“Il Doriforo da Stabiae – Alla ricerca di un mito”. 

È questo il titolo della conferenza di studi organizzata dall’Archeoclub «Stabiae» in programma venerdì 15 novembre 2019 alle ore 18 presso la Sala Convegni di “UNIMPRESA” di Castellammare di Stabia. Dopo i saluti istituzionali del presidente Archeoclub «Stabiae» Massimo Santaniello, gli interventi d’eccezione saranno del prof. Umberto Pappalardo, dell’Università di Tunisi, ultimo studiosi ad occuparsi del Doriforo stabiano e il dott. Mario Cesarano della Soprintendenza ABAP di Napoli, con una dettagliata relazione sui ritrovamenti archeologici di Piazza Unità d’Italia. 

È il primo appuntamento culturale organizzato dall’Archeoclub stabiese, nato lo scorso luglio, che ha lo scopo di raccontare a cittadini e appassionati la storia del Doriforo stabiano, un imponente statua in marmo, copia romana di un originale greco, che venne trovata lungo il ciglio della collina di Varano a metà degli anni ‘70.

LA STATUA E IL GIALLO 

Il Doriforo è una statua imponente, gemella di quella rinvenuta a Pompei presso la Palestra Sannitica alla metà del ‘700, alta 196 cm e realizzata in marmo pentelico, scoperta nel marzo del 1976 a Castellammare di Stabia da alcuni operai che scavavano le fondamenta di un edificio. Il ritrovamento, come riportarono i giornali dell’epoca, non fu consegnato all’allora Soprintendenza Archeologica della Campania ma finì nelle mani di un antiquario romano, punto di riferimento del mercato clandestino di opere d’arte. Da qui nacque una vera e propria odissea che portò la scultura, alla fine degli anni ‘70, ad essere acquistata dal Museo di Monaco di Baviera, acquisto che però venne scoraggiato non appena circolò la notizia, diffusa tra l’altro da diversi quotidiani italiani, che il reperto risultava trafugato dall’Italia. La statua spunta fuori di nuovo una decina di anni dopo, a metà anni ’80, nella collezione del Minnesota Museum, negli Stati Uniti. Singolare è la circostanza che il pezzo, all’epoca, non presentasse più l’etichetta «proveniente da Stabiae» che riportava in precedenza ma l’indicazione generica «rinvenuto a larga delle acque internazionali del Mediterraneo».

LE IPOTESI

È probabile, come sostenuto da vari studiosi, che la statua adornasse l’abside di un edificio, al centro del pianoro di Varano, destinato a uso ginnasio. Un edificio da tutti associato alla cosiddetta Villa del Pastore, dove venne trovata anche la celebre statua del pastorello. Tuttavia, un esame attento delle piante di età borbonica, con un loro ricollocamento sulla collina di Stabiae – portato avanti dall’archeologo Angelo Mascolo e dagli studiosi Massimo e Stefano Santaniello nel libro «Stabiae la città sepolta» – ha consentito di ipotizzare l’esatta posizione del ginnasio che ospitava il Doriforo stabiano, in quanto perfettamente aderente alla tavola III contenuta nell’opera di Michele Ruggiero che a metà dell’800 ordinò le piante realizzate dagli scavatori borbonici.

«Quello che intendiamo perseguire con questa nostra prima conferenza di studi» ha dichiarato il presidente di Archeoclub «Stabia» Massimo Santaniello «non è solo far conoscere al pubblico una delle testimonianze più grandiose dell’archeologia stabiana, ma allo stesso tempo riaccendere i riflettori su una pagina della nostra storia troppo a lungo lasciata nel dimenticatoio. Per farlo ci avvarremo del supporto di studiosi e storici che per molti decenni si sono occupati del Doriforo, analizzandone gli aspetti stilistici, storici ed iconografici».

 

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