Signori se state leggendo questo pezzo, fermatevi un attimo. Sedetevi, mettetevi comodo oppure stendetevi con un bel cuscino sotto ai piedi.

L’annuncio è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi.

Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio Emanuele Filiberto hanno comunicato – urbi et orbi – che la legge salica verrà abolita. Eh già. Dopo mille anni di assoluto strapotere maschile nella linea di successione al trono, spazio finalmente alle donne.

Bello, vero? Inoltre i due esponenti del casato sabaudo hanno tenuto a precisare che in un’epoca segnata dalla parità di genere non ha più alcun senso tenere le donne fuori dalle decisioni di potere e di governo.

Naturalmente i due Savoia si sono prontamente attivati per rendere partecipi di questa svolta «storica» anche le altre dinastie ancora vagamente diffuse in Europa. E quindi ai regnanti di Norvegia, Spagna, Olanda e Inghilterra, per citarne alcuni.

Tutto bello, direte voi. Meno un dettaglio che forse i due sabaudi hanno tralasciato.

I Savoia non sono più una famiglia reale. Non hanno un trono, non hanno una corona, non hanno un potere, né alcuna autorità. E fino a qualche anno fa nemmeno un paese, prima che il nostro parlamento – sempre sollecito nel dar spazio alle cose più irrilevanti possibile – concedesse il rientro nel Belpaese agli esuli Savoia.

Nello scenario storico e politico attuale che due rappresentanti di una ex casata reale stiano lì a lambiccarsi il cervello per risolvere una disputa – quella pertinente cioè alla legge salica alias successione al trono – su un regno e una dinastia che non hanno e non avranno mai, sta lì a dimostrare, anzi a rimarcare, l’assoluta miopia della schiatta sabauda che un regno lo teneva, lo ha miseramente perduto, e che ora sta lì a mettere a punto futuribili strategie per riaverlo o creare quantomeno le condizioni per farlo. Non solo. Ma simili decisioni rafforzano, qualora ce ne fosse bisogno, l’assoluta bontà di quel referendum che più di settant’anni fa ci ha liberato dalla monarchia.

Perché – ed è questo a mio avviso il dato importante di tutta questa grottesca favoletta – la storia non si può cambiare. Si può e si deve studiare, approfondire e rivedere (lì dove possibile). Ma certe cose, certe ferite, certe cicatrici non si può far finta di non averle mai avute.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che dietro i volti lucidati e truccati dei due savoiardi si nasconde e si muove la fisionomia di una dinastia che ha gestito in modo fallimentare il processo postunitario, che ha aperto le braccia alla dittatura mussoliniana, che ha sottoscritto e firmato le leggi razziali, che ha avallato la morte di milioni di italiani in anonimi e tristi campi di Russia o di Germania, che ha contribuito a una guerra civile fratricida di cui portiamo ancora sulle spalle le conseguenze.

E non mi pare che di questo, così come di altro, i due Savoia abbiano mai chiesto scusa. A noi, alle famiglie, ai caduti.

Dunque, cari Savoia, della legge salica, della successione, del trono e di tutte le altre diavolerie da regnanti a noi non interessa nulla. Perché, per ciò che mi riguarda, la legge salica così come il vostro operato da reali fa solo piangere.

Piangere, piangere e ancora piangere.

Angelo Mascolo

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