Le figlie di Eva e Malalengua. Due appuntamenti al Teatro ad Acerra

Il 12 febbraio con Mariagrazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi e il 20 febbraio con Federico Salvatore

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Due appuntamenti con il Teatro ad Acerra, città ricca di iniziative culturali, che sulle tavole del Teatro Italia ospiterà, prima la piece teatrale “Le figlie di Eva”, il 12 febbraio e poi lo spettacolo “Malalengua” con Federico Salvatore.

Le figlie di Eva

Donne, amore calpestato e vendetta, tre ingredienti da sempre motore di grandi trasformazioni e rivincite.

Un sentimento tradito porta tre donne a mettere da parte il loro antagonismo, l’odio che portano una nei confronti dell’altra, per “punire” colui che le ha usate per realizzare solo i suoi meschini progetti.

E allora, come dice il proverbio, la vendetta va servita come un piatto freddo. E le tre donne, impersonate da Mariagrazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi  la prepareranno con pazienza e dovizia, costruendo una complicità e un’armonia che solo un fine comune riesce a originare.

Lo spregiudicato, uomo politico soccomberà proprio per mano di coloro che aveva considerato semplici pedine in uno sporco gioco di potere. E smacco ancora più grande, perderà di credibilità nel campo in cui si è affermato, la politica, sotto i colpi di un’antagonista bello, possente, intelligente, frutto del lavoro certosino delle tre.

Malalengua

Il 20 febbraio dunque sarà sul palcoscenico ad Acerra il nuovo spettacolo Malalengua, di Federico Salvatore, con il quale l’artista ha debuttato al Trianon a novembre.

Il musicista napoletano, conosciuto da sempre per i suoi primi testi un po’ irriverenti è approdato negli ultimi anni ad un repertorio più impegnato, caratterizzato da profonde riflessioni che prendono spunto dalle mille sfaccettature e della sua città natale.

“Malalingua è un pulcinella smascherato – come lo definisce lo stesso cantautore –  che porta in scena mille è più contraddizioni di Napoli che la rendono unica” al mondo.

Da sempre innamorato della ricca tradizione napoletana, il musicista ha saputo ricrearsi, trasformarsi e dar vita al suo teatro canzone, come lo ama considerare, caratterizzato da un’alternanza di monologhi e canzoni, attraverso le quali si muove la sua satira sociale. Un’analisi attenta e critica della società partenopea, della vita. La riflessione di un’anima  complessa  che sa considerare con  la giusta attenzione le brutture di una città che fa di esse, in ogni caso, alcune delle sue caratteristiche peculiari.

“L’esigenza è quella di portare il brutto di Napoli in maniera bella per prenderne consapevolezza – così si esprime il cantautore – Canto le contraddizioni di Napoli con un sorriso”.

Bianca Di Massa

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