Basta compiti a casa, la petizione

"...gli studenti, fin dalla primaria, si ritrovano a trascorrere giornate intere, fino a tarda sera chini su libri e quaderni, con genitori costretti a svolgere il ruolo, improprio, di insegnanti di complemento e di “aguzzini...”

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Mentre in alcune scuole d’Italia é già partito il progetto sperimentale “MODI”, che prevede la non assegnazione dei compiti, grazie al DS Maurizio Parodi, é nata anche la petizione per abolire i compiti a casa: “Basta compiti”.

E se la Carta internazionale dei diritti dell’infanzia, all’ art 31 recita: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”, così il dirigente scolastico riporta, sul suo profilo facebook, il testo che ha inviato alla Commissione Istruzione della Camera dei Deputati.

C’é da dire inoltre che la scuola italiana detiene un record in Europa: ha il più alto numero di ore di lezione, 990 in un anno, che se abbinate al tempo pieno raggiungono le 1.287 ore.

Una netta e radicale differenza con la Germania a quota 613, la Finlandia con 700 e la Danimarca ferma a 600, le quali si trovano inoltre nelle primi posizioni della classifica dei paesi OCSE.

compiti a casa

Va riportato inoltre che gli ultimi libri del dirigente scolastico Parodi sono i seguenti: “Non ho parole. Analfabetismo funzionale e analfabetismo pedagogico”, edito da Armando, e “Così impari. Per una scuola senza compiti”, edito da Castelvecchi, entrambi nell’anno 2018.

Mentre lo scritto di maggior successo venne pubblicato per la prima volta nel 2012: “Basta compiti! Non è così che si impara“.

Come afferma lo stesso Parodi scrivendo su “il24scuola”: “…il solo libro pubblicato in Italia nel quale siano doviziosamente argomentate le ragioni della proposta di abolizione dei compiti, indicate le possibili alternative e descritti i ‘compiti’ che alla scuola sono affidati (e che la scuola ‘non svolge’)”.

Parodi in virtù della petizione avviata “Basta compiti”, descrive un suo decalogo per la regolazione dei compiti a casa.

Questo per consentire ai bambini di svolgere altre attività formative come musica, teatro, sport, di giocare e di riposare, come anche trascorrere il tempo con la propria famiglia, gli amici, etc.

parodi dirigente scuola

Anche Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista, anni fa dedicò a questo tema un capitolo del suo libro “Sfamiglia“, edito da Einaudi (2009).

Lo stesso Crepet dirà: “Educare è libertà, il resto è addestrare, ammaestrare, indottrinare. Ho deciso di scrivere spinto da un bisogno impellente, comune alle persone di buon senso: la percezione che ciò che stiamo vivendo non sia frutto di errori di percorso o involuzioni impreviste, ma di una straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia, i giovani e le loro culture, ovvero l’intera comunità”.

(Basta compiti a casa, la petizione) Il testo inviato da Parodi alla Commissione Istruzione della Camera dei Deputati

Onorevole……
a nome degli oltre 35 mila firmatari della petizione: “Basta compiti!” (change.org) e dei quasi 14 mila iscritti alla omonima pagina Facebook, chiedo un suo intervento che induca le scuole (dirigenti scolastici, consigli di istituto, collegi dei docenti…) a regolamentare l’assegnazione dei compiti a casa, laddove si ritenga necessario ricorrere a una pratica abbandonata da tempo, per manifesta inadeguatezza didattica, in scuole di eccellenza internazionale; iniziativa tanto più urgente considerata la mole soverchiante di lavoro imposto, fin dai primi anni di scuola, agli studenti italiani e alle loro famiglie (dati Ocse) – basti ricordare che si danno compiti a casa persino ai bambini (6-11 anni) che frequentano scuole a tempo pieno: dopo 8 ore di immobilità forzata in aule più o meno confortevoli e sovraffollate, non è infrequente che si assegnino compiti tutti i giorni, nei weekend e durante le vacanze.

Va detto, al riguardo, che i docenti operano in una situazione di reciproca ignoranza: non si curano di sapere quanto gravoso sia il carico di lavoro complessivo; ciascuno assegna i propri compiti come fossero i soli da svolgere, e gli studenti, fin dalla primaria, si ritrovano a trascorrere giornate intere, fino a tarda sera chini su libri e quaderni, con genitori costretti a svolgere il ruolo, improprio, di insegnanti di complemento e di “aguzzini”.

I docenti che decidano di assegnare i compiti devono esplicitare gli obiettivi che in tal modo ritengano di poter conseguire, e indicare le prove (indicatori, descrittori…) attraverso le quali sia possibile verificare l’efficacia di una pratica pedagogicamente controversa, così da stabilire se sia il modo migliore o l’unico per raggiungere i risultati attesi.

Un intervento di siffatto tenore rientrerebbe nelle prerogative del Parlamento e del Governo, non sarebbe in contrasto con la “libertà di insegnamento” del singolo docente, con l’autonomia delle scuole e neppure con le attribuzioni del dirigente scolastico, e risulterebbe ampiamente legittimato dalla necessità di garantire allo studente il “diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…” sancito dall’art.31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dallo Stato italiano il 27 maggio 1991, con legge n.176.

A titolo non solo esemplificativo, riporto il mio “Regolacompiti”, dichiarandomi fin d’ora disponibile a qualsiasi chiarimento reputasse utile.

Distinti saluti
Maurizio Parodi
Dirigente scolastico

E allora come dice Georgette Gillet-Polis, autrice del saggio “Le principe de précaution chez le bebé”: “Scoprire le capacità dei bambini, riconoscerle e meravigliarsene non è per essi il modo migliore di essere valorizzati?”.

Andrea Ippolito

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