Le buone azioni che possono creare problemi

Solo un italiano su tre dichiarava di aver fiducia nella magistratura. C’è da aggiungere che mentre in Italia un processo in media dura 8 anni, in Germania 8 mesi. Per gli inglesi "una sentenza tardiva è un errore giudiziario per definizione"

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No, quando si tratta di fatti personali, o di cose che sia pur lontanamente ti hanno visto interessato o implicato, meglio lasciar perdere. Meglio non scrivere, né commentare. Se proprio ci tieni a raccontare la tua storia, prova a trovare un intermediario. Un collega che sente il tuo racconto, lo valuta senza emotività e lo riporta sulla carta.

Tutta questa lunga premessa, forse un po’ noiosa, per convincermi che la cosa che mi appresto a fare è «sbagliata» dal punto di vista dell’etica giornalistica. Ma io la faccio lo stesso, come sfogo per quello che mi è capitato.

Mi fu affidato dall’Osservatorio sulla legalità, presieduto dal prof. Giuseppe Acocella, la recensione di un importante libro del magistrato Francesco Caringella dal titolo “10 lezioni sulla giustizia – per cittadini curiosi e perplessi“. Dal lavoro di Caringella escono fuori verità inconfutabili. Ma quella che più colpisce, a parere di chi scrive, è questa: «In una recente indagine demoscopica solo un italiano su tre dichiarava di aver fiducia nella magistratura». Una cifra certo molto bassa che non può che preoccupare. Percentuale però che si giustifica probabilmente tenendo conto dei “tempi” della giustizia nel nostro Paese, dei drammi vissuti da quanti incappano nelle sue maglie per poi vedersi “assolti” parecchi anni dopo l’avvio dell’azione penale. Una “via crucis” interminabile e insopportabile che è già una condanna e che spesso colpisce i cittadini più deboli. Gli altri, i potenti, troppe volte si salvano giocando sulle lacune, sulle lentezze, sui mille problemi della giustizia. C’è da aggiungere che mentre in Italia un processo in media dura 8 anni, in Germania 8 mesi. Per gli inglesi “una sentenza tardiva è un errore giudiziario per definizione“.

Ma veniamo al mio problema. Era pomeriggio inoltrato quando mi arriva una telefonata dalla Banca in cui ho un conto “cointestato” con mia moglie. In quel conto i risparmi di una vita. Soldi già destinati in parte alle nostre due figliole per le necessità delle loro famiglie. Ma un bel giorno – si fa per dire – questi disegni s’interrompono di botto: tutto sequestrato dall’autorità giudiziaria. Si può ben capire lo stato d’animo di chi scrive. Da un momento all’altro ti cambia la vita nelle cose più semplici: non puoi più utilizzare le carte di credito, il Telepass e via proseguendo. Un dramma. E, allora, provi a ricostruire la “nefandezza” che hai commesso.

Eravamo ad una presentazione di un libro il prof. Francesco Mercadante, presidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani, aderente alla Cisl, ed il sottoscritto, referente Cisl nel Sindacato Scrittori. Alla fine della presentazione Francesco, quasi novantenne, mi confessa che hanno arrestato il figlio, amministratore unico della società Novamusa, una struttura creata sull’onda della legge Ronchey, che gestiva i botteghini di parecchie opere d’arte del nostro Paese, ad esempio il teatro grande di Taormina, l’Orecchio di Dionisio e via proseguendo. L’arresto era avvenuto per presunte irregolarità nella gestione dei fondi entrati nelle casse di Novamusa. Mi chiede, quasi piangendo, di aiutarlo io che avevo una lunga esperienza nell’amministrazione di strutture operanti con finanziamenti pubblici. Gli dico di sì, più per affetto che per convinzione. Sapevo che avrei incontrato rogne, ma quando sei lineare nella gestione dei problemi le grane sai come gestirle. Sono stato in carica dal 12 dicembre del 2012 al 18 marzo 2013. Mi dimisi quel giorno, il 18 marzo, perché avevo intuito che Gaetano Mercadante, figlio di Francesco, che io non ho mai conosciuto, liberato dal carcere, stava manovrando dietro le quinte per far dimettere il Collegio dei sindaci. Un’assurdità tenuto conto che quel collegio per anni aveva approvato i bilanci della società.

Per me tutto era finito con quelle dimissioni, invece tutto cominciò da lì. Tutti i fondi miei e di mia moglie sequestrati. Memorie presentate al PM dal mio avvocato puntualmente rigettate, tenuto conto dei rapporti della Guardia di finanza che mi ritiene un soggetto, che in combutta con Gaetano Mercadante, per più anni ha fatto tutto quello che si poteva fare in fatto di illegalità. No, non vale niente la tua storia personale, gli incarichi di responsabilità ricoperti. Peccato che Camilleri è morto. Visto che era amico di Francesco Mercadante poteva pubblicare quel rapporto della Guardia di Finanza di cui accennavo prima. Un vero capolavoro di fantasia.

Elia Fiorillo

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