Brusciano. 25 Aprile: due manifesti

La storica giornata del 25 Aprile segna la svolta fondativa di un percorso verso la pace e la libertà, la giustizia e la democrazia la cui meta è stata possibile raggiungere con il sacrificio dei tanti che hanno lottato e di tutti quelli che sono morti per sconfiggere il nazifascismo

A Brusciano per il 74esimo Anniversario del “25 Aprile Festa della Liberazione” sono stati affissi due manifesti: quello del Ministero della Difesa e quello dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco, Avv. Giuseppe Montanile.

 

La storica giornata del 25 Aprile del 1945 segna la svolta fondativa di un percorso verso la pace e la libertà, la giustizia e la democrazia la cui meta è stata possibile raggiungere con il sacrificio dei tanti che hanno lottato e di tutti quelli che sono morti per sconfiggere il nazifascismo. Dal 1948 i principi e valori dell’Italia Repubblica sono fissati nella Costituzione, in vigore dal 1° Gennaio 1948, ispirata a quella Lotta di Liberazione che oggi rammemoriamo e riattualizziamo.

Di quel periodo storico c’è anche la testimonianza di alcuni bruscianesi, come raccolte nella ricerca “I bombardamenti del 1943. Il sacrificio di Brusciano” del sociologo Antonio Castaldo, per IESUS , Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali , pubblicata nel 2013, dal Comune di Brusciano con il Sindaco, Avv. Giuseppe Romano, con la collaborazione del periodico “L’Ambasciatore” diretto da Antonio Francesco Martignetti e della “Pro Loco” presieduta da Sebastiano Piccolo. Quanto di seguito riportato è tratto dalla citata ricerca di storia sociale.

All’indomani dell’Armistizio, 8 Settembre, 1943 l’Italia si ritrovò a fare i conti con l’occupante esercito tedesco. Caduto il fascismo, 25 luglio 1943,  il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia impegnato nella Resistenza, riconosce ufficialmente il Primo Governo Bonomi, durato dal 18 giugno 1944 al 12 dicembre 1944,  comprendente il Ministero della Pubblica Istruzione, non più dell’Educazione Nazionale, retto da Guido De Ruggiero (1888-1948) di Giustizia e Libertà antifascista, i cui resti mortali, insieme a quelli dei familiari fra cui il genero , storico del fascismo, Renzo De Felice (1929-1996), giacciono nella cappella gentilizia  De Ruggiero nel Cimitero Comunale di Brusciano .

Con il decreto n. 151 del 25 giugno 1944 questo Governo si impergnò a far eleggere la fine della guerra l’Assemblea Costituente che avrebbe risolto la questione istituzionale, per la Monarchia o la Repubblica, e fatto giurare i ministri a favore della Nazione e non di un  re o un capo personale. Il 2 Giugno 1946 il popolo italiano scelse  la Repubblica.

Nel 1943, almeno una trentina di bruscianesi perirono sotto incursioni e bombardamenti aerei degli anglo-americani, il 30 maggio, il 21 giugno, il 17 settembre il più cruento, che fra gli altri si prese le vite di una mamma, Mellli Addolorata, 36 anni e dei suoi tre bambini Domenico, Salvatore e Rosa di ,13, 4 e 2 anni di età.

Di alcuni militari bruscianesi conosciamo il destino, le scelte e i patimenti subiti dopo l’8 Settembre 1943. Qui riportiamo quattro esempi di testimonianze direttamente raccolte e di dati rilevati dagli archivi comunali e fonti accessibili dal web, tutti ordinati nella già citata ricerca di Antonio Castaldo.

Domenico Travaglino (Brusciano 30.5.1922 – 15.2.2006), antifascista, figlio di antifascista, il Maresciallo di P. S. Francesco Travaglino. Uscito dalla Scuola dei Paracadutisti di Livorno, venne mandato in Africa Settentrionale a combattere gli inglesi al fianco dei tedeschi. Scampato alla cattura tornò a Livorno e dopo l’8 Settembre scelse di combattere i tedeschi in Toscana, Abruzzo e Molise. Nel corso di un combattimento ad Ardenza Mare venne colpito da una scheggia di bomba ad una gamba che in seguito gli fu amputata. Ottenne la decorazione d’argento.  Nella vita civile servì nella Pubblica Amministrazione e si impegnò nella politica locale con i partiti della Sinistra. Domenico Travaglino riposa nel Cimitero Comunale di Brusciano.

Francesco Iannelli (Brusciano 11.8.1922 – Germania 20.1.1945) un soldatino bruscianese di cui fino a pochi anni fa i familiari non sapevano nulla del suo destino in guerra. Finalmente le ricerche di Antonio Castaldo intersecatesi con il lavoro di Roberto Zamboni portarono finalmente ad individuare la morte certa di questo bruscianese avvenuta il 20 gennaio 1945 in un campo di concentramento nei pressi di Amburgo, appena una settimana prima che le truppe dell’Armata Russa abbattessero i cancelli di Auschwitz e dessero inizio alla disfatta dei tedeschi. Angelo Iannelli è sepolto nel Cimitero Italiano d’Onore di Amburgo, Riquadro 4, Fila Z, Tomba 63.

Francesco Ruggiero (Brusciano 3.11.1922 – 23.4.2008) partito per la guerra il 2 febbraio 1942 destinazione Udine poi assegnato alla 232esima Fanteria Bolzano ed infine nell’agosto del 1942 dopo 16 giorni di viaggio si ritrovo in Russia. Dopo una licenza si ritrovò a Treviso e l’8 Settembre nello sbandamento generale pensò di tornare a casa. Tornato a Brusciano, chiamato in caserma spiegò di essersi allontanato per sfuggire dai rastrellamenti tedeschi. Venne messo in servizio di guardia ai depositi militari nel napoletano. Finita la guerra, in tutti gli anni di vita restanti, dopo una cinquantina di volte essere stato presso il Distretto Militare di Napoli non ha mai avuto la soddisfazione del riconoscimento del suo servizio di militare in guerra per la Patria. Da civile ha fatto l’operaio nell’edilizia. E’ morto con la delusione delle irriconoscenti Istituzioni. Francesco Ruggiero riposa nel Cimitero Comunale di Brusciano.

Raffaele Piccolo (Brusciano 23.6.1924 – 19.8.2012) che partito militare il 29 agosto del 1943 si ritrovò a Gorizia quando, senza avere sparato nemmeno un colpo, l’8 Settembre veniva fatto prigioniero dai tedeschi e mandato in un campo di internamento in Polonia. Fece ritorno a casa il 19 ottobre del 1945. Da civile ha fatto l’operaio nell’edilizia e lavorato nei campi.

Luigi Sodano (Brusciano 2.3.1919 – Gallicano Lucca 11.2.1945) Tenente della 1^ Divisione Bersaglieri Italia, Corpo Reparto 1° Rgt., aderente alla RSI. La Repubblica Sociale Italiana, denominazione venne assunta dal regime fascista repubblicano instaurato il 23 settembre 1943 che con il nuovo governo si insediò nei pressi di Salò sul Lago Maggiore, ricopriva le regioni del Centro-Nord ad eccezione del Trentino, dell’Alto Adige della provincia di Belluno, del Friuli e della Venezia Giulia, dell’Istria di fatto annesse al Terzo Reich. A partire dagli scioperi del marzo 1944 si sviluppò una crescente opposizione operaia alla RSI succube dei tedeschi e in azione prevalentemente amministrativa e militare contro l’Esercito Alleato e il Movimento Partigiano. Fino alla spallata conclusiva innescata dall’appello del Comandante Sandro Pertini (1896-1990) alla guida del comando partigiano che liberò Milano  «cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire» qui postatohttp://www.rainews.it/dl/rainews/media/25-aprile-liberazione-Sandro-Pertini-460c51e8-d6af-4e63-8d4f-da2e4a85093d.html.

La Liberazione da allora resta «un patrimonio che appartiene ad un popolo intero che richiede un impegno politico e civile costante » come puntualizzato dal Presidente della

Repubblica, Sergio Mattarella, il quale, incontrando i rappresentanti delle associazioni combattentistiche alla vigilia della Festa della Liberazione, ha esplicitato il suo pensiero affermando  «la vostra testimonianza rappresenta un monito e un argine permanente contro le interessate riscritture della storia.

Un popolo in grado di riscattarsi e riappropriarsi del proprio destino contro un regime nemico dei suoi stessi cittadini: questo è il significato del 25 Aprile. E’ al futuro dell’Italia che dobbiamo guardare e dunque lo sguardo corre ai nostri giovani. La Festa del 25 Aprile ci stimola a riflettere su come il nostro Paese risorse dalle rovine della guerra. Un Nuovo Risorgimento per un Popolo che ha saputo resistere. Tutti conosciamo le gesta dei partigiani, nelle montagne e nelle città, così come l’appoggio dei civili a chi sfuggiva a un destino di morte. Conoscere la tragedia che l’Italia attraversò in quel periodo aiuta a comprendere le tante sofferenze che si consumano alle porte dell’Europa».

Antonio Castaldo