Potrebbe essere il titolo di una romanzo. È una favola, in realtà, che ne contiene due.

La prima è il racconto di un professore di 84 anni, Luigi Quarantiello, morto pochi giorni fa. Questo anziano signore abitava ad Apice, un piccolo paese in provincia di Benevento. Fin qui tutto nella norma. Se non per il fatto che il professore ha lasciato ai suoi parenti una disposizione assai particolare, specie per i tempi in cui viviamo: farsi seppellire assieme a una copia de «Il Mattino»,  il quotidiano che Luigi ha letto per tutta una vita.

La seconda favola, che assume le vesti di un vero e proprio dramma, appartiene a una donna. Il suo nome è Daniela Carrasco. Professione: mimo. Un’artista di strada che è stata trovata impiccata, con addosso segni di tortura e violenza, alla periferia di Santiago del Cile. Aveva appena 36 anni. A denunciare la sua scomparsa è stato il collettivo femminista «Ni una de menos» che in questo caldo autunno cileno ha infiammato le strade della capitale con un’ondata di proteste rivolte contro il regime di Sebastian Pineira per l’aumento del trasporto pubblico. Una brutta storia, una favola nera, che impone alla memoria un doloroso salto nel tempo. Al Cile di Pinochet, ai desaparecidos e a quelle vittime silenziose della dittatura cilena.

Daniela Carrasco, l’artista di strada trovata morta alla periferia di Santiago del Cile.

Immagino cosa vi starete chiedendo, in questo momento. Qual è il filo che lega queste due storie? Quale rapporto può mai avere il desiderio di uno stimato professore di provincia di farsi seppellire col suo quotidiano preferito e le lotte di un’attivista cilena?

La risposta, pur nella sua complessità, è semplice.

La libertà. La libertà di farsi un’idea del mondo, di essere critici, di non abbandonarsi alle convenzioni, di lottare per qualcosa in cui si crede, di non piegare la testa, di non pensare che valga il «principio d’autorità» per cui qualcosa vale solo perché qualcuno l’ha detta e ridetta prima di noi.

Pur se diverse, le storie del professore e del mimo sono accomunate da questo. Dalla ricerca, mai sopita, di trovare e darsi una voce. Un impegno etico che dà senso e sostanza, da sempre, alla condizione dell’essere umano.

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