Il giorno dello sforamento dei limiti di sfruttamento delle risorse naturali, Overshoot Day. Il 10 maggio per l’Europa ed il 15 per l’Italia, queste le date in cui può essere considerata esaurita la biocapacità degli ecosistemi di rigenerarsi nell’arco di un anno per continuare a fornire risorse agli abitanti – cibo, legname, capacità di assorbimento del carbonio, terreni dove poter costruire infrastrutture. Quest’anno il nostro continente – che rappresenta solo il 7% della popolazione globale – ha esaurito il budget di natura utilizzabile tre mesi prima in confronto al 2018. Da oggi vivremo a debito, dilapidando il capitale naturale del Pianeta e di fatto, impoverendolo.

A lanciare l’allarme da Sibiu, in Romania, in occasione del Summit informale del Consiglio europeo in cui si discute del futuro dell’Europa, sono Wwf e Global Footprint Network. “L’Overshoot Day dell’Ue costituisce un duro promemoria sul fatto che il consumo dell’Ue sta contribuendo al crollo ecologico e climatico del pianeta”, dice Ester Asin, direttrice dell’Ufficio per le politiche europee del Wwf.

Se tutti seguissero il nostro stile di vita – emettendo la stessa quantità di anidride carbonica, consumando la stessa quantità e tipologia di cibo, depauperando allo stesso ritmo le foreste e occupando la medesima quantità di suolo naturale – servirebbero le risorse di 2,8 Terre per arrivare a fine anno: molto di più delle 1,7 Terre che occorrerebbero globalmente all’umanità, che vive già ben al di sopra delle sue possibilità.

In Europa la popolazione usa il 20% della biocapacità del pianeta. L’impronta ecologica pro capite, cioè l’ammontare di risorse naturali terrestri e marine consumate da ogni cittadino Ue, è la più alta del pianeta insieme a quella degli Stati Uniti.

L’impronta ecologica misura la quantità di suolo e di mare biologicamente produttivi che servirebbero per generare le risorse consumate dalla popolazione – o dal singolo – e assorbire i suoi rifiuti e le sue emissioni. Dal 1961 al 2016 l’impronta ecologica dei 28 Paesi membri della UE è cresciuta, passando da 1,6 a 2,3 ettari globali (gha). L’impronta ecologica media del singolo residente UE è calata negli ultimi anni, dopo un picco nel 2007, ma in gran parte per la crisi economica.

La fotografia allarmante delle condizioni della nostra sfera biologica è stimolo per invitare all’azione singoli e cittadini in difesa delle risorse naturali e rendere l’Europa neutrale nelle emissioni di anidride carbonica prima che sia troppo tardi.

E.I.