Pomigliano: “China Prosit” di Mario Volpe conquista la platea

Un’ora di dibattito dove i presenti hanno partecipato con entusiasmo colpiti dalle dichiarazioni e rivelazioni di Volpe su una realtà a noi cosi vicina ma in realtà cosi sconosciuta come la Cina

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Venerdì 8 novembre alla libreria Wojtec lo scrittore Mario Volpe ha presentato la sua ultima creatura “China Prosit”, all’incontro sono intervenuti l’assessore al Bilancio e al Commercio di Pomigliano, Vincenzo Caprioli, e l’Editore Salvatore Principe della Diogene Edizioni. Un’ora di dibattito al quale i presenti hanno partecipato con entusiasmo, colpiti dalle dichiarazioni e rivelazioni di Volpe su una realtà a noi cosi vicina ma in realtà cosi sconosciuta come la Cina.


L’autore con questo saggio informativo si discosta dal suo solito genere letterario fondato sulla poesia e il romanzo che l’hanno reso celebre al pubblico. Dalla sua esperienza trentennale d’imprenditore intessuta di rapporti socio-commerciali con la Cina, spinge il lettore ad aprire gli occhi sulle insidie che si celano dietro l’indiscussa e veloce crescita di questo paese.

Con l’aiuto delle testimonianze degli addetti ai lavori specializzati, come spedizionieri doganali, produttori e importatori cinesi incontrati nei suoi soggiorni periodici e nelle fiere di Guangzhou, si delineano le motivazioni storico-politiche e sociali che hanno trasformato nel giro di un quarantennio  questo popolo, sotto regine dittatoriale, nella seconda potenza mondiale. I rapporti che recentemente i popoli occidentali in particolare l’Italia, hanno stretto con “l’Impero Celeste” a causa dell’imperialismo cinese, arrogante e famelico, potrebbero rivelarsi “un brindisi amaro”.

Il libro è una sorta di rivelazione shock sulle capacità e ambizioni del popolo Cinese che sembriamo ignorare, abituati ai loro enormi bazar, inconsapevoli che il radicamento della comunità sinica in Italia e nel commercio abbia in un certo qual senso leso i commercianti locali. Ogni giorno la cronaca ci informa delle nostre imprese, che tartassate dagli alti costi del lavoro e della manodopera è costretta a delocalizzare, aumentando i livelli di disoccupazione. Un paese con una crescita inesistente, dove una classe politica mediocre e incapace da un trentennio non persegue progetti d’investimento volti a risollevare l’economia italiana e che ad oggi è costretta ad inchinarsi alla Cina.

L’autore ha voluto mandare ai lettori un chiaro messaggio, ovvero che affinchè la nuova via della seta diventi un’opportunità e non un baratro per le economie occidentali bisogna conosce bene il fenomeno Cina, senza lasciarlo languire nell’indifferenza.

Cinzia Porcaro