Il Consiglio d’Europa è preoccupato perché solo “una minima parte delle ecoballe accumulate prima del 2009” in Campania sono state rimosse e “sollecita le autorità italiane ad attuare senza ulteriori ritardi il piano per rimuovere questo tipo di rifiuti“.

Questo è quanto riportato in una valutazione dell’organo esecutivo del Consiglio che ha esaminato quanto

fatto dall’Italia per affrontare i problemi evidenziati dalla Corte di Strasburgo nella condanna del 2012, in seguito al ricorso di 18 cittadini contro lo Stato. La Corte di Strasburgo aveva condannato e multato l’Italia per aver costretto i 18 cittadini del comune di Somma Vesuviana a vivere per mesi tra i rifiuti che si accumulavano sulle strade in seguito all’emergenza tra il 1994 e il 2009. Stando alla sentenza, l’incapacità prolungata delle autorità italiane per risolvere la crisi dei rifiuti in Campania ha violato i diritti umani (violazione dell’articolo 8 riguardante il diritto al rispetto della vita privata e familiare della Convenzione europea dei diritti dell’uomo; violazione dell’articolo 8. riguardante l’obbligo delle autorità d’informare le persone sui rischi potenziali; violazione dell’articolo 13).

Entro il 16 dicembre 2019, l’Italia dovrà fornire informazioni dettagliate sul sistema di smaltimento dei rifiuti inclusa la capacità degli impianti e le strategie a lungo termine per assicurarne l’efficienza, nonché i meccanismi di monitoraggio.

La notizia viene così commentata dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Maria Muscarà e Vincenzo Viglione, che hanno annunciato un’interrogazione alla giunta regionale:

“Meglio tardi che mai. Anche in Europa si sono finalmente accorti che l’operazione di smaltimento delle ecoballe in Campania è fallita. Operazione che ha visto andare in fumo decine di milioni, buona parte dei quali

sottratti a interventi per le bonifiche e l’ottimizzazione del ciclo dei rifiuti. Ora anche il comitato dei ministri dei Consiglio d’Europa ha bacchettato le nostre autorità competenti sulla disastrosa gestione dei rifiuti in Campania. Non è lontana l’eco dello show di Renzi e De Luca a Taverna del Re, quando governatore e allora premier promisero che avrebbero liberato la Campania dalle ecoballe in tre anni. Era il 2016. Ad oggi è stato rimosso appena il 5,6% del totale. A questo ritmo, per rimuovere le oltre 5 milioni di tonnellate restanti serviranno non meno di 49 anni. Mezzo secolo. Ecco cosa lascerà tra un anno De Luca in eredità alla Campania”.

“Un atto – spiegano Muscarà e Viglione – con il quale chiediamo di sapere, a fronte dei prevedibili e biblici ritardi e di una gestione fallimentare dei rifiuti nella nostra regione, cosa è stato fatto ad oggi per dare attuazione al piano 2016 tanto sbandierato da De Luca, che avrebbe dovuto farci uscire dalla procedura di infrazione che costringe ancora oggi l’Italia a pagare una multa di 120mila euro al giorno. Ad oggi non conosciamo il livello di attuazione dei piani d’ambito, né sappiamo a che punto sono i progetti per la realizzazione dei nuovi impianti per il trattamento dell’umido. Così come numerosissimi sono i Comuni in attesa che sia dato un riscontro alle richieste sulle compostiere di comunità. Provvedimenti che avrebbero evitato il timore, che ogni tanto si materializza, di una nuova emergenza, soprattutto in vista della chiusura annunciata di settembre dell’inceneritore di Acerra”.

Ma il vicepresidente della Giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, replica: “In evidente affanno di credibilità del movimento di appartenenza alcuni

consiglieri regionali 5 Stelle alimentano il solito chiacchiericcio sulle ecoballe. Questa volta traggono spunto da un banale documento di un organismo burocratico che non c’entra nulla con l’Unione Europea. Il Consiglio d’Europa, fondato il 5 maggio 1949, conta oggi 47 Stati membri e si occupa di cooperazione europea in materia di diritti umani”.

Resta il fatto che, tra chi cavalca l’onda dei moniti europei e chi invece non riesce a risolvere il problema se non con proclami e propaganda, 5 milioni di tonnellate di rifiuti in formato ‘ecoballa’ ancora giacciono sul territorio campano continuando da un lato ad inquinare e dall’altro a rappresentare un ‘monumento’ a futura memoria.