CMO, Avv. De Luca: intercettazioni inutili e dispendiose

Il processo contro il Cmo si impantana sulle intercettazioni telefoniche. L’avvocato De Luca del pool che difende l’azienda: "Dodici ‘RIT’ in un processo che essenzialmente riguarda un abuso edilizio non mi è mai capitato di trovarli, neanche in processi riguardanti la criminalità organizzata"

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Continua il processo contro il CMO – Centro Medico Polispecialistico di Torre Annunziata. Il 21 maggio scorso si è svolta la seconda udienza presso il Tribunale oplontino.

 

La vicenda riguarda un presunto abuso edilizio commesso nella struttura del Centro sita in via Roma che avrebbe dovuto ospitare la medicina nucleare, un luogo che si immaginava all’avanguardia e che invece una volta posto sotto sequestro ha rallentato i piani di investimento della società con gravi conseguenze anche sul profilo occupazionale.

L’accusa, quindi, è di aver modificato parti del manufatto in questione attraverso la demolizione di pensiline, spostamento di una cabina elettrica e la trasformazione di un piccolo terrazzo in ufficio. Secondo la procura, ed il suo consulente tecnico Dott. Anacleto Fuschetti, non solo si è verificato un abuso edilizio ma si è ipotizzato anche un abuso d’ufficio.

Otto sono le persone indagate a vario titolo ed iscritte al procedimento: insieme all’amministratore del Cmo Luigi Marulo ci sono anche Francesca Grassi, Antonio Collaro, Marco Di Nastro e Giovanni Balzano. Inoltre, sul banco degli imputati anche tre funzionari dell’UTC di Torre Annunziata: l’Ing. Nunzio Ariano, Gino Di Donna e Franco Sergio.

Nell’ultima udienza, dopo una serie di rinvii per la riscontrata incompatibilità di ben 5 Gip, l’attenzione delle parti si è focalizzata sulle intercettazioni telefoniche – materiale indiziario che per il pubblico ministero Rosa Annunziata dovrebbe provare l’abuso d’ufficio – e la loro trascrizione.

La questione delle intercettazioni è dirimente. L’avvocato De Luca, che insieme all’avv. Abbamonte cura la difesa del Cmo, rilascia dichiarazioni lapidarie: “Per provare l’abuso gli inquirenti hanno svolto intercettazioni telefoniche nei confronti di 12 utenze, tra cui anche soggetti non indagati. Dodici ‘RIT’ – bersagli – in un processo che essenzialmente riguarda un abuso edilizio non mi è mai capitato di trovarli, neanche in processi riguardanti la criminalità organizzata. Per di più da queste intercettazioni non emerge niente che possa essere utile allo svolgimento del processo. Così si perdono solo tempo e soldi”.

L’iter processuale tende insomma a protrarsi nel tempo. La prossima udienza è stata fissata per il 5 giugno prossimo, in tal sede si dovrebbe nominare il perito incaricato per la trascrizione delle intercettazioni. La fase dibattimentale resta per il momento ferma al palo.

E.I.