Nel giugno del 2014 il nostro giornale riportava una notizia di cronaca relativa al ritrovamento del corpo senza vita di Nicola Fortuna, un 52enne di Cercola.

Il cadavere dell’uomo fu rinvenuto fortuitamente da un cercatore di asparagi sul Vesuvio e come riferito in un comunicato emesso dalla Polizia di Stato, gli agenti del commissariato di via Sedivola, guidati dal primo dirigente Paolo Esposito e gli uomini della scientifica effettuarono i rilievi di rito e nelle tasche dei pantaloni dell’uomo rinvennero alcuni certificati medici di una clinica del ravennate.

Nel riportare la notizia il nostro giornale, come altri organi di stampa, riportò di un ricovero in Emilia Romagna dell’uomo che sarebbe stato sofferente di problemi psichici.

Oggi, il fratello del signor Nicola, Giulio Fortuna, che si batte per far riaprire il caso e per far piena luce sulla scomparsa dell’unico fratello che aveva, tiene a precisare che la narrazione dei fatti che gli organi di stampa fecero dell’accaduto non risponderebbe a quanto realmente accaduto.

Il signor Giulio Fortuna, in particolare, tiene a precisare che i certificati medici ritrovati nelle tasche del fratello Nicola erano relativi ad un intervento alla cornea e non come erroneamente riportato per problemi psichici.

Augurandoci che presto venga fatta piena luce su tutta la faccenda, ringraziamo il signor Fortuna per averci inviato quella che lui stesso ha voluto chiamare “La vera storia di Nicola Fortuna”, che riportiamo qui di seguito:

“Il giorno 28 maggio 2014 Nicola Fortuna ebbe un malore e fu chiamato il 118. L’autoambulanza che lo prelevò alla sua casa in Cercola in via Giordano Bruno n. 118 fu smistata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maresca a Torre del Greco. I sanitari lo dimisero dicendo che non aveva niente. Il giorno 30 maggio 2014, dopo due giorni, ebbe un altro malore e volle recarsi di nuovo all’Ospedale Maresca. Questa volta fu ricoverato, ma la sera del ricovero sparì dal reparto in cui era stato messo. Fu ritrovato due giorni dopo sul Vesuvio in una scarpata, con un pigiama addosso che non era suo e le pantofole completamente pulite. Omettendo di fare l’autopsia, limitandosi i sanitari a dire che aveva avuto un arresto cardiaco come cardiopatico, fu sepolto nel cimitero di Torre del Greco all’insaputa dei familiari, in particolare il fratello cieco che lo fece riesumare e trasferire nel cimitero di Cercola il 26 agosto successivo. All’epoca, gli articoli di giornale, parlavano di problemi psichici di Nicola Fortuna, basandosi su dichiarazioni di una cugina maleinformata che aveva parlato degli stessi con i carabinieri. Ma Nicola non era in cura presso il Centro di Igiene Mentale né assumeva psicofarmaci. Non ci risulta alcuna clinica del ravennate dove sarebbe stato ricoverato per problemi psichiatrici, ma un intervento chirurgico ad un occhio proprio a Ravenna. Ancora oggi il fratello superstite, completamente cieco, non si dà pace sulle circostanze misteriose del ritrovamento dell’uomo e della sua morte, a partire dal sospetto di una morte in ospedale per un errore sanitario e il tentativo di far sparire il cadavere e insabbiare il tutto”.

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