Sequestrato in via  preventiva l’impianto eolico di Morcone e Pontelandolfo. L’atto è stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Benevento, dott.ssa Loredana Camerlengo. La misura cautelare è stata disposta dalla Procura della

 

Repubblica, in accoglimento della istanza di sequestro presentata dal vicepresidente nazionale del WWF Italia, Dante Caserta, predisposta dall’avvocato beneventano Maurizio Balletta con il supporto degli attivisti del WWF Sannio.

L’azione del WWF si è innestata sull’indagine eseguita dall’ARPAC (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) che, forse per la prima volta in Italia, è riuscita a misurare esattamente, anche con l’ausilio di strumenti satellitari, la esatta percentuale di habitat illecitamente sottratto, individuando anche significativa perdita di specie floristiche, non segnalate dagli “imprenditori” richiedenti l’autorizzazione né accertate dalle superficiali valutazioni ambientali della Regione Campania. Allegando la documentazione realizzata dall’ARPAC, la situazione è stata segnalata a tre diverse autorità:

  • alla Procura della Repubblica con un esposto in cui, oltre all’accertamento delle responsabilità penali, il WWF ha anche chiesto l’applicazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, sollecitando il sequestro delle quote sociali delle società responsabili dei gravissimi danni all’ambiente ed alla biodiversità, anche a garanzia del danno ambientale da risarcire allo Stato;
  • al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per il tramite del Prefetto di Benevento, a cui è stato espressamente chiesto l’intervento statale, al fine di ottenere l’adozione di provvedimenti statali anche per il ripristino dell’ambiente;
  • alla Commissione Europea, in conseguenza dell’autorizzazione da parte della Regione Campania in contrasto con le Direttive comunitarie sulla tutela degli habitat e sulla valutazione di impatto ambientale, la quale ha già avviato una istruttoria che potrebbe sfociare in una nuova procedura di infrazione contro la Repubblica Italiana.

La vicenda ha una grandissima importanza innanzitutto dal punto di vista tecnico-giuridico, poiché il provvedimento del GIP costituisce una delle prime applicazioni del reato di distruzione o deterioramento di habitat, introdotto in attuazione della Direttiva europea sulla tutela degli habitat mediante il diritto penale.

L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto di produzione di energia elettrica mediante tecnologia eolica è avvenuta con provvedimento della Regione Campania, che la giunta  a guida

De Luca non ha mai bloccato nè approfondito. Il Consiglio Regionale campano, infatti, al momento della concessione a costruire avrebbe omesso non solo la normativa relativa ai PAF (piano di assestamento forestale) ma avrebbe agito anche nel mancato recepimento e applicazione, in sede di pianificazione, della direttiva Habitat dell’Unione europea con la quale andavano perimetrate le zone Natura 2000, le zone a protezione speciale e le Sic. a beneficiare di tale concessione, senza vincoli, la multinazionale E.On Climate & Renewables impegnata in Europa ed in Nord America nella costruzione di parchi eolici ed impianti d produzione energetica da fonti rinnovabili.

La Procura di Benevento nell’ordinanza di sequestro del Parco eolico di Morcone ha sottolineato come risulta compromesso irreversibilmente lo stato di conservazione dell’habitat naturale nel sito protetto “Natura 2000”, senza possibilità di ripristino della situazione ambientale iniziale. Si parla di 35 ettari, con inevitabile impatto su flora e fauna presenti.

L’Oasi era posta a tutela di una piana alluvionale naturale sulla quale è stato creato un invaso artificiale sbarrando il fiume Tammaro. Questo nasce dal massiccio del Matese tra il Sannio e il Molise, attraversa il

territorio collinare beneventano e termina il suo corso nel fiume Calore. L’Area rientra nella RETE NATURA 2000 ed è riconosciuta a livello Europeo, in ragione della presenza di ambienti e specie a forte rischio di conservazione, come SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Alta Valle del Fiume Tammaro” e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) “Invaso del Fiume Tammaro”. Dal 2003 è un Oasi WWF con un estensione di oltre 1000 ettari ricadenti nei Comuni di Morcone e Campolattaro.

E.I.