Pompei: progetto EAV, comitati scrivono al Papa

I Comitati: "Ci rivolgiamo anche a Lei, Santo Padre, perché possa chiedere conto alla Curia di Pompei di questo atteggiamento di distanza verso i tanti fedeli Mariani, e della mancata solidarietà per queste loro gravi preoccupazioni"

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I Comitati No Sottopassi di Pompei scrivono una lettera al Papa, pubblicata di seguito, per bloccare un progetto urbanistico – progetto Eav – che prevede la trasformazione di gran parte dell’area nord della città.

“Santità, Le scriviamo dalla Città di Pompei, simbolo del culto Mariano nel mondo e sede di vestigia di grande valore storico ed archeologico. Città famosa nel mondo, che aspira ad una crescita sociale e morale adeguata alle aspettative dei suoi operosi Cittadini, ma amministrata con modalità non sempre all’altezza del suo valore religioso, storico, sociale, e della bontà della sua popolazione.

Sappiamo quanti problemi e preoccupazioni Lei viva ogni giorno quale Padre della
Cristianità nel Mondo, ma ammiriamo anche la sua grande e instancabile opera di Buon
Pastore, tanto attenta ai problemi dell’Umanità tutta, e di tutte le persone deboli, in ogni
dove.

È per questo motivo che noi ci rivolgiamo a Lei, perché Lei vive nei nostri cuori, La
custodiamo con amore nel posto più bello del nostro animo, rappresenta per tutti un
baluardo di speranza, di fede, di carità infinita, una rassicurante ricchezza interiore che tanta forza ci dà nello scorrere della vita.

Il nostro problema, che Le vogliamo brevemente esporre nello specifico, è quello di non
essere stati consultati nella preparazione del progetto di un importante intervento urbanisticoche avrà un impatto epocale sulla Città di Pompei, sulla nostra vita quotidiana, con disagi,condizionamenti e ripercussioni negative anche e soprattutto sulla nostra vita sociale.

Noi cittadini non siamo stati ascoltati, e soprattutto non siamo stati considerati come
persone, fatte di corpo ed anima, di passioni, di sentimenti, e con tante umane speranze di
veder migliorata la propria qualità di vita da un Opera Pubblica attesa da venticinque anni.
Siamo stati ignorati da quanti hanno elaborato il progetto, redatto a nostra insaputa, negando in questo modo l’etica delle Opere Pubbliche, che sono asservite ai Cittadini e non imposte ad ogni costo alla popolazione.

Il territorio di Pompei è attraversato per tutta la sua estensione da Est ad Ovest dalla ferrovia Circumvesuviana, che pur essendo un valore aggiunto per la Città, rappresenta una barriera fisica che non ha mai permesso ai popolosi e popolari quartieri di Pompei Nord di unirsi completamente al centro Città, ove si svolge la vita sociale così importante per qualsiasi individuo, relegando di fatto tanti cittadini in una periferia mentale e sociale, prima che materiale.

Ma la civilissima, laboriosa e paziente popolazione di questi quartieri, ha da sempre
accettato i disagi derivanti da questa separazione, sempre con la speranza che prima o poi si sarebbero uniti al centro della loro amata Città Mariana.

Un amore mai ricambiato, una speranza mai corrisposta, un sogno sempre negato.
Da venticinque anni, gli Amministratori progettano interventi per cercare di eliminare i
passaggi a livello ferroviari presenti sulla viabilità cittadina, arrivando finanche a prevedere
l’interramento della ferrovia Circumvesuviana, intervento appena realizzato nei fortunati
comuni limitrofi.

Per Pompei invece, l’interramento della ferrovia è stato avviato anni fa, poi bloccato e non
più realizzato unicamente per motivi economici.
Il nuovo progetto presentato, purtroppo, non è il frutto di un benché minimo ascolto dei
cittadini, e non tiene conto delle storiche problematiche della popolazione di Pompei Nord.
Ha abbandonato definitamente l’interramento della ferrovia, per proporre una serie di
assurdi sottopassi veicolari e pedonali, nonché una serie di altri interventi avulsi. Come
quello di intervenire, a loro dire per motivi di sicurezza statica, sulla casa di riposo “Casa
Borrelli” sfrattando gli anziani Ospiti senza certezze per la loro futura ricollocazione.
Una bella realtà di accoglienza per persone deboli e sole, frutto di una caritatevole
donazione privata che da decenni garantisce agli anziani quel calore familiare necessario ad
una loro serena esistenza. Nonché altri interventi avulsi e non ascrivibili agli obiettivi dichiarati dell’opera, interventi finanche sulle pertinenze del Santuario della Beata Vergine di Pompei.

Ancora una volta, e dopo venticinque anni di progetti, la soluzione proposta
dall’Amministrazione è peggiore del problema, non lo risolve, anzi compromette per
sempre il territorio.

I sottopassi previsti dal progetto non sono stati accettati dalla popolazione per tutta una serie di evidenti criticità tecniche, di rischi vari ingenerati e insiti nella assurda scelta operata.

In particolare, per i disagi arrecati alle persone più deboli ed i timori circa l’incolumità personale dei numerosi cittadini che, non avendo altra scelta, sarebbero costretti ad attraversare i sottopassi più volte al giorno per le loro normali attività quotidiane. In particolare, i soggetti più deboli, bambini, donne ed anziani, hanno denunciato una paura reale, forte, fisica, nel dover attraversare più volte al giorno gli anomali, tortuosi, e lunghissimi sottopassi pedonali previsti dal progetto.

Un progetto redatto dall’EAV, Ente gestore della ferrovia e Soggetto Attuatore dello stesso,
un progetto che l’Amministrazione Comunale di Pompei vuole realizzare ad ogni costo
contro la volontà di tanti cittadini, fortemente appoggiata in questo dalle Autorità Religiose
di Pompei, solo perché ne avrebbero vantaggi e giovamento per le loro strutture e per altri
diversi motivi, motivi non di natura spirituale, ma pratici ed economici.

L’Amministrazione sostiene che questo debba avvenire per motivi di sicurezza e di
progresso, ma i Cittadini di Pompei non vedono né sicurezza né progresso nel costringere
donne, anziani e bambini, a percorrere più volte al giorno sottopassi tortuosi e pericolosi per la loro incolumità personale.

E pensiamo che non sia progresso neanche il mettere in atto una tortura psicologica sugli
anziani ospiti di Casa Borrelli, intimando loro più volte uno sfratto senza certa
ricollocazione, e mandando più volte la Polizia Locale a notificare gli atti nelle loro mani
anziane e tremanti. Noi abbiamo un’altra idea di progresso, quella di rispettare e garantire le minime esigenze di mobilità, di sicurezza e di qualità di vita dei cittadini, soprattutto quelli delle fasce sociali più deboli, notoriamente già oberati dai problemi e dai disagi che attengono alla impegnativa vita quotidiana di cittadini di periferia.

Abbiamo scritto al nostro Vescovo ed ottenuto un colloquio, chiedendo che ci aiutasse
intervenendo presso l’Amministrazione Comunale, di cui sembra essere interlocutore
privilegiato, per farci ottenere un reale e corretto ascolto delle nostre necessità, nient’altro
chiediamo o pretendiamo.

Abbiamo ottenuto solo incontri pro-forma, interlocuzioni farsa con il Sindaco ed altri
responsabili del progetto, tesi solo a sbrigare “la pratica” di ascolto della popolazione, ma
senza voler mai recepire effettivamente le motivate istanze dei tanti cittadini.

Cittadini di ogni età o condizione sociale, motivati ed impegnati a proteggersi, che hanno
costituito i comitati civici in calce, che hanno organizzato una raccolta firme che ha già
superato le quattromila adesioni, messo in campo una serie di pacifiche manifestazioni,
attività di comunicazioni mediatiche sui social e sul Web, come postare il video
“Proteggiamo Pompei”, attività tese unicamente ad illustrare il Progetto e le sue criticità,
dato che L’Amministrazione non lo ha mai fatto realmente.

Tutto con la speranza di ottenere quella consultazione dei cittadini che i regolamenti pure
prevedono per le Opere Pubbliche di notevole consistenza ed impatto per il territorio, come
quelle previste dal progetto, obbligo che l’Amministrazione non ha rispettato.

A questo punto ci rivolgiamo anche a Lei, Santo Padre, perché possa chiedere conto alla
Curia di Pompei di questo atteggiamento di distanza verso i tanti fedeli Mariani, e della
mancata solidarietà per queste loro gravi preoccupazioni.

Atteggiamento che contrasta con la missione religiosa di accoglienza ed ascolto delle
preoccupazioni delle fasce più deboli della popolazione, di quei tanti cittadini che nessuno
più è disponibile ad ascoltare, forse perché non hanno più niente da offrire se non la propria umanità, la propria fede, le proprie preghiere, la propria semplice vita onesta e laboriosa. Persone che dedicano la propria esistenza ai valori più sani, che ogni giorno onorano la fede in Cristo praticando l’amore per il prossimo, che difendono anche col proprio lavoro ed altre opere, una civiltà ed una Società che sempre più applica verso di loro la cultura dello scarto tra i figli di Dio.

Società che però ha sempre più bisogno di essere preservata da quelle logiche che oggi
mirano sempre più alla sopraffazione dell’individuo e al profitto ad ogni costo in ogni
umana attività. Una Società che sempre più parla “delle” persone, ma non parla più “con” le persone ed i loro bisogni.

Un caloroso abbraccio in Cristo.”

Pompei lì 18 luglio 2019