Tennis, salute e longevità

Tutti i dati pubblicati dal British Journal of Sport Medicine segnalano certamente che fare sport può avere benefici per la salute pubblica

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Tennis, salute e longevità
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Uno studio pluriennale coordinato dalla “Sydney Medical School”, e pubblicato dal British Journal of Sport Medicine, ha dimostrato che fare sport può portare a benefici importanti per la salute pubblica.

I ricercatori hanno osservato un campione di oltre 80.000 tra inglesi e scozzesi adulti con un’età media di 52 anni.

Lo studio è durato ben 9 anni: ogni quattro settimane è stato chiesto ad ogni persona di indicare il tipo di attività fisica svolta.

Tra queste sono state considerate anche le passeggiate, gli hobby, i lavori cosiddetti pesanti e usuranti, etc.

Ma soltanto il 44% di questi ha dichiarato di aver fatto sport con regolarità.

Tra i praticanti gli sport di racchetta (tennis, badminton, squash e altri) si è avuto un rischio di mortalità ridotto del 47% rispetto ai non sportivi. Mentre per il nuoto il rischio era ridotto del 38%, per l’aerobica e la danza del 27%, per il ciclismo del 15%.

Le percentuali relative al rischio minore per cause di morte per problemi cardiovascolari sono state le seguenti: 56% per i tennisti, 41% per i nuotatori, 36% per chi pratica aerobica o danza.

Tutti questi dati segnalano certamente che fare sport può avere benefici per la salute pubblica.



Gli stessi autori dello studio (2016) hanno però presentato anche i limiti dei dati, poiché a causa del tempo limitato di osservazione c’è stata l’impossibilità di registrare nel dettaglio le variazioni di attività.

Ad esempio le attività come la corsa sono state praticate senza una frequenza costante nel tempo, questo perché chi le svolgeva usciva di casa in base alle circostanze (pioggia, vento, tempo mite, differenti stagioni, etc.).

Altre due note da riportare:

– durante il periodo di monitoraggio sono morte oltre 8.700 persone per varie cause e oltre 1.900 per problemi cardiaci o ictus.

– il rischio di mortalità è risultato minore tra gli sportivi, rispetto a chi non svolgeva attività motorie.

Andrea Ippolito

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