Mentre in alcune scuole d’Italia è già partito il progetto sperimentale “MODI”, che prevede la NON assegnazione dei compiti, grazie al Dirigente scolastico Maurizio Parodi, è nata anche la petizione per abolire i compiti a casa: “Basta compiti”.

La Carta internazionale dei diritti dell’infanzia, all’ art 31 recita: “Gli Stati membri riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…”, così leggiamo dalla petizione online.

Il Dirigente scolastico aveva proposto appunto una petizione indirizzata a genitori, docenti e dirigenti scolastici MIUR, che ha poi superato abbondantemente le 36mila firme.

C’è da aggiungere che la scuola italiana detiene un record in Europa: ha il più alto numero di ore di lezione, 990 in un anno, che se abbinate al tempo pieno raggiungono le 1.287 ore.

Si tratta di una netta e radicale differenza con la Germania a quota 613, la Finlandia con 700 e la Danimarca ferma a 600, le quali si trovano inoltre nelle primi posizioni della classifica dei paesi OCSE.

compiti a casa

Il testo dell’iniziativa di Parodi era anche esplicativo, si chiedeva dunque “che i compiti a casa” fossero “aboliti nella scuola dell’obbligo”, descrivendone i perché:

  • sono inutili: le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando (interrogazioni, verifiche…) hanno durata brevissima: non “insegnano”, non lasciano il “segno”; dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione;
  • sono dannosi: procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio;
  • sono discriminanti: avvantaggiano gli studenti avvantaggiati, quelli che hanno genitori premurosi e istruiti, e penalizzano chi vive in ambienti deprivati, aggravando, anziché “compensare”, l’ingiustizia già sofferta;
  • sono prevaricanti: ledono il “diritto al riposo e allo svago” (sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo) riconosciuto a tutti i lavoratori – e quello scolastico è un lavoro oneroso e spesso alienante: si danno anche nelle classi a tempo pieno, dopo 8 ore di scuola, persino nei week end e “per le vacanze”;
  • sono impropri: costringono i genitori a sostituire i docenti; senza averne le competenze professionali, nel compito più importante, quello di insegnare a imparare (spesso devono sostituire anche i figli, facendo loro i compiti a casa);
  • sono limitanti: lo svolgimento di fondamentali attività formative (che la scuola non offre: musica, sport…), oltre gli orari delle lezioni, che richiedono tempo, energie, impegno, esercizio, sono limitate o impedite dai compiti a casa;
  • sono stressanti: molta parte dei conflitti, dei litigi (le urla, i pianti, le punizioni…) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti; quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente;
  • sono malsani: portare ogni giorno zaini pesantissimi, colmi di quadernoni e libri di testo, è nocivo per la salute, per l’integrità fisica soprattutto dei più piccoli, come dimostrato da numerose ricerche mediche.

Va riportato inoltre che gli ultimi libri del dirigente scolastico sono i seguenti:

  • Non ho parole. Analfabetismo funzionale e analfabetismo pedagogico”, edito da Armando nel 2018,
  • “Così impari. Per una scuola senza compiti”, edito da Castelvecchi, nel 2018;
  • “Basta compiti! Non è così che si impara”, suo libro di maggior successo edito nel 2012.

Parodi in virtù della petizione avviata “Basta compiti”, descriveva un suo decalogo per la regolazione dei compiti a casa. Questo per consentire ai bambini di svolgere altre attività formative come musica, teatro, sport, di giocare e di riposare, come anche trascorrere il tempo con la propria famiglia, gli amici, etc.

parodi dirigente scuola

Anche Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista, anni fa dedicò a questo tema un capitolo del suo libro “Sfamiglia“, edito da Einaudi (2009).

Lo stesso Crepet dirà: “Educare è libertà, il resto è addestrare, ammaestrare, indottrinare. Ho deciso di scrivere spinto da un bisogno impellente, comune alle persone di buon senso: la percezione che ciò che stiamo vivendo non sia frutto di errori di percorso o involuzioni impreviste, ma di una straordinaria mutazione antropologica che coinvolge la famiglia, i giovani e le loro culture, ovvero l’intera comunità”.

(Basta compiti a casa, la petizione) Il testo inviato da Parodi alla Commissione Istruzione della Camera dei Deputati

Onorevole……
a nome degli oltre 35 mila firmatari della petizione: “Basta compiti!” (change.org) e dei quasi 14 mila iscritti alla omonima pagina Facebook, chiedo un suo intervento che induca le scuole (dirigenti scolastici, consigli di istituto, collegi dei docenti…) a regolamentare l’assegnazione dei compiti a casa, laddove si ritenga necessario ricorrere a una pratica abbandonata da tempo, per manifesta inadeguatezza didattica, in scuole di eccellenza internazionale; iniziativa tanto più urgente considerata la mole soverchiante di lavoro imposto, fin dai primi anni di scuola, agli studenti italiani e alle loro famiglie (dati Ocse) – basti ricordare che si danno compiti a casa persino ai bambini (6-11 anni) che frequentano scuole a tempo pieno: dopo 8 ore di immobilità forzata in aule più o meno confortevoli e sovraffollate, non è infrequente che si assegnino compiti tutti i giorni, nei weekend e durante le vacanze.

Va detto, al riguardo, che i docenti operano in una situazione di reciproca ignoranza: non si curano di sapere quanto gravoso sia il carico di lavoro complessivo; ciascuno assegna i propri compiti come fossero i soli da svolgere, e gli studenti, fin dalla primaria, si ritrovano a trascorrere giornate intere, fino a tarda sera chini su libri e quaderni, con genitori costretti a svolgere il ruolo, improprio, di insegnanti di complemento e di “aguzzini”.

I docenti che decidano di assegnare i compiti devono esplicitare gli obiettivi che in tal modo ritengano di poter conseguire, e indicare le prove (indicatori, descrittori…) attraverso le quali sia possibile verificare l’efficacia di una pratica pedagogicamente controversa, così da stabilire se sia il modo migliore o l’unico per raggiungere i risultati attesi.

Un intervento di siffatto tenore rientrerebbe nelle prerogative del Parlamento e del Governo, non sarebbe in contrasto con la “libertà di insegnamento” del singolo docente, con l’autonomia delle scuole e neppure con le attribuzioni del dirigente scolastico, e risulterebbe ampiamente legittimato dalla necessità di garantire allo studente il “diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…” sancito dall’art.31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dallo Stato italiano il 27 maggio 1991, con legge n.176.

A titolo non solo esemplificativo, riporto il mio “Regolacompiti“, dichiarandomi fin d’ora disponibile a qualsiasi chiarimento reputasse utile.

Distinti saluti
Maurizio Parodi
Dirigente scolastico