Non si è fatta attendere la risposta degli operai della Whirlpool dopo che, attraverso l’amministratore delegato La Morgia, l’azienda ha annunciato l’avvio della procedura di cessione di ramo d’azienda per lo stabilimento di Napoli.

I lavoratori del sito di via Argine, dopo una infuocata assemblea hanno bloccato l’autostrada Napoli-Pompei-Salerno all’altezza del casello dell’A3: i manifestanti si sono messi al centro dell’arteria ed hanno svolto un sit-in. Considerano un “pacco” la proposta di riconversione e sono decisi a tutto per salvaguardare i 420 posti di lavoro.

“Dopo gli incontri avuti nei mesi scorsi, la decisione unilaterale dell’azienda di avviare la cessione dello stabilimento di via Argine è offensiva nei confronti delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. La procedura ex articolo 47 prevederebbe un confronto tra le parti, ma non è quello che Whirlpool fino ad ora ha mostrato di voler fare. Per noi, l’unico tavolo di confronto è quello al ministero dello Sviluppo economico”. È la dichiarazione di Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom e Rosario Rappa, segretario generale Fiom Napoli.

Ha sede a Lugano la PRS Passive Refrigeration Solutions SA a cui la multinazionale americana ha deciso di cedere lo stabilimento partenopeo con le sue operaie e i suoi operai. Solo che, se si prova a fare ricerche su questa società svizzera non si troverà quasi nulla. Non un sito internet, non uno stabilimento, non un articolo di giornale, nessun riferimento agli azionisti, insomma niente di niente. Il Corriere del Ticino l’ha definita “l’azienda “misteriosa”. E continua fornendo una descrizione impeccabile della società svizzera: “Ma chi sono i misteriosi acquirenti luganesi? Praticamente sconosciuta alle nostre latitudini, la Prs Sa ha sede in corso Elvezia 16 a Lugano, nello stesso stabile dell’Associazione industriale di cui però – spiegano dall’Aiti – non fa parte. In Ticino l’azienda non avrebbe siti produttivi, ma solo una buca delle lettere presso una fiduciaria. Il fondatore – da registro di commercio – è un imprenditore della provincia di Lecco che, nel 2009, vantava alle sue dipendenze solo due addetti.”

Niente di più oscuro e torbibo per gli operai dello stabilimento napoletano, finiti anch’essi nel tritacarne delle vicende industriali italiane. Ma non ci stanno a subire passivamente le decisioni unilaterali e di comodo delle multinazionali ‘vampire’: schiena dritta e lotta autonoma.

Di seguito uno dei comunicati, non ascrivibile a sigle sindacali, circolato sulla pagina fb dei lavoratori Wirlpool dopo la notizia di essere stati ‘venduti’: “La vita di 400 famiglie, uno dei pezzi più importanti della storia operaia della nostra città, sta finendo nelle mani di una società anonima che ha solo una cassetta postale a Lugano, due dipendenti e un brevetto relativo ad una tecnologia per la conservazione dei cibi.

Questa storia già l’abbiamo vista troppe volte. L’abbiamo vista con Eutelia, l’erede della gloriosa Olivetti fallita dopo essere stata ceduta ad un’altra misteriosa società con sede in uno scantinato nella periferia di Londra.

Non serve essere degli esperti di economia aziendale per capire che la cessione di ramo d’azienda è solo un espediente che la Whirlpool sta utilizzando per mascherare un licenziamento collettivo. Dopo aver preso le sovvenzioni dallo Stato dicendo che avrebbero garantito i livelli occupazionali ora gli “americani” scappano a gambe levate.

Non possiamo tollerare tutto ciò. Basta arricchirsi sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Stop immediato alla cessione e se la Whirlpool non desiste nazionalizzazione immediata”.

E.I.