Castellammare: in villa comunale un viale per il capitano Giovanni Battista Acanfora

Nato a Castellammare di Stabia nel 1911 in via Santa Caterina, la sua storia è un tassello importante della memoria stabiese, in quanto è stato e sarà per sempre un esempio di democrazia e di senso di appartenenza alla patria

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Nella mattinata del 7 novembre l’amministrazione Cimmino ha intitolato un viale della villa comunale all’ufficiale della guardia di finanza Giovanni Battista Acanfora. L’intitolazione è stata fortemente voluta sia dai cittadini sia dalle istituzioni stabiesi, in quanto è il risultato di una raccolta firme.


Le celebrazioni sono avvenute alla presenza del Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, Generale di Brigata Gabriele Failla, e del sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino. Appuntamento alle 10 e 30, orario in cui il vescovo Francesco Alfano ha celebrato la Santa Messa in Concattedrale alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose. Sono poi proseguite alle ore 11 e 45 in villa comunale con la scopertura della lapide.

Una storia esemplare e coraggiosa quella del capitano Giovanni Battista Acanfora: nato a Castellammare di Stabia nel 1911 in via Santa Caterina, ex allievo della scuola militare Nunziatella, frequentò l’Accademia della Guardia di Finanza conseguendo il grado di tenente. Vide con i suoi occhi e combatte la fase della Seconda Guerra Mondiale a Trieste. Lì, dopo la Liberazione, lottò ancora per salvare il porto dall’assalto dei tedeschi presenti in Italia. Dopo qualche mese, fu catturato insieme ai suoi uomini, e fu rinchiuso nella Caserma di Trieste “Campo Marzio”, dalle truppe jugoslave e scomparve presumibilmente nella foiba di Basovizza.

La sua storia è un tassello importante della memoria stabiese, in quanto è stato e sarà per sempre un esempio di democrazia e di senso di appartenenza alla patria.

Ricordiamo, inoltre, che Il 10 febbraio 2015 il nipote Andrea ha ricevuto la medaglia d’onore in memoria del nonno, concessa dal Presidente della Repubblica.

Emanuela Francini