Camorra. Morto boss Mario Fabbrocino

Nell'ambiente criminale era temuto da tutti per la sua ferocia e implacabilità, anche da Carmine Alfieri

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Lo chiamavano il boss “dei due mondi”: e’ morto in ospedale, a Parma, Mario Fabbrocino, ritenuto tra i fondatori della ‘Nuova Famiglia’ e tra i nemici più acerrimi di Raffaele Cutolo. Fabbrocino, malato da tempo, era detenuto in carcere ininterrottamente dal 14 agosto del 2005.

Latitante in Sudamerica: lo scovano in Argentina, a una decina di chilometri da Buenos Aires, il 3 settembre del 1997. Sarà ‘ospite’ nella cella che pochi giorni prima aveva occupato Diego Armando Maradona. Nel 2001 viene estradato in Italia, passando altri quattro anni tra carcere, misura dell’obbligo di firma e un periodo di irreperibilità. Catturato il 14 agosto dalla Dia in una villa a poca distanza dalla sua San Giuseppe Vesuviano, da allora Fabbrocino non era mai più uscito dal carcere.

Nato ad Ottaviano il 5 gennaio 1943 Mario Fabbrocino era considerato l’erede naturale di Carmine Alfieri. Detenuto nel carcere di Terni in 41 bis (regime confermato nel 2007 dalla Cassazione, stante l’attualità del suo ruolo apicale nella Nuova famiglia), pluripregiudicato per droga, associazione mafiosa, porto d’armi, scontava una condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Roberto Cutolo (figlio di Raffaele) e di Salvatore Batti, oltre ad un’altra pendenza per associazione mafiosa, per la quale era sottoposto a misura cautelare in carcere.

Temuto da tutti per la sua ferocia e implacabilità, anche da Carmine Alfieri: «Tra me e Fabbrocino non c’è mai stata una vera alleanza, ma un rapporto di reciproco rispetto e di sostanziale non belligeranza. Il fattore che ci accomunava era l’odio per Raffaele Cutolo. D’altra parte io ho sempre diffidato profondamente del Fabbrocino e sono stato sempre convinto che se egli avesse potuto, non avrebbe esitato ad uccidermi» (estratto da un interrogatorio ad Alfieri del 6 febbraio 1995).

Il boss, tra i vari reati, veniva accusato dai suoi ex-sodali di essere il ‘deus ex machina’ del business-rifiuti nell’area vesuviana. Era, infatti, il 1993 quando il pentito Pasquale Galasso annotava le imprese in rapporti con Mario Fabbrocino, impegnate nella raccolta, nello smaltimento dei rifiuti e nella gestione delle discariche.