenti, dei nostri peccati e delle nostre numerose promesse infrante”. C’è infine la croce della nostra casa comune “che appassisce seriamente sotto i nostri occhi egoistici e accecati dall’avidità e dal potere”. Per tutte queste croci del mondo, Francesco invoca l’unica speranza che salva l’uomo.