Torre Annunziata: bombe di camorra, il sindaco condanna

Il sindaco Ascione: "Bisogna assolutamente reagire continuando nell’opera di riqualificazione di aree degradate della città e nella creazione di nuovi posti di lavoro"

913

Nella notte tra l’1 ed il 2 settembre, verso le tre di notte, un forte boato ha squassato il silenzio del quartiere della “Nunziata”, nel centro storico di Torre Annunziata. L’esplosione, causata da una bomba carta, è stata sentita fino a Trecase. L’episodio di matrice criminale per gli inquirenti è ascrivibile alla guerra di camorra che ancora non si placa nella città oplontina.

Nell’esplosione, si ricorda, è rimasto lievemente ferito un ragazzo di 15 anni medicato all’ospedale con una prognosi di 8 giorni. La famiglia che abita nell’appartamento è tutta di persone incensurate.

Di seguito le dichiarazioni del sindaco Vincenzo Ascione che condanna fermamente l’episodio ed invita la comunità tutta a non arrendersi alla barbarie di gruppi criminali che ancora provano a dettare legge nel complesso quanto impoverito tessuto sociale di Torre Annunziata.

ascione osservatorio permanente per la legalità torre annunziata«Ancora un episodio criminale a Torre Annunziata – afferma il primo cittadino -. Colpi di coda di alcuni disperati che non si arrendono di fronte ai duri colpi inferti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura in questi ultimi anni. Ma non bisogna assolutamente abbattersi, non faremo prevalere la barbarie su civiltà e legalità. Bisogna assolutamente reagire continuando nell’opera di riqualificazione di aree degradate della città e nella creazione di nuovi posti di lavoro.

L’attenzione di grandi gruppi imprenditoriali nei confronti di Torre Annunziata, vedi la realizzazione del mega-parco Maximall Pompeii di via Plinio, ci lascia ben sperare per il prossimo futuro. Certo – conclude Ascione -, il ripetersi di questi inqualificabili episodi gettano ombre sulla città, ma contiamo sul lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura affinché al più presto vengano assicurati alla giustizia gli esecutori materiali e i mandanti di tali crimini».

Share