Venerdì 14 giugno è stato il giorno dello sciopero generale in Brasile contro un presidente di estrema destra, Bolsonaro, salito al potere sei mesi fa e che  all’ordine del giorno della sua agenda politica ha subito messo politiche che il popolo non digerisce:

 

totale impunità per la polizia brasiliana – già assai violenta -, misure razziste, saccheggio dell’Amazzonia e distruzione accelerata dei diritti sociali e dell’istruzione.

Contro le leggi ultra-liberali di questo governo, compreso un attacco contro le pensioni – cosa che ricorda fatti più vicini a noi – i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale. Il Brasile è stato letteralmente paralizzato: dall’alba gli scioperanti hanno

bloccato le strade con pneumatici in fiamme, i trasporti pubblici in alcune città sono stati fermati. Gli eventi sono organizzati in tutto il paese.

Nelle grandi città una folla enorme ha invaso le strade. Queste nuove manifestazioni seguono quelle del 15 e del 30 maggio che hanno portato centinaia di migliaia di brasiliani in piazza per difendere l’istruzione dall’attacco governativo. È stato riferito che un autista pro-Bolsonaro ha fatto

marcia con la sua auto su una folla di scioperanti.

In serata, poi,  le dimostrazioni sono continuate in diverse grandi città e la polizia militare ha caricato più volte per disperdere la folla.

In tutto il mondo la gente si solleva per chiedere giustizia e dignità di fronte a governanti sempre più

autoritari e al servizio dei più ricchi.