Pompei, ordine di sgombero per Casa Borrelli

Gli ospiti ed i lavoratori della struttura: "Crediamo che la volontà di evacuarci forzatamente si ricolleghi al fatto che quest'area è parte integrante del più vasto 'progetto EAV' e che quindi è attenzionata da ben altri interessi"

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Con un’ordinanza emessa ieri, il sindaco di Pompei intima lo sgombero immediato della ‘Casa di riposo Borrelli’. Secondo uno studio – commissionato dall’ente ed effettuato da una società di ingegneria – l’immobile sito in via Lepanto non ha i requisiti antisismici nè le condizioni di sicurezza minime per garantirne l’agibilità. Si fa quindi assoluto divieto di accedere alla struttura fino a quando non saranno eseguiti i lavori

 

di consolidamento e ristrutturazione. Ora è compito della polizia locale, coadiuvata dai servizi sociali, a far rispettare il diktat amministrativo.

Attualmente presso la struttura sono allocati una sessantina di anziani, alcuni dei quali allettati, assistiti da 14 lavoratori dell’Azienda Speciale (Aspide) – da febbraio 2019 interessata da una procedura che prevede la cessazione dell’attività ordinaria – .

Gli ospiti ed i lavoratori già da tempo sono sul chi va là denunciando la volontà da parte dell’amministrazione di voler liberare il fabbricato. La struttura, all’esterno, è infatti tappezzata da striscioni e bandiere che le danno la parvenza di un ‘presidio’. “Nonostante le minacce di sgombero noi ci sentiamo al sicuro e nel giusto”- riferiscono coloro che vivono lo spazio. “Questo immobile è stato donato al comune da un privato per farne esclusivamente luogo di accoglienza per poveri e meno abbienti. Gli anziani per di più pagano una retta mensile per l’ospitalità ed il ricovero. Nell’ultimo anno abbiamo finito pure con un bilancio in attivo, cosa da non sottovalutare, che ci permette di finanziare il servizio di assistenza. Se l’ente dice che quest’immobile non è antisismico e va liberato, bisognerebbe per lo stesso motivo liberare anche tanti edifici della città compresi alcuni grandi plessi scolastici”.

Le preoccupazioni di chi abita ed usa la struttura sono di ben altra natura ed indicano altre motivazioni alla base della scelta del comune di voler sgomberare. “Crediamo che la volontà di evacuarci forzatamente si ricolleghi al fatto che quest’area è parte integrante del più vasto ‘progetto EAV‘ e che quindi è attenzionata da ben altri interessi che non riguardano affatto la sicurezza e l’incolumità pubblica e privata”.

E’ indubbio che ordinare lo sgombero di 60 anziani senza neanche predisporre un’alternativa, seppur temporale, per proseguire il servizio di cura è quantomeno atto ‘supeficiale’. O, meglio, si va allo scontro con un pezzo ‘fragile’ della società – anziani, indigenti, poveri – che andrebbe difeso più che attaccato.

Ora tutte le carte sono sul tavolo. Il muso duro l’amministrazione l’ha svelato con l’ordinanza di sgombero, che da oggi ed in qualsiasi momento può essere eseguita.

Ma è pur vero che in questa vertenza, ormai aperta e non scevra da aspetti reconditi, è in discussione anche l’eticità delle scelte di una classe dirigente degna di questo nome: stare dalla parte dei deboli,

difenderli e non sacrificarli in nome e per conto di interessi più alti, sarebbe segno di umanità ma pure di una svolta decisiva nella produzione di politiche che tutelino la civiltà ed il progresso della comunità e non obbediscano solo ed esclusivamente al dogma dello sviluppo.

E.I.