Pompei: chiedeva pizzo per clan Cesarano, arrestato

In manette Corbelli Francesco di anni 59 incastrato dalle telecamere di videosorveglianza di un'officina meccanica alla quale tentava di estorcere danaro e regali a nome di quelli 'di Ponte Persica'

In data 24.05 u.s., alle prime ore del mattino, personale della Squadra Investigativa del Commissariato di P.S. di Pompei ha eseguito un’Ordinanza di Applicazione di Misura Cautelare Personale in Carcere, emessa

 

dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Corbelli Francesco di anni 59, indagato per il reato di cui agli artt. 110, 81cpv., 56, 629 comma 2 c.p., 416bis. 1 c.p., con l’aggravante del metodo e della finalità camorristica, di cui all’art. 416 bis 1 c.p., poiché commesso da soggetti che si sono avvalsi delle condizioni previste daIl’art. 416 c.p. con conseguente situazione di assoggettamento ed omertà provocata nelle sottoindicate vittime e comunque al fine di agevolare le finalità dell’associazione camorristica denominata “Clan Cesarano” o ”di Ponte Persica“.

L’odierno provvedimento scaturisce da un’articolata attività d’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procure della  Repubblica  di  Napoli, originate  dapprima da un soggetto allo stato non ancora identificato  che tra  i  mesi  di  aprile  e  maggio  dell’anno 2018 si era recato presso  un’officina  meccanica  sedente  in  Pompei,  avanzando  richiesta estorsiva consistente in un regalo di euro 1000 (mille)  per  i  carcerati  di  Ponte  Persica,  poi  in data 17.01.2019 il Corbelli Francesco si presentava, unitamente ad altra persona in corso di identificazione, presso la suddetta  officina  meccanica  ed  intimava  ad  uno  dei  soci  di mantenere fede alla precedente richiesta estorsiao, replicondo “siamo quelli di Ponte Persica voi ci avete promesso un regalo e non è arrivato più, un regalo per la gente di Ponte Persica’, per poi allontanarsi a bordo di autovettura del tipo Renault Scenic.

Immediatamente gli inquirenti, da attività di P.G., identificavano il soggetto autore del reato, acquisendo le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza della predetta officina; da un’attenta visione delle stesse, emergevano elementi utili per l’esatta identificazione del soggetto e I’avvio di successive indagini che portavano alla sua compiuta individuazione.