Il legionario. Seconda parte del racconto tratto dal libro di Ernesto Limito

0
297

Tratta dal libro di Narrativa  “STORIE SOTTO LA LUNA” di Ernesto Limito, edito dalla Casa Editrice Pironti, pubblichiamo la seconda parte scelta dall’autore stesso in occasione della ricorrenza della Santa Pasqua.

 

Chi era quel soldato romano? Cos’era quella luce?

Come mai tutto è cambiato?

E allora torniamo indietro di qualche secolo, quasi duemila anni fa, e cerchiamo di comprendere…

È il vespro di un giorno qualunque, dell’anno 17 del regno di Tiberio. La terra campana, in ossequio al proprio nome di terra felice, si regala un nuovo tramonto che inonda di colori il cielo. nella sua domus rustica, Luca Terzio si gode il calar del sole, adagiato sul suo triclinio preferito, sorseggiando un tiepido bicchiere di vino cotto al miele. Ha molto viaggiato e molto combattuto nella sua vita di centurione scelto della III Legione meglio conosciuta come quella dei Leoni, e da qualche mese sta godendosi la sua casa, i suoi affetti e il suo terreno. Tutto è bello in questi momenti e tutto sembra portarlo in una dimensione diversa, quei colori, quel cielo tinteggiato da poche nuvole che se ne tingono e poi quel mare che riflette la scena. non è un paesaggio bucolico, è solo un regalo degli dei che hanno voluto baciare questa terra e donarle il meglio che si potesse pensare. C’è da perdersi con la mente, anche se un polverone che si alza da lontano lo riporta alla realtà. Chi sarà quel cavaliere che si avvicina alla mia casa? La domanda è presto soddisfatta. Poste le briglie del suo baio sul palo davanti alla casa, ecco avanzare nella sua solita armatura Ennio Trisio, compagno di mille battaglie.

Al vederlo, si rincuora, anche se già ha capito che non è foriero di notizie che possono donargli altri giorni di prezioso otium. L’abbraccio del commilitone è d’obbligo e piacevole, il discorso cade subito su uno dei mille e mille episodi bellici e solo la presenza di Livia Minina evita che si vada a rimembrare episodi non di pugne. Il desco della cenatio è pronto e la famiglia è riunita. Tra un’oca farcita e gustosi manicaretti, si passa la serata in buona compagnia. Ma si sa, niente è eterno e dopo aver innaffiato le libagioni con un fresco vino greco aglianico, ecco che Ennio presenta il conto… tra tre giorni i Leoni muoveranno dal porto di Baia verso la provincia della Palestina. La notizia di per sé non è ferale, un centurione sa che il proprio gladio non rimarrà appeso al muro per tanti giorni, ma un lieve dispiacere sta proprio nella destinazione. sì, la Palestina non è un luogo preferito dagli eserciti romani, in quella terra di indomabili ribelli, non hai il tempo di affezionarti agli abitanti, di natura molto ostili all’unico padrone del mondo. Poi c’è quell’antinomia del fatto che i locali non venerano i nostri dei, bensì un solo dio e per giunta senza volto, ecco un Dio invisibile… che stranezza.

Per un soldato romano potrebbe anche essere tollerabile, ma per un devoto ai veri dei risulta oltremodo inverosimile, accettare un tal modo di vivere. Aggiungici anche che gli indigeni sono ribelli di loro natura e pertanto non hai tempo per adagiarti in congetture teologiche, ma devi ben guardarti le spalle in ogni momento. Questa è la vita di un legionario romano e tu sei fiero di stare sempre all’ombra dell’aquila romana in ogni parte del suo impero, il che equivale a dire in ogni parte del mondo. I pochi giorni passano veloci, la clessidra non fa sconti e la sabbia corre veloce al suo interno, quindi ti trovi in men che non si dica sulla strada che da Oplontys mena a Miseno. il tuo inseparabile amico Ennio Trisio si è presentato fuori casa tua con un drappello di un centinaio di legionari, altri quattrocento arriveranno alla flotta, in Miseno, da altre località e una volta riunita la coorte spiegherete le vele per la provincia della Palestina. il viaggio non è dei più agevoli, ma non sarà certo qualche tempesta marina a turbare l’animo di un legionario romano, aduso a ben altre intemperie e poi… Nettuno ama oma e un buon sacrificio al suo tempio è stato fatto dai suoi sacerdoti, quindi, si arriva alla mèta. L’ordine dell’esercito romano è la chiave di volta dell’impero stesso e una volta sbarcati ben lo si nota nella formazione immediata di una colonna con cavalieri e fanti tutti all’ombra delle insegne di Roma. il paesaggio è arido, il caldo opprimente e la marcia prosegue…  Gerusalemme non è lontana. Al porto, il comandante della piazza è venuto con un buon numero di armati ad accogliervi e a cavallo, a passo di trotto, sta aggiornandoti della situazione di questa terra. Trovi poco entusiasmo nelle sue parole, ma sono parole di chi da tre anni ha vissuto in questo deserto dalle mille insidie, e poi ora c’è una storia che ti colpisce subito. Ti narra di un uomo dai poteri magici. Di sicuro il tuo commilitone si sarà fatto influenzare dai racconti di qualche avvenente ragazza che gli fa compagnia ed è in vena di confidenze. Certamente sarà un nuovo mago che con trucchi vari riesce ad ammaliare i cuori più semplici, verrà anche il suo turno e allora si accorgerà e assaggerà la frusta romana, il terribile flagellum. Al calar del sole, si entra in Gerusalemme, tra l’indifferenza e gli sguardi del popolo che non sembra di certo voler benedire i nuovi arrivati. Fanno ala, alla coorte, valenti opliti che tengono a bada i pochi prezzolati plaudenti, che non mancano mai e di sicuro sono gli elementi più pericolosi.

La calca è impressionante, ed è proprio in questi momenti particolari che potrebbe verificarsi qualche attacco degli Zeloti, abilissimi nel colpire e confondersi tra la folla consenzientemente complice. Al centro di Gerusalemme si erge in tutta la sua fierezza la roccaforte dei dominatori, ben presidiata sia all’interno che all’esterno. Lo scalpitìo dei cavalli sul selciato è cadenzato ritmicamente, tale è il numero degli equites, e terzio sopravanza il numero della coorte con passo fiero, quando all’improvviso un uomo gli si avvinghia alla gamba destra. Le mille grazie vengano su di te, nobile e fiero terzio e ti conducano nei Campi Elisi quando molti secoli passeranno sopra la tua testa, ma una preghiera ti rivolgo, raccogli i sassi bagnati del suo sangue. Dette queste parole, molla la presa e si dilegua nella folla… A quel fatto, Luca rimane interdetto ma poco dopo si riprende e rivolto allo sconosciuto: “Ferma il tuo passo uomo, e voi prendetelo e portatelo al mio cospetto”.

Immediatamente un gruppo di legionari sia a cavallo che a piedi si lancia all’inseguimento di quello strano individuo, ma troppa è la folla che si accalca e non è agevole eseguire l’ardua impresa senza causare danni. Ecco, la terra dei misteri gli si è rivelata subito. Come fa quell’uomo a conoscere il mio nome? E poi cosa vogliono significare le sue parole? Andrai nei Campi Elisi solo dopo che parecchi secoli avranno attraversato la tua testa? E quel fatto di raccogliere il sangue? strani questi israeliti, davvero strani… probabilmente avrà saputo da qualcuno dei miei soldati il mio nome… ma solo ora abbiamo messo piedi in questa terra, come avrà fatto? Meglio non pensarci, sarà il solito pazzo in vena di astruserie, fatte per impressionarti, ma occorre ben altro per Luca terzio. nel frattempo si entra nella roccaforte e dopo aver consegnato il cavallo ai famigli che ne avranno cura, è d’obbligo una buona rinfrescata per togliersi di dosso quella polvere che entra dappertutto.  È dolce crogiolarsi nella tinozza, in special modo quando il tuo attendente fa cadere su di te abbondanti razioni d’acqua. Voli con la mente alla tua casa lontana e rivedi i tuoi cari, i tuoi figli che giocano sull’aia. gli occhi chiusi e l’acqua che ti scivola addosso ti regalano momenti che attendevi dall’inizio del viaggio. Sì, c’è molto da lavorare qui, allora tanto vale recuperare le forze e preparare un buon piano per riportare la pax romana in questa terra di rivoltosi. Roma non può permettersi lassismi e piagnistei, quasi ti rimproveri di aver avuto un momento di umanità, ma sei un legionario e devi mantenere sempre alte le insegne romane. Ti alzi dalla tinozza e con l’aiuto del buon vecchio Procolo, che ti segue e cura da sempre, cominci a prepararti per presentare le tue credenziali al governatore Ponzio Pilato. La lorica da legionario ben mostrerà al tuo superiore quanto siano superflui orpelli e altri ornamenti per un buon soldato e quanto valga la sostanza contro l’apparire. I tuoi capi centuria vengono a chiamarti per farti ala nel corpo centrale della roccaforte, adibita a sala di ricevimento e appartamenti del rappresentante dell’impero. La distanza da Roma è grande, come grande è l’impegno profuso dalle maestranze per renderne meno amara la nostalgia dei suoi uomini, anzi sembra quasi che tutti siano disponibili ad ammorbidirne il distacco, rendendo ogni terra conquistata quanto mai simile a essa. Primeggiano sulle pareti ampi affreschi dedicati alle gesta di Ercole e in particolare, il più appariscente fra essi, l’entrata dell’eroe nell’Ade. Molti i colori che si avvicendano, donando all’astante un gioco di meraviglioso stupore. il salone è abbastanza ampio e in fondo a esso primeggia il trono del governatore. Il pavimento a scacchiera, infine, aumenta il distacco tra il rappresentante del potere e l’ospite. Il gruppo ben schierato dei legionari, aduso a ben altri spettacoli, avanza sorprendentemente meravigliato, ma per niente intimorito dalla bellezza del palazzo sino ad arrivare al trono di Ponzio Pilato attorniato dai suoi pretoriani. grande è la presenza dell’uomo quando depone la sua veste e si cala nell’affabilità del buon pater familias… e così Pilato si alza dal trono andando incontro agli ultimi passi dei suoi legionari fino ad abbracciare Luca terzio. E qui prevale un ritorno di ricordi, di quando si sono incrociate le loro strade in passate battaglie, ovvero di quando Pilato era ancora padrone dell’uso del gladio e non della parola. No, non è un cerimoniale che l’uomo di potere usa nei confronti di un suo sottoposto, è invece una sorta di nostalgia per una vita diversa che lo vedeva sempre intento a prendere decisioni rapide. Ora un problema lo angustiava, gli ebrei gli avevano riportato un uomo per far sì che fosse giustiziato dai romani, ecco non perché fosse giudicato, poiché avevano già deciso di farlo crocifiggere secondo le leggi romane. strano questo improvviso attaccamento alle leggi di Roma, proprio da parte di chi giornaliermente le combatteva, ancora più strano il caso di quest’uomo accusato di aver bestemmiato proclamandosi il Messia. Mille erano le cose che gli balenavano alla mente, e poi quell’oscuro presagio apparso in sogno a sua moglie. Roba da donnicciole, si potrebbe pensare, ma troppe erano le coincidenze, troppo grande era il problema, eppure non si trattava altro che di un ebreo, per giunta nazareno e figlio di falegname. Come avrebbe potuto cambiare la sua vita, il decidere o meno dell’esistenza di questo granello di sabbia contro l’universo? Eppure mille e mille erano i pensieri che lo torturavano… ma forse avrebbe potuto escogitare qualcosa per salvare la vita a quel cocciuto uomo, così indifeso eppure così forte delle sue verità. Sì, lo avrebbe condannato a quaranta frustate e Luca Terzio avrebbe avuto l’onore di adempiere a questo lavoro, unitamente a qualche suo uomo di fiducia. L’idea viene subito riferita al diretto interessato, che immediatamente si ritiene onorato dell’incarico assegnatogli, infatti ora dovrà affidare a sua volta l’alto onore a qualche suo subalterno che lo aiuterà nel supplizio dell’uomo. Si passa alla fase attuativa ed Ennio Trisio, l’amico di sempre, lo aiuterà a svolgere sì alto compito. La notte cala con la frescura di sempre. in quelle aride terre, l’unico momento di vero respiro è quando il sole si decide a non investirle più con i suoi raggi. La luna, questa sera, sembra avere un respiro diverso, ecco questo è il pensiero del guerriero che, deposte le armi, vestito della sua tunica, la guarda dall’alto di una torre del fortilizio della guarnigione. Una strana inquietudine lo assale, sembra quasi non voler accettare l’alto onore concessogli dal supplente di Cesare… Tiberio. Passeggia nervosamente attraverso i camminamenti, spesso incrociandosi con le sentinelle che ordinatamente svolgono il loro servizio, il tempo sembra volersi fermare, il pensiero vola lontano. Cosa avrà mai fatto quell’uomo per avere tanto odio dai suoi stessi conterranei? Questa e altre mille domande gli si pongono in mente e nessuna di esse sembra avere una risposta sicura o sufficientemente valida. L’uomo, questa meravigliosa macchina che gli dei hanno voluto creare, è capace delle cose più nefande e nello stesso tempo più esaltanti. Si arrende dunque all’ineluttabilità del fato che ogni cosa dispone e si avvia per il suo alloggio, posto in fondo alla scalea della torre di guardia, saluta le guardie che gli vengono incontro e va verso il suo letto da soldato. Procolo ha già acceso la lucerna che usa per la notte e con pazienza lo attende sull’uscio, non sia mai che vada a riposare senza essersi assicurato che il suo padrone vada a dormire non preparato per la notte. Luca arriva in camera e, come è ormai d’uso, si leva la tunica e con tutti i coturni si sdraia sul morbido letto. A quel punto, Procolo si alza dal suo posto e va a togliergli i coturni. Prende un bacile nel quale c’è acqua fresca e con essa gli lava i piedi, togliendogli tutta quella polvere di quello strano posto. Fatto ciò, gli augura la notte serena e va a buttarsi nel suo giaciglio. L’inquieto Luca sembra aver ceduto i cattivi pensieri e lentamente si affida a morfeo… il sonno lo assale quasi subito e camminando nel regno delle ombre notturne vede l’uomo che gli si è avvinghiato alla gamba che continua a ripetergli di “non dimenticare, raccogli il suo sangue”. Il sole non tarda ad alzarsi e i pensieri di Luca cominciano a mettersi in fila a ogni barlume di luce che filtra dalla feritoia che è sita sopra il suo letto. Ogni pensiero entra nell’ordine di priorità, ma oggi ce n’è qualcuno in più rispetto agli altri giorni, oggi bisogna flagellare un uomo e questo è un onore che gli ha concesso il governatore Ponzio Pilato in persona. È raro un tale onore e certamente gli sarà utile per la sua carriera militare, quindi bisogna che tutto sia fatto per bene. il buon Procolo già da tempo è in piedi e con solerzia ha già preparato la lorica e lo ha aiutato a indossarla. Oggi bisogna che non gli sia troppo stretta, i muscoli delle braccia dovranno lavorare non poco. Erano anni che non svolgeva questo compito ed erano anni che tale servizio non gli procurava tanti pensieri. in genere aveva sempre delegato altri a tale incombenze, ma oggi era lui a essere investito di tale onore, pertanto avrebbe dovuto impettirsi un po’, ma, niente, oggi il suo polso sembra volersi ribellare. Assorto nei preparativi e nei pensieri, all’improvviso viene distratto dall’entrata di Ennio Trisio, già pronto per il servizio da svolgere. gli dei guidino i tuoi passi, nobile Luca Terzio, il tuo capo centuria è pronto al compito che gli hai assegnato e si ritiene onorato che tu gliel’abbia concesso. Luca sorride all’amico, poi l’ultimo aggiustamento al rosso mantello, e con l’elmo sotto il braccio, gli poggia la mano sulla spalla e con stretta convivialità lo invita a seguirlo… Roma non aspetta. il centro della fortezza vede schierata tutta la legione e altre centurie già in assetto. I due, con passo severo, si avviano verso la scala ad est del grande piazzale.

Sopra di esso tra un colonnato e uno spazio retrostante, c’è uno spazio riservato al governatore e alla sua corte e verso di essi è il passo e il saluto. scortato da due legionari, anzi si direbbe quasi mantenuto in piedi da questi, viene trascinato l’uomo, il bestemmiatore che ha avuto l’ardire di proclamarsi “il messia… il figlio del Dio Vivente”. Colpa gravissima agli occhi dei sacerdoti del tempio, tanto grave da richiederne la morte… Ahi, qual cosa triste è amministrar la fede usando la crudele morte per mantenerla salda nei cuori. Eppure il popolo acclama, la plebe vuole certezze, adora la forza, in special modo se usata sugli altri…mai su se stessa. Ma Roma, nella persona di Pilato, questa volta non intende prestarsi al gioco crudele del sacrificio umano e tramite il governatore, gli infligge la pena delle quaranta frustate per risparmiargli la vita e sperare che tale castigo possa lenire la sete di sangue dell’impaurita casta religiosa. Il passo doloroso della vittima sacrificale, simile a un agnello che ha compreso quale sarà la sua fine, è un trascinarsi per la terra battuta della cavea inferiore. Lo strato di polvere, al suo passaggio, svetta in furiose nuvolette di sabbia, quasi rabbiose per tale triste avventura. La colonna infame è lì vicina, il nazareno è ivi legato, il dorso è pronto per ricevere la punizione di Roma che strano a dirsi sta cercando di offrirgli la sua pietà dandogli la sofferenza. Quanti pensieri viaggiano nella mente di Luca, lo spettacolo lo ha distrutto ma lui sa benissimo che il peggio sta ancora per arrivare. Ennio incurante di tutto sa che oggi guadagnerà il favore dei suoi capi e si prepara con la massima cura a svolgere il suo compito. schiocca il flagello per l’aere, quasi a voler dare la prima nota di questo suono del dolore. Luca è fermo, quasi riluttante a svolgere l’ingrato compito. onore è per lui l’essere stato scelto dal governatore in persona, ma il cuor non regge la mano. Poi all’improvviso vibra quasi per inerzia la prima frustata, ed Ennio lo segue, poi un’altra e un’altra ancora e ancora, ancora. La carne del figlio dell’uomo si strappa, la pelle è oltraggiata, il sangue trova riparo nella terra, quasi a voler fuggire da quel luogo per non sentire le grida di dolore. mai triste giorno era nato prima di quello… mai un giusto era stato così vilipeso da quelli che avrebbero dovuto solo ricambiare tanto amore… trentanove e poi quaranta. Ecco, ora la flagellazione è finita. Ennio, stanco del lavoro fatto, si inorgoglisce e impettisce. Luca, al contrario, con respiro affannoso e madido di sudore, lascia cadere a terra il flagello lordo di sangue del giusto. Due legionari slegano l’uomo dagli anelli della colonna, poi lo afferrano per le braccia e lo portano via, quasi trascinandolo, ma con umana pietà. L’uomo è distrutto e, nell’essere portato via, passa davanti a Luca, incrocia il suo sguardo e sembra volergli dire qualcosa ma le parole non hanno la forza per poter uscire. gli occhi si incrociano… la vittima e il suo carnefice si fissano, l’uno quasi piangente per il male fatto, l’altro, forte del suo amore, non mostra odio, bensì comprensione…e poi via per il suo destino, già scritto, altro dolore è in attesa, prima che il giorno cada. Ecce homo, mani lorde di sangue innocente si lavano inutilmente, la scelta di liberare il nazareno o Barabba, ma è tutto scritto. Isaia ben aveva vergato sul libro dei libri ogni momento di questa giornata e così la profezia fa il suo corso. Immolato sull’altare dell’amore per l’umanità, il Cristo è consegnato alla croce e lì avrà inizio il nuovo patto tra Dio e l’uomo. Finisce la giornata e Luca, inebetito da questi fatti assolutamente al di sopra della sua portata, cerca rifugio nel torrione alto del fortilizio. Strana visione la sua, da un lato tre croci erette sul luogo del teschio detto Golgota e dall’altro la cavea ancora lorda di sangue del giusto. Si scrolla di dosso il dolore che lo pervade e quella strana e incomprensibile inquietudine, scende le scale arrivando a fissare la colonna infame su cui poche ore prima era legato il nazareno. La ghiaia a terra raccoglie e tiene su di sé il suo sangue, quasi fosse gelosa di cederlo a chicchessia. Ecco che in quel momento Luca rammenta quelle frasi sibilline al suo arrivo in Gerusalemme… raccogli il suo sangue… La ratio si ferma, la logica vacilla. Luca si china e raccoglie le piccole pietre ingioiellate dal sangue. Rossi rubini di luce appaiono agli occhi dell’uomo che non sa dare una spiegazione al suo agire, ma che sta trovando la pace in quel piccolo grande gesto. Pietà umana o cosa? il tempo sarà il giudice che darà spiegazione a tutto, ora la cosa importante è riporre quelle pietruzze nella sua borsa e cercare finalmente tregua al suo inspiegabile dolore. Si avvia verso il suo alloggiamento ormai convinti di aver agito nella maniera migliore. A passi calmi, rientra nel suo nido dove cercherà requie per la sua anima. si aspetta che il suo fedele Procolo abbia preparato qualcosa da mangiare per poi donarsi il meritato riposo, ma stranamente la stanza è vuota. Luca a quel punto si versa un buon bicchiere di vino e si sdraia sul triclinio, sta per berne il contenuto quando nota il corpo di Procolo, riverso sul pavimento. Getta la coppa per aria e si cala verso il suo amico, che purtroppo non dà segni di vita, occhi strabuzzati verso l’alto, un rivolo di sangue esce dalla bocca e stona con il cinereo color della carne. Lo scuote e lo chiama, quasi a voler ignorarne la morte, un legionario non bagnerà mai il suo viso con le lacrime, ma questo non è un campo di battaglia, questa è la vita e quel corpo esanime era di un amico fraterno non uno schiavo, ma un uomo libero che sempre aveva avuto come unico impegno curare il suo capo e amico. Lo prende in braccio e con la massima cura lo depone sul letto, a lui dovranno andar onori come si conviene a un cittadino romano. ma la rabbia è tanta, forse quelle frustate date a quell’uomo sono state punite con la morte del suo servitore? Il dubbio lo assale e incalza fino a impadronirsi della sua mente e sfociare nella collera. A quel punto prende la borsa dove aveva custodite le pietruzze col sangue e la scaraventa via… la stranezza di un mondo non è nelle cose visibili, si dice… ma a volte non è così. La borsa cade a terra e le pietre, quasi fossero animate, rotolano sul pavimento sino a formare una croce, subito dopo una grande luce abbaglia l’ambiente circostante. La morte che aveva ghermito l’umile Procolo cede il passo alla luce e l’uomo si alza dal letto, chiedendo al suo padrone cosa fosse successo. Come si fa a parlare, come può un semplice legionario capire e spiegare ciò che è successo, ciò che sta succedendo… i sassolini dopo aver brillato, quasi come avessero compiuto la propria missione, rientrano nella borsa che si allaccia come se una mano invisibile stesse stringendola. Luca cade in ginocchio davanti a quel prodigio e fra le giuste lacrime raccoglie la borsa e ne bacia la pelle, come a volersi far perdonare il pensiero e l’azione commessa. E il tempo porta via questa storia mettendola in tante altre storie. Ormai Luca è diventato un personaggio che oscilla in un tempo indefinito, un eterno viaggiatore immune a ogni male, vittima solo dei suoi ricordi. Il suo tempo di vita mortale è passato, ma la sua ora non è arrivata. Ha visto la vita volar via dai suoi cari e con il dolore che lo distruggeva non ha potuto far altro che seguire quella maledetta benedizione. Quasi una nemesi del destino, lui che aveva dato tante sofferenze all’Agnello sacrificale, ora piangeva del suo mal fatto e nello stesso tempo si adoperava per sanare le mille piaghe di tanta gente che incontrava sul suo cammino. A ogni nuova guarigione, spariva e si trovava in tempi diversi, con usi e costumi sconosciuti ma con la stessa forza del bene che sconfigge il male.