“L’ignoranza dei numeri”, intervista con l’autore Francesco Paolo Oreste

L'incontro è stato organizzato dall’Associazione Achille Basile- Le ali della lettura. A moderare le professoresse Tiziana Esposito e Carmen Matarazzo

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Martedi sera alla libreria Mondadori di Castellammare di Stabia, sita a Via Santa Maria dell’Orto, gestita da Giuseppe Carotenuto, c’ è stata una delle presentazioni del nuovo libro dello scrittore Francesco Paolo Oreste L’ignoranza dei numeri”(editore Baldini+Castoldi). L’incontro con lo scrittore di Torre del Greco (che è anche un rappresentante delle Forze dell’Ordine lavorando in Polizia) è stato organizzato dall’”Associazione Achille Basile- Le ali della lettura” e moderato dalle professoresse Tiziana Esposito Carmen Matarazzo.

Il 46enne autore, che ha in programma altri eventi per la presentazione del suo lavoro letterario, è specializzato in criminologia e ha anche scritto altri romanzi come “Il cortile delle statue silenti”, “Mi sono visto alle spalle che partivo”, “Dieci storie sbagliate. Più una”. Oreste è anche impegnato in numerose attività sul territorio vesuviano per la difesa della legalità.

Il libro ha come sottotitolo “Storie di molti delitti e di poche pene” e si avvale della prefazione dell’illlustre autore Erri De Luca, che ci fornisce una chiave di lettura dello stesso.

La trama del libro, con venature di giallo-noir, narra le vicende dell’ispettore Romeo Giuletti ed è ambientato in una Napoli piena di problemi. Il protagonista è costantemente combattuto dai dilemmi (irrisolti) personali e il suo scopo nella vita è improntato alla ricerca della (pura) verità in ogni campo del vissuto quotidiano. In una Napoli afflitta da tante traversie, in perenne lotta tra il male e il bene, è ora è alle prese con un nuovo caso da risolvere quale quello dell’assassinio di Tatore ‘o Scarrafone, un lestofante che vive ai margini della società con piccoli furti. Nel corso della storia ci sono anche altri personaggi come il fido collaboratore Michele Carotenuto e la sua amata, Rebecca, amore impossibile sempre anelato ma ormai svanito. Il credo dell’ispettore Giulietti, a cui piace pensare e agire in modalità “out of the box”, è quello di schierarsi dalla parte del più debole, di quello che fa i salti mortali per restare a galla in una quotidianità difficile e complessa. Appunto Napoli e dintorni che fanno da contraltare in tutta la narrazione. Visto da fuori, è quasi naturale fare il paragone fra lo scrittore, con le sue esperienze realmente vissute sul campo, e il personaggio principe del romanzo, considerando il lavoro che li accomuna. Alla fine potremmo quasi dire che l’ispettore Giulietti sia alla ricerca dell’anima dell’uomo in ogni sua investigazione, all’essere profondo dello stesso piuttosto che del rigido pragmatismo di numeri e statistiche, di sicuro freddi nell’accezione classica del termine. Talvolta la soluzione è nel fare  invece che in una formula matematica complicata e forse più appariscente, dimostrando quasi “L’ignoranza dei numeri”.

Abbiamo avuto modo di contattare per “il Gazzettino vesuviano” l’autore Francesco Paolo Oreste, che gentilmente si è concesso per parlare delle tematiche del romanzo e farci avere delle riflessione legate ad esso.

Come nasce il plot del romanzo, hai avuto ispirazione da fatti legati alla cronaca?

Una discarica aperta nel parco nazionale del Vesuvio. Un’altra da aprire. E la popolazione in strada a protestare e a lottare per il proprio diritto alla sopravvivenza. Questo il primo “fatto di cronaca”, quello che fa da sfondo alla storia principale, l’indagine sulla morte di un ladruncolo, di Tatore ‘o Scarrafone, uno dei cento Tatore di un quartiere che segna il destino dei Tatore. Un quartiere in cui i destini dei Tatore diventano fatti di cronaca”.

Può il romanzo avere un seguito con un successivo sviluppo?

Il romanzo segue le vicende narrate ne “Il cortile delle statue silenti” . L’ispettore Giulietti e Michele Carotenuto, detto ‘a polemica, hanno cominciato lì il loro viaggio e spero di riuscire ad accompagnarli in una nuova storia”.

Come nasce l’idea del poliziotto Romeo Giulietti con i suoi super poteri? C’è un richiamo con altri personaggi del noir in genere?

Giulietti non ha super poteri. L’ispettore è un uomo come tanti che, anzi, ha un difetto immenso: non lascia andare niente. Non è capace di farsi scorrere addosso le cose che gli accadono o le miserie che vede. L’ispettore Giulietti porta tutto con sé, accumulando un bagaglio di frustrazioni, sensi di colpa e irrisolti di vario genere che popolano i suoi pensieri e perfino i suoi sogni, spesso trasformandoli in incubi. E, quando accade, per difendersi dal buio che lo invade, invece di un martello o di uno scudo, lui usa la poesia, e a volte funziona. Altre no”.

Nel romanzo si parla anche di Napoli come una sorta di Gotham city. Ci sono margini per la redenzione della città e dei personaggi che la popolano?

“Nel romanzo o nella realtà? Perché nel romanzo non può non esserci, perché Giulietti è uomo di speranze, è uno che guarda le cose e le persone per quello che potrebbero essere e non soltanto per quello che sono, è uno che pensa che i Tatore delle palazzine siano dei Romeo Giulietti nati dall’altra parte della città, con la stessa voglia di vivere e con lo stesso diritto a sopravvivere. Nel romanzo la speranza è un dovere. Nella realtà, quando va bene, è un diritto”.

 Il romanzo potrebbe adattarsi ad una fiction?

Il romanzo è una storia che non vuole essere seppellita, sono certo che si adatterebbe a qualsiasi cosa pur di raggiungere il suo scopo”.

Futuri progetti letterari?  

“Ancora Giulietti, almeno un’altra volta. Perché c’è un’altra storia che non riesce a lasciare andare, e perché i sogni di Giulietti continuano a diventare incubi. Insomma, perché c’è ancora bisogno di poesia”.

Ad maiora al nostro Francesco Paolo Oreste!

Domenico Ferraro

 

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