Per arginare l’infezione da Covid-19, Napoli scende ancora in campo confermandosi polo d’eccellenza sanitaria e nella ricerca scientifica.

Una nuova sperimentazione partirà dall’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli dove verrà testato l’Eculizumab. Come l’altro farmaco, il Tocilizumab, attualmente sperimentato dall’azienda ospedaliera dei colli in collaborazione con il Pascale, l’Eculizumab è un anticorpo monoclonale, prodotto con la tecnologia del DNA ricombinante e si comporta come una diga molecolare dinanzi alla cascata di reazioni chimiche che presiedono l’infiammazione scatenata dal Covid-19, nella battaglia tra sistema immunitario e coronavirus.



I primi risultati dello studio saranno pubblicati nei prossimi giorni sulle riviste accreditate del settore e vantano la firma in calce di tre primari dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli: Francesco Diurno, primario di Terapia intensiva, Fabio Numis, primario di Medicina d’Urgenza e Gaetano Facchini, primario di Oncologia e ricercatore neoacquisto dal Pascale.

Dai dati finora raccolti si sa che il virus invade l’organismo umano attaccando le cellule del sistema respiratorio e scalfendone le difese. Ad esso si associa un processo infiammatorio il cui esito è la distruzione del tessuto polmonare che, reso incapace di svolgere la sua funzione respiratoria, conduce il paziente alla morte. Accanto a tutto ciò si aggiunge spesso un danno vascolare che va ad inficiare altri organi, cuore compreso.

“Il nostro protocollo – avverte Francesco Diurno– lo abbiamo messo a punto sulla scorta delle osservazioni di un amico neurologo che mi parlò di questa molecola impiegata in due sindromi tre, la emolitico-uremica atipica e l’emoglobinuria parossistica notturna. Poiché agisce sull’infiammazione abbiamo pensato che potesse funzionare. Abbiamo abbinato anche gli anticoagulanti per prevenire la trombosi che accompagna spesso l’infezione.
Già dai primi casi trattati a metà marzo, ci ha meravigliato vedere che alcuni pazienti con una condizione polmonare compromessa presentavano meno difficoltà respiratorie – prosegue il professor Francesco Diurno – tutti questi pazienti presentavano resistenze del circolo polmonare elevate. Abbiamo ipotizzato, allora, che tale fenomeno fosse legato ad un interessamento del sistema circolatorio periferico polmonare e non solo. Anche se siamo solo alle primissime fasi, i risultati sono più che incoraggianti”.



La sperimentazione portata avanti dai 4 ospedali dell’Asl Napoli 2 anticipa la ricerca in corso a Boston, ma mentre in America il trattamento è previsto solo per i pazienti non intubati , a Pozzuoli sono stati già trattati malati in rianimazione. 23 i casi sinora trattati, tutti in rapido miglioramento di cui 2 usciti dalla terapia intensiva e trasferiti nel reparto di degenza ordinaria.

Il trattamento prevede la somministrazione di 3 fiale a settimane per un massimo di un mese e può costare fino a 73mila euro. La casa farmaceutica sta attualmente sostenendo gratuitamente la ricerca e la sperimentazione.

“Ovviamente siamo solo agli inizi – spiega Gaetano Facchini – ma i risultati ci paiono molto interessanti. L’approccio terapeutico di Boston è stato messo a punto lo scorso 11 marzo con uno studio effettuato su due pazienti. Attualmente, la nostra realtà è quella che sta esaminando la casistica più numerosa al mondo. Siamo molto fiduciosi”.




“Stiamo lavorando all’unisono – conclude il primario Fabio Numis – in tutti e quattro gli ospedali dell’Asl Napoli 2 Nord. L’impatto con questa patologia è stato duro perché tutto era nuovo, tutti noi abbiamo avviato un lavoro di confronto e collaborazione. Questo approccio ci sta dando buoni frutti perché ci sta permettendo di sviluppare approcci terapeutici originali, a partire dalla clinica. Le ricerche su questi farmaci nascono esattamente da questo modo di lavorare”.

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