Castellammare di Stabia, il Mercato della terra per un’alimentazione a km zero

Cimmino: “Questo evento rappresenta una vetrina per il mercato storico di Castellammare, nella quale sono ovviamente esposte le nostre eccellenze culinarie che vantiamo nel mondo"

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“La battaglia di Slow Food è dedicata alla biodiversità agraria. Mangiare prodotti coltivati a mano da un contadino in modo naturale significa mangiare con più gusto, tutelare la tradizione gastronomica dei nostri territori e difendere il nostro ambiente. I contadini sono i custodi dei nostri territori e ci proteggono dai dissesti idrogeologici e dagli incendi” – queste le parole del presidente di Slow Food Costiera sorrentina e Capri, Mauro Avino durante l’evento enogastronomico Mercato della terra, tenutosi dalle ore 9.00 di domenica 15 dicembre presso il mercato in Via Virgilio.

L’iniziativa dedicata al rilancio dei prodotti a km zero e della coltivazione naturale è stata accolta con orgoglio dal primo cittadino di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino che, tra vari assaggi e degustazioni presso gli stand alimentari in compagnia dei cittadini stabiesi, ha dichiarato: “Questo evento rappresenta una vetrina per il mercato storico di Castellammare, nella quale sono ovviamente esposte le nostre eccellenze culinarie che vantiamo nel mondo. Grazie a questa iniziativa proposta da Slow Food i contadini stabiesi possono mettere a disposizione della cittadinanza i loro eccezionali prodotti. È un momento importante declinato al rispetto dell’ambiente, dobbiamo far sì che questo progetto diventi continuo. Ad oggi è diventato un momento di confronto con la cittadinanza, data la grande affluenza: sono contento che gli stabiesi abbiano accolto così bene l’iniziativa. Le nostre eccellenze culinarie sono una delle roccaforti del nostro turismo, nonché vero orgoglio della nostra tradizione gastronomica, basti pensare a un prodotto squisito come il carciofo coltivato in Via Schito”.

Tra i vari stand presenti durante la manifestazione, infatti,  non poteva mancare quello dell’Associazione Violetto di Schito, rappresentata da Pasquale Pane, il quale ha raccontato le origini in cui affonda le radici il prodotto tipico della periferia nord di Castellammare: “Per noi coltivare negli orti di Schito rappresenta una tradizione da tramandare, perché questi carciofi venivano coltivati già ai tempi degli antichi romani. Plinio il Vecchio li includeva per le sue provviste invernali. Un altro prodotto di cui andiamo orgogliosi è il fagiolo canario di Schito, ricco di potassio e che ha numerosi colori grazie ai minerali presenti nel nostro terreno”.

Non solo ortaggi e legumi durante il Mercato della terra ma anche frutta, anzi, marmellata di frutta in vista della presenza dello stand dell’Agriturismo Antico Casale, localizzato ai Colli di San Pietro di Piano Sorrento. Uno dei suoi esponenti, Mario Persico, ha raccontato la lavorazione delle marmellate secondo la loro tradizione casereccia: “Le marmellate sono rigorosamente lavorate a mano e contengono soltanto frutta di stagione. Il processo è completamente manuale e i prodotti sono del tutto naturali, utilizziamo esclusivamente frutta biologica. I frutti grazie a questa coltivazione naturale conservano i loro odori e le loro caratteristiche peculiari, perché vengono raccolti soltanto nel loro periodo di maturazione naturale”.

Ha preso parte all’evento anche il presidente di Legambiente Simone Izzo che, durante un workshop tenutosi sempre nel mercato, ha posto l’accento sull’impegno dell’associazione per la tutela dell’ambiente: “Noi di Legambiente svolgiamo una serie di attività correlate alla situazione climatica critica del nostro territorio, soffermandoci sull’inquinamento marittimo con l’attività di monitoraggio e di catalogazione sull’arenile stabiese. Tale attività la svolgiamo anche nel verde urbano, specialmente sui boschi di Quisisana e sulla Valle dei Mulini. Riteniamo doveroso combattere per un clima migliore, perciò siamo gli organizzatori di un progetto chiamato Change Climate Change, legato a Friday For Future.

I produttori locali sono a rischio, a differenza delle grandi industrie che hanno maggiori fondi per poter prevenire la desertificazioni e altri rischi. – ha spiegato Izzo che poi ha concluso – I prodotti locali dovrebbero essere portati in supermercati o in negozi specializzati, così le persone vedendoli sugli scaffali inizierebbero a valutare alternative alimentari più sane. Il prodotto km zero fa bene sia alla salute dei fruitori sia alla salvaguardia dell’ambiente. Trasportare un prodotto per tanti km favorisce l’emissione di Co2, cosa che non può succedere con un prodotto coltivato a pochi metri da casa”.

Riguardo la questione intorno la scelta dei prodotti destinati al supermercato, il presidente Mauro Avino ha pienamente appoggiato le parole di Simone Izzo ed ha rincarato la dose: “Noi stiamo subendo un’erosione di massa e la perdita di tantissime varietà vegetali ed animali, stiamo perdendo quei prodotti che i nostri nonni erano abituati a mangiare e che ora non troviamo più sugli scaffali dei negozi e dei supermercati. Ciò avviene perché le grandi distribuzioni favoriscono l’agricoltura industriale che opera una selezione estrema di varietà da portare sulle nostre tavole, omettendo prodotti tipici che sono patrimonio della nostra cucina. Vengono favorite solo varietà che possono essere conservate per molto tempo e che possono essere coltivate fuori stagione. L’industria dell’agricoltura non si cura del sapore dei propri prodotti”.

Emanuela Francini

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