I giochi di prestigio del leader leghista

Come se non bastasse, c’è poi la questione nomine europee. Il capo del Carroccio, schierato con il gruppo di Visegrad, boccia la proposta concordata nel G20 di nominare il socialista Timmermans alla testa della Commissione

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Bisogna essere proprio bravi per fare il vuoto assoluto intorno a se stessi. Il Capitano Salvini tanto che ha brigato che alla fine in Europa c’è riuscito. Per lui, supremo sovranista, una bella soddisfazione da sbandierare “urbi et orbi” quella di avere contro la maggior parte dei paesi che formano l’UE. Per noi, cittadini del bel Paese, un problema in più. All’Italia l’Europa è indispensabile, senza se e senza ma, al di là di quello che pensa il capo leghista. Certo, sparare ad alzo zero su tutto o quasi, fare il “bastian contrario” per principio, è un’ottima esca per la stampa. Come ignorare il vice-presidente del Consiglio che “una ne fa e cento ne pensa”? E, allora, giù con dichiarazioni e battute sui social su tutto, dalla politica al costume, dai pettegolezzi alle cose serie.


“Il pubblico – scriveva Oscar Wilde – possiede una insaziabile curiosità, vuole sapere tutto tranne ciò che veramente vale la pena di sapere”. E continuava sostenendo che “Il giornalismo, conscio di questo, affina le sue attitudini mercantili e ne soddisfa le richieste”. L’immigrazione, comunque, è il tema preferito del Matteo padano. Diventa per il Capitano “il problema dei problemi” della nostra Italia. E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Dice di occuparsi da ministro dell’Interno anche di queste difficili problematiche, ma sono “parole” che portano male, fanno paura, non accendono la fantasia scatenando rabbia, intolleranza. Pare che il bel Paese si sia assuefatto a certe società malavitose, certo ne ha paura e proprio per questo non ne vuol sentire parlare.

Il leader del Carroccio deve proprio ringraziare la Capitana Carola Rackete – a suo avviso “sbruffoncella” (senti chi parla!!!) – per aver potuto imbastire il grande copione contro di lei e la Sea Watch 3, la nave dei migranti salvati. Per Salvini, Rackete è “la fuorilegge tedesca che merita il carcere. In ogni caso, siamo pronti ad espellerla”. Sulla vicenda, suo malgrado, dopo le polemiche con la Germania, è stato costretto ad intervenire il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha auspicato “un abbassamento generale dei toni”,  precisando che “la nostra magistratura è di assoluta indipendenza e ho in essa molta fiducia”. Un auspicio dei “toni bassi” che non ci sarà visto il buon boccone che si è trovato per caso ad ingurgitare, con grande soddisfazione, il leader leghista. E quanto gli capita un’altra occasione così ghiotta? Comunque, secondo i Pm, lo stato di necessità per forzare il blocco non c’era perché i naufraghi erano ben assistiti e medicati. Di diverso avviso l’avvocato di Carola Rackete, Alessandro Gamberini, che afferma: “La decisione di attraccare era fondata su una degenerazione sulla nave, lo dicono i report medici e non un’impressione di Carola”. Comunque, per il Capo del Carroccio vale più di ogni altro insegnamento politico questo aforisma di Oscar Wilde: “La moderazione è una cosa fatale. Nulla ha più successo dell’eccesso”.

Sono ritornate in campo le malefatte leghiste, a partire dai 49 milioni di euro truffati allo Stato. C’è anche il ritorno dell’ex sottosegretario Armando Siri e via proseguendo. Ciò è avvenuto per un eccesso di difesa della Lega che pensava di poter cancellare da Facebook le vicende, a dir poco brutte, di cui era stata protagonista. Insomma, una censura preventiva. Una blacklist contenente i “49 milioni di euro”, “Armando Siri”, “Legnano”, “Tanzania”, “diamanti”,  “Trota”. Tutte vicende che non certo onorano l’operato dei sovranisti-perbenisti e moralizzatori della Lega. Meglio per loro lasciare le cose come stavano.

Come se non bastasse, c’è poi la questione nomine europee. Il capo del Carroccio boccia la proposta concordata nel G20 di nominare il socialista Timmermans alla testa della Commissione. Proposta che era stata concordata da Francia, Germania, Olanda e Spagna. Al nostro Paese una soluzione del genere poteva far comodo perché penalizzava i “rigoristi”. Su questa ipotesi, tenuto anche conto dei problemi finanziari italiani, della flat tax e via dicendo, Conte appariva possibilista. Ma doveva, come al solito, fare i conti con il dux Salvini schierato con il gruppo di Visegrad. Niente da fare. In tutte queste vicende delicatissime per il nostro Paese pare che il Capo Politico dei Pentastellati sia in grande confusione. Certo litiga con Salvini, ma poi dai suoi porta poco, se non malcontento e delusioni. Fino a che punto Giggino di Maio resisterà al sovranismo-pigliatutto salviniano?

Elia Fiorillo